Alfred Sisley, La chiesa di Moret - Sera Assemblea Generale del M.E.C.
Relazione introduttiva di P. Antonio M. Sicari I°. CAPIRE L’AMBIENTE 1. Definizione dell’ambiente Per “ambiente” intendiamo quei “luoghi di vita” (che sono tuttavia identificabili anche come concreti spazi e ambiti fisici) nei quali - la trama e la qualità dei rapporti, - la maniera diffusa di trattare (affrontare) i concreti problemi dell’esistenza, - le influenze dominanti provenienti da mass-media, agenzie culturali e pseudo-culturali, tradizioni condivise, mode imperanti ecc. ecc. tendono a condizionare e a definire la persona costruendole attorno uno spesso involucro protettivo-espressivo, sempre più determinante. 2. L’influsso dell’ambiente L’influsso dell’ambiente sulla persona è inevitabile e “necessario” per la crescita della persona: esprime, per così dire, il suo “incarnarsi” nel tempo e nello spazio. (Quando il Figlio di Dio si incarnò, il sole, gli odori, i panorami, i costumi, il linguaggio della Palestina, furono necessari alla verità della sua incarnazione e alla maturazione del suo “io” divino-umano. Vivere fuori dell’ambiente significa disincarnarsi: quanto più uno vive fuori dal suo ambiente tanto meno vive!). Ma l’influsso dell’ambiente è buono e positivo se e quando il nucleo intimo della persona (la coscienza dell’io, la comprensione e la valorizzazione delle sue esigenze originarie, l’irripetibile vocazione e il destino della persona) viene salvaguardato e portato a maturazione. Nell’ambiente si realizza, allora, ciò che Giovanni Paolo II (nella sua Lettera alla famiglie) definiva “genealogia della persona”: “Il processo attraverso il quale una persona umana raggiunge la sua maturità non solo biologica. Ma tale influsso positivo dell’ambiente non può essere dato per scontato. Sotto gli occhi di tutti è oggi una dolorosa evidenza: i principali ambienti vitali (famiglia, lavoro e ambiti legati al tempo libero) tendono a veicolare mentalità, linguaggi, esperienze, forme espressive e, soprattutto, mode che tendono a condizionare negativamente la persona sovrapponendo al suo nucleo più vero, una specie di involucro spesso e infrangibile che afferra l’io e, paradossalmente, lo costringe a vivere “al di fuori di se stesso” (al di fuori del suo “Castello”, come ci hanno ricordato – anche se in modi diversi – S. Teresa e Kafka). La qualità dell’ambiente si vede dalla qualità dell’io (e viceversa): l’io può modificare l’ambiente e l’ambiente può modificare l’io. |