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Parole del MEC

In questa pagina del Sito cercheremo di dare spazio alle parole che la nostra storia ha seminato nei mesi precedenti l’uscita di ogni numero della rivista "Dialoghi Carmelitani", perché non vengano bruciate troppo in fretta, perché permangano un tempo necessario a mettere radici.

 



Quattro interessanti citazioni sull’obbedienza PDF Stampa E-mail
lunedì 07 luglio 2008 13:28

1. Salvatore Natoli: “Nel modello classico di libertà la caratteristica principale di essa è data dal fatto che il soggetto era completamente titolare dell’azione nel senso che poteva sempre scegliere liberamente, ossia senza una costrizione nel suo agire. Ma  il soggetto non poteva scegliere che il bene divenisse male, e che il male divenisse bene. Con la soggettivazione c’è stata una sorta di mutazione del concetto di libertà che si e` scoperto essere non più il puro poter decidere fra il bene e il male, ma il decidere che cos’è il bene e che cos’è il male”.

Il filosofo mette in luce la radice di tutte le difficoltà dell’uomo moderno relative all’obbedienza. Una volta che l’individuo si pone come Assoluto e si sente autorizzato non a scegliere tra il bene e il male, ma a decidere che cosa sono bene e male, non c’è più niente a cui obbedire, perché ha tolto di mezzo l’altro, o meglio, l’Altro cui obbedire. Noi invece riconosciamo che Cristo è il centro dell’universo e della persona. Lui è il perno della nostra vita, unico criterio fermo di obbedienza, a partire dal quale il male è male e il bene è bene. Questo significa che noi vogliamo obbedire a Cristo e obbedire in Cristo. Non eseguire dei comandi, fare quello che altri impongono, ma, obbedendo ad altri, “ascoltare ciò che lo Spirito dice” (Ap. 2,7). E lo Spirito, si sa, soffia e spinge al largo...

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 06 agosto 2008 07:05 )
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Siamo un Movimento atipico! PDF Stampa E-mail
venerdì 11 aprile 2008 19:42

In un documento del gennaio 2008, scritto da P. Antonio Sicari e indirizzato a tutti i componenti  dell' Assemblea Generale, si legge che "il MEC ha un carisma a-tipico”.
Evidentemente l’aggettivo ‘atipico’ ha ben impressionato i componenti dell’Assemblea, visto che più di uno, nella discussione inaugurale dell’incontro, ha sottolineato questa definizione.
     
In effetti essere detti ‘atipici’ è un gran complimento.
Fare come fanno tutti è così semplice e costa così poco, che è difficile per gli uomini rinunciare al piacere di sentirsi facilmente riconoscibili, accettabili e velocemente digeribili dalla massa. Oggi il criterio di bontà di un prodotto coincide con i livelli di audience che riesce a riscuotere una volta pubblicizzato in un qualche spettacolo. E molti estendono questo vezzo scriteriato, assunto dal mondo televisivo, ad altri mondi che scriteriati non dovrebbero essere.
La vita stessa è sentita sempre più come uno spettacolo da esibire in tutti i suoi aspetti, anche quelli più intimi, nella speranza di guadagnarsi un pubblico: se quello che sei si allinea al gusto della moda, puoi crederti bello e buono; se quello che pensi si conforma allo standard della mentalità comune, puoi ritenerti intelligente…ma se provi ad uscire dal coro dell’ovvietà imperante, rischi di trovarti solo e fischiato.
Difficile farti applaudire dal mondo, se credi ancora nella fedeltà coniugale, o se fondi il rapporto affettivo in termini di castità, o se guardi alla vita come espressione di una filialità obbediente, o se al dominio preferisci la povertà.

Ultimo aggiornamento ( sabato 26 aprile 2008 07:24 )
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"Basta che portiamo Dio nel mondo..." PDF Stampa E-mail
giovedì 15 novembre 2007 21:48

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Ho partecipato alla 3 giorni degli universitari a Pietralba. Bellissimo! Ho imparato molte cose, guardandoli e ascoltandoli. Hanno ridato fiato al mio desiderio di rischiare la vita per Cristo e di stringere legami nuovi e forti con loro, molti dei quali non conoscevo, ma molti dei quali mi sono cresciuti accanto in quanto figli dei miei amici o amici dei miei figli. Eppure lì mi è capitato di vederli come per la prima volta e ho goduto inaspettatamente della loro presenza e del loro muoversi nel bene reciproco. Mi porto a casa, allora, la voglia di non perdere la loro amicizia e la decisione di non lasciare che quella terribile padrona di casa che è  l'abitudine mi impedisca di vivere in comunità, confinata nel mio ruolo e incapace di lasciarmi ferire dalla presenza delle persone che gratuitamente e misteriosamente lasciano che la loro vita venga intrecciata alla mia. L'altro che mi sfiora quotidianamente, dentro e fuori la comunità, è la segreta parola di speranza e di gioia che Dio mi mette accanto. Non posso impedirle che mi si sveli e mi penetri nel cuore…Non dimenticare mai questo, riscoprirlo per diventare ricchi. E poi, grazie al gruppo guidato da Fra Fabio, ho scoperto una pagina del filosofo ebreo Martin Buber che mi ha chiarito moltissimo l'idea di ambiente su cui stiamo insistendo pedagogicamente in questi ultimi tempi. La consegno a tutti i lettori di DIALOGHI CARMELITANI e in particolare a tutti gli amici del Mec, perché la ritengo preziosa. Una di quelle pagine da non lasciar perdere e da infilare nell’agenda. Eccola.

 

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 28 novembre 2007 12:41 )
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