| Rasoi di seta |
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| giovedì 31 luglio 2008 10:16 | ||||
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a cura di Ricky Barone Giovanni Nuti è un cantautore toscano che vanta una storia musicale vissuta percorrendo un tracciato libero da scelte che rinnegassero la sua vocazione di artista. Negli ultimi tempi la sua ricerca ha subito una affascinante deviazione verso la poesia, grazie soprattutto a uno di quei rari ma decisivi incontri che ti cambiano la vita. Lo dice lui stesso:”Dopo aver avuto il privilegio di conoscere personalmente Alda Merini, scoprendo che oltre a essere un’incantevole poetessa era pure una donna straordinaria, ho scelto di dedicare la mia esistenza artistica alla traduzione in forma canzone dei suoi meravigliosi versi, rinunciando a pubblicare un disco per tredici anni, in attesa che i tempi fossero maturi per accogliere con il giusto entusiasmo un album con le poesie di Alda Merini in musica». Tredici anni dopo “Disincantatevi” possiamo finalmente godere di altro disco interamente realizzato da Giovanni Nuti, “Rasoi di seta”, un album nel quale sono da lui musicati e cantati testi di Alda Merini, che ha definito questo disco come un “convivio amoroso: una resurrezione del corpo e dell’anima». Nella lista dei brani troviamo 4 titoli presenti anche nel cd “Milva canta Merini” (“Nella notte che geme il tuo patire”, “Gli inguini”, “Prima di venire” e “L’albatros”) e 9 poesie inedite. In questa chiacchierata con Giovanni Nuti abbiamo cercato di percorrere insieme la sua lunga e intensa trama musicale iniziata con un diploma di maestro elementare con specializzazione in musicoterapia su bambini portatori di handicap. Giovanni Nuti, che esperienza è stata quella di maestro elementare?E’stata un’esperienza che è durata un paio d’anni, mi occupavo di bambini con diversi problemi, dalla sindrome di down, al ritardo mentale. La cosa straordinaria è che mi sono accorto di quanto la musica riesca ad unire, riesca a comunicare. E’ un linguaggio universale. Un’esperienza breve ma molto intensa. Cosa ricordi del tuo primo disco “Al parco dei silenzi”, del 1989? Nel 1991 uscì il tuo secondo disco, “Giovanni Nuti”. Prima di “Rasoi di seta” avevi scritto le musiche di “Milva canta Merini”(2004), il disco cantato da Milva sempre su poesie di Alda Merini. Che opinione hai di Milva? Nel 2005 uscì invece “Poema della croce”, cantata per voce solista, coro e orchestra tratta dall’omonimo testo religioso di Alda Merini (pubblicato da Frassinelli), una moderna “opera sacra” definita da Monsignor Gianfranco Ravasi (prefetto dell’Ambrosiana) “opera di finissima e intensa esegesi musicale”. Un disco nel quale canti, oltre ad aver composto le musiche, i testi di Alda Merini. Come è nato il rapporto con la “poetessa dei Navigli”? Parliamo ora del cd “Rasoi di seta”: ci vuoi spiegare come hai fatto a mettere in musica queste poesie, dato che il rapporto tra canzone e poesia non è poi così automatico? E’ tutto molto spontaneo quindi. Cosa trasmettono le poesie di Alda Merini a chi non è abituato al linguaggio poetico?
Nel brano “I poeti” partecipa anche Simone Cristicchi.
