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Filastrocche inspiegabili PDF Stampa E-mail
giovedì 11 ottobre 2007 18:43

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“Non è possibile! Deve per forza esserci un errore nella sequenza finale dei dati …” Il professor Saputelli si aggiustò gli occhiali sul naso, in un gesto che faceva sempre quando non riusciva a spiegarsi qualcosa. Gli altri scienziati del gruppo di ricerca si avvicinarono allo schermo del supercalcolatore per osservare cosa stava turbando a questo modo il professore.

Nel centro del video, su uno sfondo colorato d’azzurro, si leggevano delle scritte in stampatello:

 

IL GALLO OGNI MATTINA SI ESIBISCE IN UNA CANTATINA,
PER SALUTARE IL SOLE GIALLO CHE GIOISCE AL CANTO DEL GALLO.

 

Per un lungo momento il silenzio riuscì a trattenersi nel laboratorio, passando sulle scrivanie ingombre da fogli pieni di calcoli misteriosi e bizzarri disegni, fino a quando il Dottor Capisco lo mandò a rintanarsi dietro i pannelli dei cavi elettrici “Potrebbe essere un’interferenza con qualche telefono satellitare…” “No!” ruggì il professor Saputelli, facendo scappare il silenzio anche da dietro i pannelli dei cavi. “Sono certo che si tratta d’un atto di sabotaggio. Sono mesi che lavoriamo a questo progetto e qualcuno, non so ancora come, è riuscito a manometterlo” “Suvvia professore, forse abbiamo voluto spingerci troppo in là” azzardò il Dottor Modestini, “Creare un programma in grado di far ragionare le macchine… che presunzione!” Il professor Saputelli, tutto rosso in faccia, stava per rispondere per le rime a questa nuova provocazione, quando sentì un trillo provenire dalla tasca del camice bianco. “Chi è?” disse premendo un pulsante del telefonino. Una voce da bambinetto, che a malapena riusciva a scandire le parole più lunghe, rispose: “Cosa stai facendo papà? Perché sei così arrabbiato?” “Non ho tempo per spiegarti adesso... “ farfugliò abbassando notevolmente il volume della voce. "Torna a giocare con le tue automobiline che il papà deve lavorare". “Ma papà” prese a lamentarsi il bambino “è tutto il giorno che gioco da solo, raccontami almeno una favola! Anche prima mi hai risposto così!” Il Professor Saputelli già non gli prestava più attenzione. La testa china sulla scrivania, la mano che muoveva nervosamente una matita, si stava accingendo a ripetere tutti i calcoli per l’ennesima volta.

Tempo dopo il silenzio decise di trasferirsi definitivamente in un altro quartiere, tanto era lo strepitio provocato dal Dottor Saputelli. Lo schermo del supercalcolatore, questa volta su un bello sfondo rosa, mostrava beffardamente queste poche frasi in corsivo:

 

Un grasso signore di Rovato aveva una passione per il gelato,quando fu invitato per uno spuntino dal suo enorme amico di Soncino,si chiese un po’ preoccupato,“dovrò portare il vino oppure il gelato?”

Quel mangione del signore di Rovato.

 

“Che gli piglia a questo mucchio di circuiti arrugginiti … Io gli chiedo di risolvere i miei problemi, sono ore che imposto domande di fisica, di astrofisica e di geofisica e lui continua a rispondermi con queste frasi senza senso. Altro che intelligenza artificiale, ho creato la macchina della stupidità, come se non ve ne fosse già abbastanza di quella umana.”

Non appena ebbe finito di parlare, come una lampadina quando si fulmina, lo schermo del supercalcolatore emise una vampa luminosa e poi si spense. I dottori del laboratorio si strinsero attorno alla macchina, per tentare di riavviarla, ma non vi fu nulla da fare. Lo schermo continuava a rimanere ostinatamente nero. Brontolando il professor Saputelli uscì dal laboratorio sbattendo la porta, sotto lo sguardo preoccupato dei suoi assistenti.

 

Quella sera, per la prima volta dopo mesi, la signora Matilde Saputelli, vide rincasare a un’ora decente il marito. Da quando aveva cominciato a lavorare per il nuovo progetto lo aveva sempre sentito rientrare a notte fonda.

“Oggi è proprio una giornata no”, disse sistemando il soprabito sull’attaccapanni. “Non preoccuparti caro, vedrai che riuscirai a sistemare tutto domani” replicò la signora Matilde, ringraziando però in cuor suo l’intoppo responsabile di questo cambio di routine.

La famiglia, finalmente al completo, mangiò di buon appetito lasagne alla marinara e polpette di riso, specialità indiscusse della signora Saputelli. Rincuorato dal buon pasto, dalle sguaiataggini di suo figlio e dalle premure della moglie, l’umore del professore passò dal nero al grigio, poi divenne sempre più azzurro fino a rasserenarsi del tutto. Dopo aver aiutato la sua signora a rassettare la cucina, si offrì addirittura d’accompagnare in camera il bambino per prepararsi alla nanna. “Allora papà, adesso che hai un po’ di tempo, puoi raccontarmi una filastrocca? Gli chiese il figlio con la testa ancora infilata dentro la manica del pigiama.

Il Professor Saputelli a quelle parole rimase come folgorato. Poi, senza alcun apparente motivo si mise a ridere di gusto. Mezze soffocate dalle risa il piccolo riuscì a distinguere soltanto alcune parole: “…funziona… altro che se funziona! Sta cercando di risolvere il problema più importante!”

Poi, con voce più sollevata cominciò:

 

IL GALLO OGNI MATTINA...

 

(dedicata ai papà che non hanno mai tempo)

 

Luigi Larocchi

 

 
Ultimo aggiornamento ( martedì 16 ottobre 2007 01:37 )
 

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