Home Articoli Parole del MEC L'ambiente... scuola
L'ambiente... scuola PDF Stampa E-mail
venerdì 20 luglio 2007 16:49

Image

 

Parole come semi, dicevamo spiegando il senso di quest’ultima pagina. Cioè parole importanti della nostra storia seminate nelle nostre anime come fossero prati da coltivare.

Da quale parola ci stiamo lasciando segnare in questi giorni?

Sapresti rispondere subito? Bene, vuol dire che stai camminando.

E’ la parola ambiente.

Vogliamo vivere un cristianesimo incarnato, capace di fare i conti con la realtà tutta: quella della nostra famiglia, del nostro lavoro, della società e della politica. La mistica, insomma, non è cosa da pie donne intimorite dal mondo. La mistica attraversa tutte le pieghe della realtà, non ha paura di nessun angolo della materia e non teme di sporcarsi le mani con la carne. A noi interessa il mondo. Noi vogliamo prolungare l’incarnazione di Cristo nel nostro mondo.

In questi giorni (mentre scrivo siamo alla fine di maggio) si fa un gran parlare della scuola, l’ambiente educativo per eccellenza, insieme alla famiglia. Ma se ne parla solo per mettere in piazza le sue debolezze e i suoi squallori. I giornalisti vanno a caccia degli episodi più crudeli di bullismo consumati nelle classi a spese di compagni deboli o di prof  più deboli ancora, cercano testimonianze di ragazzi malati di voyeurismo diffuso attraverso i telefonini o via Internet, e poi improvvisazioni di spogliarelli notturni davanti al portone della scuola, e poi isterismi collettivi scatenati da orchi più o meno fantomatici che si aggirano per le scuole materne, eccetera…

Tutti fenomeni veri o quasi tutti veri. Forse.

Ma perché vedere solo questo? E poi, perché lasciar macerare lo squallore di “questa” scuola  nel moralismo sterile o, peggio, nelle risate volgari e beote?

Ho sfogliato un libretto presentato da Repubblica come “una raccolta da leggere, per rivivere la spensieratezza della scuola o per solidarizzare, da adulti, con questi poveri professori”. L’autore dice di aver messo insieme “note” ricavate da veri registri di classe e cerca di documentare che “le avventure tra i banchi non hanno limiti: c’è chi lascia l’aula durante la lezione per andare a farsi un nuovo taglio di capelli, chi ordina una pizza, chi è occupato a vessare i compagni nei modi più fantasiosi e perversi”, si scrive ancora nella presentazione. E si precisa in conclusione: “l’effetto comico è irresistibile”.

 

Ma non c’è proprio niente da ridere… Io sono una di quei “poveri professori” e non ho bisogno di quel tipo di solidarietà! Io voglio una storia vera con i miei ragazzi e non mi va di vederli ritratti a quel modo.

Siamo stati tutti studenti e tutti ricordiamo con divertimento gli scherzi più bislacchi che riuscivamo a inventare in classe. Il mio amico Carlo Aletto, in quinta ginnasio mi ha tolto e nascosto le scarpe, durante una lezione di greco in cui avevo un’interrogazione programmata: impossibile uscire alla cattedra, interrogazione fallita, un mucchio di risate, le mie comprese. Ma è solo un pezzettino di scuola, questo. Non è La scuola.

Se entri in classe appiattito su quello stile, senza cercare e vedere altro, non sei un simpaticone, sei un fallito! Chiedi invece a te stesso – sinceramente! – che cosa vuoi: da te, dai tuoi compagni, dai tuoi professori, dalle materie che ti spiegano e dal tempo che dedichi allo studio. Che cosa vuoi per te, davvero? Quale ambiente sarebbe capace di contenere la tua umanità con le sue domande più urgenti e le sue ansie più profonde? Preferisci camuffarle dietro una maschera di stupidità o esigi di farle emergere e di cercare risposte? Te la senti di identificarti pienamente con gli attori di quel libretto e di quelle storie raccontate dai telegiornali? O sei di più?

Io ho provato a chiederlo ai miei alunni e dopo un coro di “ma profe, sono solo un po’ di cavolate per ridere!”, abbiamo provato a parlarne fino in fondo, senza fermarci alle cavolate. Sono uscite confessioni di insoddisfazione e perfino di disperazione, esigenze forti di senso e di bellezza, voglia di essere veri. La classe cominciava a diventare un “ambiente” capace dell’umano che conteneva.

 

Lella Tomasini

 

 

Ultimo aggiornamento ( lunedì 23 luglio 2007 08:28 )
 

Statistiche

Membri : 292
Contenuto : 373
Indirizzi internet : 8
Hits visite contenuto : 153691

Chi è online

 70 visitatori online

Syndication