Il disco Forse non è poi così difficile comprendere i poeti. Li pensiamo persone troppo lontane dal mondo concreto, mentre in realtà sono solo – tremendamente - molto più vicine di noi alla verità, spesso scomoda e talvolta crudele. Alda Merini, milanese dei Navigli, candidata più volte al Nobel per la letteratura, per la seconda volta regala i suoi versi alla forma canzone. E lo fa instaurando di nuovo un rapporto artistico con Giovanni Nuti, cantautore toscano dall’incedere classico e un po’ retorico, che nel Dicembre 2005 aveva pubblicato l’album “Poema della croce”, tratto dall’omonimo testo religioso di Alda Merini (definito “opera di finissima e intensa esegesi musicale” da Monsignor Gianfranco Ravasi) e che già nel 1994, nel suo album “Disordinatevi”, aveva inserito una versione in musica della poesia “I sandali” di Alda Merini. Grazie a questa composizione Giovanni Nuti ebbe modo di conoscere personalmente la poetessa milanese e da allora tra i due iniziò un lungo e intenso rapporto umano ed artistico. Alda Merini è poetessa della contemporaneità, che vive immersa nel mondo arruffato delle strade di oggi e lo interpreta con il linguaggio schietto e penetrante di chi racconta ciò che ha vissuto. Per questo la sua poesia è intrisa del fuoco della passione, le cui fiamme danno colore e vigore alle parole. La sua è una poesia che si muove con le tinte forti dell’espressionismo, diventa carne e sangue, e talvolta si slancia come una preghiera. Il suo linguaggio deriva direttamente da un’anima che è inquieta ma viva, assolutamente viva. Una vita, la sua, scandagliata a più riprese dal dolore e dalla sofferenza, dalla solitudine e dalla frustrazione di chi – disarmato - si vede rinchiuso e abbandonato tra le pareti di un manicomio. Tutto questo è riversato nei testi di “Rasoi di seta”, che impone un’attenzione particolare per riuscire a catturare l’intensità e la forza delle poesie della Merini. Giovanni Nuti, già collaboratore di Ruggeri, Vecchioni e Mango, dopo avere affidato nel 2004 le poesie di Alda Merini alla voce di Milva in “Milva canta Merini” (disco da lui musicato), ha elaborato in questo nuovo album una struttura armonica barocca, alla quale ha applicato la sua voce potente e teatrale. A Giovanni Nuti va riconosciuta una sensibilità rara ed un lungo e accurato lavoro preparatorio, in attesa che il momento per tornare allo scoperto come cantante fosse maturo. Il disco, le 21 canzoni dell’album “Rasoi di seta” (con la voce di Simone Cristicchi che dialoga con Giovanni Nuti nel brano “I poeti”) sono quindi un’antologia del lungo sodalizio artistico fra Alda Merini e Giovanni Nuti: quello che la grande poetessa milanese definisce «Un convivio amoroso: una resurrezione del corpo e dell’anima». Tra le canzoni 9 sono i testi che derivano da poesie inedite: “La zanzara” («Un testo dall’atmosfera estiva, che infatti abbiamo scelto come canzone di lancio del disco, ma che non rinuncia ai “rasoi di seta” di Alda che tagliano in profondità con versi come “prego intensamente di diventar demente per non soffrire più”»), “La verza”, “Il bacio”, “Il mio amore ha quattro gatti”, “Un’amante per ogni sospiro”, “Clochard”, “Nei giardini dei poeti”, “Il violinista piange” e “Sull’orlo della grandezza”. Per cercare di spingere il disco verso un pubblico più ampio è stato scelto anche un singolo, “Com’è grande il pensiero del mare”, “una ballata insieme serena e malinconica sulla fine di un amore. Una linea melodica semplice e un arrangiamento classico per assecondare l’andamento quasi da canzone popolare”. Questo il commento alla canzone di Giovanni Nuti, che chiarisce così, lui che vanta solidi studi classici, la sua idea di riuscire a “tradurre” anche per l’ascoltatore di ambito popolare i versi di una poetessa con la forza bruciante di Alda Merini, capace come pochi di trasformare il dramma della vita nel miracolo della resurrezione:“Vedessi come piango un pianto universale/un amore così bello non doveva far male”. Dialoghi Carmelitani, Marzo 2008
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| Ultimo aggiornamento ( domenica 17 agosto 2008 06:44 ) | ||||