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Nozione teologica di «carisma»
Aspetto carismatico della Chiesa
Accostamento dei laici agli antichi carismi
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Il termine «carisma»
Il termine «carisma» si rifà al greco charis (grazia, dono). Per “grazia s'intende anzitutto l’amore gratuito offerto da Dio, in Cristo, all'umanità; amore che raggiunge e santifica personalmente le singole creature che si aprono per riceverlo.
In questo senso la parola grazia è sempre un termine al singolare, perché Dio si dona sempre totalmente in ogni grazia. Carisma (dono) è invece quella particolare «grazia» offerta gratuitamente al singolo fedele allo scopo di renderlo adatto a contribuire — ognuno a suo modo — alla ricca e ordinata crescita del Corpo di Cristo che è la Chiesa (1 Cor 14,12).

Madonna con Bambino benedicente - Giovanni Bellini
Madonna con Bambino benedicente - Giovanni Bellini
Non bisogna però mai dimenticare che, all’origine di tutti i doni, sta sempre Colui che è personalmente Dono, cioè lo Spirito Santo; ed è da Lui che vengono distribuiti tutti i carismi:

Vi è diversità di carismi — dice S. Paolo — ma uno solo è lo Spirito (1 Cor 12,4). Poiché dunque i carismi hanno sempre di mira l’edificazione della Chiesa e, poiché la Chiesa vive e cresce immersa nella carità, ne segue che la carità stessa è il primo carisma al quale tutti gli altri sono assoggettati (1 Cor 13). L’edificazione della comunità nella carità è perciò criterio di discernimento dell'autenticità dei carismi.  

 

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Dal recente magistero della Chiesa.


La Chiesa ha una «struttura comunionale» che, a sua volta, è costituita da strutture gerarchiche e da strutture carismatiche, ambedue volute, sorrette e guidate dallo Spirito  Santo.  Le «strutture gerarchiche» sono quelle radicate nella grazia sacramentale, che  garantiscono la stabilità e la permanenza “oggettiva” del corpo ecclesiale. Le «strutture carismatiche» sono invece quelle derivanti da libere effusioni dello Spirito  Santo, e hanno come scopo di «animare» costantemente l’istituzione e di alimentarla1.  Ecco come si è espresso a più riprese il Concilio Ecumenico Vaticano II:

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      • «Lo Spirito Santo dimora nella Chiesa e nei cuori dei fedeli come in un tempio… Egli introduce la Chiesa a tutta intera la verità, la unifica nella comunione e nel ministero, la edifica e la dirige con diversi doni gerarchici e carismatici e la abbellisce dei suoi frutti» (Lumen Gentium, n. 4).
      • «Inoltre lo stesso Spirito Santo non solo per mezzo dei sacramenti e dei ministeri santifica il popolo di Dio e lo guida…, ma “distribuendo a ciascuno i suoi doni, come piace a Lui” (1 Cor 12,11) dispensa tra i fedeli di ogni ordine anche grazie speciali, con le quali li rende atti e pronti ad assumersi varie opere e uffici utili al rinnovamento e allo sviluppo della Chiesa… E questi carismi, straordinari o anche più semplici e comuni, siccome sono soprattutto adatti e utili alle necessità della Chiesa, si devono accogliere con gratitudine e consolazione» (Lumen Gentium n.12).
      • «A tutti i cristiani è imposto il nobile impegno di lavorare perché il divino messaggio della salvezza sia conosciuto e accettato da tutti gli uomini, su tutta la terra. Per l’esercizio di tale apostolato lo Spirito Santo, che già santifica il popolo di Dio per mezzo del ministero e dei sacramenti, elargisce ai fedeli anche dei doni particolari “distribuendoli a ciascuno come vuole” (1 Cor 12,11) affinché “mettendo ciascuno il suo dono a servizio degli altri, secondo il fine per cui lo ha ricevuto, contribuiscano anch’essi… all'edificazione di tutto il corpo nella carità. Dall’aver ricevuto questi carismi, anche i più semplici, sorge per ogni credente il diritto e il dovere di esercitarli per il bene degli uomini e a edificazione della Chiesa, sia nella Chiesa stessa che nel mondo, con la libertà dello Spirito il quale ‘spira dove vuole’, e al tempo stesso nella comunione con i fratelli in Cristo, soprattutto con i propri pastori. Essi hanno il compito di giudicare della genuinità (dei carismi) e del loro uso ordinato, non certo per estinguere lo Spirito, ma per esaminare tutto e ritenere ciò che è buono» (Apostolicam Actuositatem 3,3-4).


 

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