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Quattro interessanti citazioni sull’obbedienza PDF Stampa E-mail
lunedì 07 luglio 2008 13:28

1. Salvatore Natoli: “Nel modello classico di libertà la caratteristica principale di essa è data dal fatto che il soggetto era completamente titolare dell’azione nel senso che poteva sempre scegliere liberamente, ossia senza una costrizione nel suo agire. Ma  il soggetto non poteva scegliere che il bene divenisse male, e che il male divenisse bene. Con la soggettivazione c’è stata una sorta di mutazione del concetto di libertà che si e` scoperto essere non più il puro poter decidere fra il bene e il male, ma il decidere che cos’è il bene e che cos’è il male”.

Il filosofo mette in luce la radice di tutte le difficoltà dell’uomo moderno relative all’obbedienza. Una volta che l’individuo si pone come Assoluto e si sente autorizzato non a scegliere tra il bene e il male, ma a decidere che cosa sono bene e male, non c’è più niente a cui obbedire, perché ha tolto di mezzo l’altro, o meglio, l’Altro cui obbedire. Noi invece riconosciamo che Cristo è il centro dell’universo e della persona. Lui è il perno della nostra vita, unico criterio fermo di obbedienza, a partire dal quale il male è male e il bene è bene. Questo significa che noi vogliamo obbedire a Cristo e obbedire in Cristo. Non eseguire dei comandi, fare quello che altri impongono, ma, obbedendo ad altri, “ascoltare ciò che lo Spirito dice” (Ap. 2,7). E lo Spirito, si sa, soffia e spinge al largo...

2. Saint-Exupery: “Se vuoi costruire una barca, non radunare insieme delle persone per procurare la legna, preparare gli attrezzi, distribuire i compiti e organizzare il lavoro, ma piuttosto risveglia in esse la nostalgia per il mare aperto e infinito”.

E a me vien voglia di tradurre: “Se vuoi costruire un Movimento, non radunare assieme delle persone per fare riunioni, dettare programmi morali, distribuire i compiti e organizzare il lavoro, ma piuttosto risveglia in loro la nostalgia dell’incontro con Cristo vivo”.

Senza questa nostalgia, non nasce alcuna comunione vera. Potremmo al massimo mettere insieme delle convivenze ordinate e forse anche moralmente ineccepibili, ma senz’anima e rigide, destinate a morire in fretta…altro che Movimento. Solo la nostalgia per il mare aperto e infinito può destare in noi il desiderio e la decisione di muoverci, di uscire da noi stessi e dal già conosciuto, per avventurarci nel mondo. Tutti noi, se siamo appena un po’ vivi, siamo disposti a seguire qualcuno e ad obbedire, solo se ne vale la pena, solo in seguito ad una promessa che spalanca il nostro essere. Nella vita delle nostre comunità questo punto di partenza ci porta ad interrogarci sul modo di chiedere e di dare o non dare obbedienza. Mette in questione i responsabili, prima di tutto…

3. Emmanuel Mounier: “L'educazione non ha il compito di fare, ma di suscitare persone: per definizione una persona si suscita con un appello e non si fabbrica con l'addestramento”.

Si chiede obbedienza per preparare progressivamente la persona all'uso della libertà e al senso delle sue responsabilità, non la si isterilisce piegandola a pensare mediante delega e ad agire per parola d'ordine.

4. Dietrich Bonhoeffer: “L’obbedienza senza libertà è schiavitù. La libertà senza obbedienza è arbitrio”

Nessuno può decidere di obbedire, a prescindere dalla propria coscienza, l’obbedienza è buona se alla sua radice sta  un atto di libertà e di adesione convinta, fondata su ragioni che il cuore comprende e approva. Ma, una volta che hai scelto liberamente di aderire a un percorso, devi avere il coraggio della totalità e della radicalità, sempre in ordine alla scelta iniziale della coscienza. Stabilito un patto di alleanza devi esservi fedele, a qualunque costo, sempre.

Lella Tomasini

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 06 agosto 2008 07:05 )
 

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