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Ogni terra è la nostra terra PDF Stampa E-mail
giovedì 01 marzo 2007 18:41

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“Anche nella vita più contemplativa il legame col mondo non può essere reciso”. Lo dice la monaca carmelitana Edith Stein. “Più si è sprofondati in Dio, continua , più si deve uscire da sé ed entrare nel mondo per portarvi la vita divina.” (cit. in W. Herbstrith, La mistica della croce, ed. Città Nuova, pg. 22). E allora, chi, come noi, ha scelto uno stato di vita laicale, radicato in una famiglia, nella città, nella piazza, come dovrà considerare il suo abitare nel mondo? Il mondo è la nostra terra promessa. Dio ci ha introdotti in essa, come ha fatto con Israele. La nostra terra non è un altro mondo, ma una porzione della nostra stessa terra: quella fatta di alberi e di case, quella dove si nasce, si vive e si lavora, dove si impara, si cresce e ci si diverte, la terra dove ci si innamora, si fatica e si diventa amici. E’ la nostra terra, il nostro mondo, il nostro “ambiente”. Nessuno di noi, in quanto persona fatta di anima e corpo, potrebbe vivere fuori da un luogo di vita concreto in cui si intrecciano trame di rapporti, idee e modi di risolvere i problemi che ci condizionano e ci determinano, nel bene e nel male.  Ma c’è una dolorosa evidenza: la maggior parte degli ambienti in cui viviamo, invece di salvaguardarci e portarci a maturazione, ci condiziona negativamente fino a costringerci a vivere al di fuori di noi stessi. Uno tra i più originali interpreti della società contemporanea, Zygmunt Bauman, ci descrive come uomini soli, in ansia cronica, ipercompetitivi e usa un’immagine molto efficace, per esprimere il nostro modo di vivere l’ambiente sociale. Tutti noi stiamo viaggiando come su uno stesso aereo, ma senza sapere chi sta seduto nella cabina del pilota (ammesso che ci sia qualcuno). I rassicuranti messaggi trasmessi dagli altoparlanti potrebbero essere stati registrati chissà quando, in luoghi che non vedremo mai da persone che non incontreremo mai. Non possiamo neanche sapere con certezza verso quale aeroporto siamo diretti e ancor meno dove alla fine atterreremo.  “ E  non abbiamo la minima idea di cosa le persone come noi, i passeggeri di un aereo, possano fare singolarmente o in gruppo per influenzare, modificare o migliorare questa situazione, e in particolare la rotta dell’aeroplano in cui siamo tutti bloccati…” (Bauman, La società sotto assedio, Editori Laterza).

Forse è per questo che tante volte lo sentiamo così scomodo questo ambiente, così poco nostro, da non avere nessuna voglia di entrarci. Chi è al comando di quelle trame di idee e delle mode imperanti che costituiscono il sangue di quel corpo che chiamiamo società? Non è solo più comodo, ma spesso può sembrare anche ragionevole rifugiarci nelle nostre case e perfino nelle nostre comunità come in rassicuranti nidi, al riparo dal mondo. Ma anche quando l’ambiente fosse del tutto negativo, la soluzione non è mai vivere fuori dall’ambiente, sarebbe solo una scelta di alienazione. Osservare e denunciare con lucidità tutti i mali dell’ambiente sociale dal di fuori non basta ed è perfino odioso: anche lo spettatore ha la sua colpa e , se non agisce, diventa indirettamente complice del male. Nessuno di noi fa fatica a identificarsi nella situazione dei passeggeri di quell’aereo, ma questo non ci costringe a pensare che non si possa fare nulla per migliorare la situazione. Tanto più se siamo cristiani. Come con Israele, Dio vuol fare una storia nuova con noi, su un aereo di cui conosciamo bene il Pilota e ci permette di sbarcare, giunti alla  meta, da uomini liberi e non da stranieri. Non possiamo starcene rintanati in comunità: il mondo è nostro, l’ambiente sociale è nostro, purché vi portiamo il divino. Natale: il nostro Dio ha lasciato la pace straordinaria della relazione trinitaria per venire ad abitare tra noi. E ci insegna che la Chiesa ha un modo del tutto originale di pensare il mondo e l’ambiente. Come Gesù non si è accontentato di sfiorare la storia dell’uomo rimanendo fuori dal mondo, così la Chiesa non si deve mai concepire come un ambiente accanto ad altri ambienti, ma come l’ambiente nuovo che si costruisce dentro tutti gli altri ambienti, risanandoli. Anche quando essa si esprime in ambiti più propri, lo fa per raggiungere uno scopo preciso: aiutare i cristiani a vivere dentro gli altri ambienti. Compito dei cristiani è sempre essere “dentro” e non “a fianco”. Dentro, attraverso la lotta, quando è necessario, ma anche con grande simpatia, condivisione gioiosa, creatività, provocazione… Cristo grida dentro di noi che nulla di quanto è umano può esserci estraneo. L’estraneità è vinta dallo sguardo di Dio che si prende cura di ogni uomo là dove questi vive e lavora. La vera estraneità è vinta quando ci percepiamo, tutti, sotto questo sguardo. E allora ogni terra è la nostra terra.

 

Lella Tomasini

 
Ultimo aggiornamento ( giovedì 08 marzo 2007 09:28 )
 

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