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lunedì 16 giugno 2008 13:38

ERRI DE LUCA, In nome della madre, Feltrinelli, Milano 2006, pp. 88.

Un nuovo modo di leggere la Storia Sacra e una ventata di freschezza sono le sensazioni che accompagnano la lettura di In nome della madre, il breve ma intenso libro di Erri De Luca.
Il racconto della nascita di Gesù, preceduto dall’Annunciazione, dal tormento di Giuseppe e dal viaggio dei due sposi verso Betlemme si dipana con una semplicità disarmante attraverso le parole di Maria, la madre, che in dolce attesa, mette il lettore al corrente di tutte le aspettative, le sensazioni, le emozioni, i dubbi che precedono e seguono il parto e che ogni donna prova.

Il romanzo, permeato da un’atmosfera biblica fatta di citazioni e modi di vivere – ricordiamo che l’Autore ha studiato ebraico e tradotto alcuni libri della Bibbia – ci presenta Maria e Giuseppe come personaggi umanissimi, che vivono il loro amore e che si scontrano con questo evento normale e al tempo stesso straordinario e misterioso, il quale domanda di essere accolto e custodito.
Maria affronta la maternità con la tenerezza e la dolcezza di chi sente crescere una nuova vita nel proprio grembo. Sono commoventi i discorsi che rivolge al nascituro, quasi una preparazione a ciò che egli dovrà affrontare nella vita, nella quale Gesù, l’Uomo-Dio, ha dovuto imparare la “grammatica umana” da due genitori “umani”: «Respiravo a fatica per far sapere anche al bambino le sorprese del mondo».
È umana l’inquietudine di Giuseppe che cerca tutti i possibili motivi per giustificare e salvare Maria davanti al mondo. È pieno di rispetto e allo stesso modo umanissimo l’amore tra i due non ancora marito e moglie – «nel suo scompiglio era ancora più bello» pensa Maria di Giuseppe – e poi legati nel matrimonio: «Tu sei innamorato cotto, Iosef».
In questo orizzonte familiare e consueto nel cuore di Maria irrompe, agisce e si impone la forza di Dio. Nelle parole rivolte a Gesù non ancora nato ella si chiede: «Tu chi sei?»; l’intuizione di qualcosa di nuovo si fa strada in lei: «Lo strano per me è che io credo di rispondere a delle domande tue»; «Dev’essere il bambino che m’insegna, lui che si è piantato in me come un annuncio, con le parole di una benedizione». E l’insegnamento di Gesù non manca di umorismo nei calci che egli non risparmia alla madre quando quest’ultima – facendosi tentare dalle malignità della gente – si chiede se il figlio sarà femmina oppure se fosse meglio che egli non nascesse mai.
Al momento del parto e nel monologo di Maria che ha accanto a sé Gesù appena nato l’Autore supera se stesso. È presente tutta l’angoscia di una madre che – come ogni madre – sa che dovrà “lasciare andare” il figlio ma nello stesso tempo lo vorrebbe tutto per sé. Ed ecco che appaiono le nozze di Cana nelle quali la stessa Maria darà l’avvio ai miracoli di Gesù; si fa già presente la Croce  e la spada che trafiggerà l’anima di lei e si mostra l’Eucarestia nel riferimento a Bet Lèhem, “Casa di Pane”: «Tu sei pasta cresciuta in me senza lievito d’uomo. Ti tocco e porto al naso il tuo profumo di pane della festa, quello che si porta al tempio e si offre». Sono tutti lampi che prefigurano il futuro e attraverso i quali Maria, con le sue ultime parole, dimostrerà di arrendersi a Dio e consegnerà il figlio al mondo spalancando le porte della salvezza: «Ieshu, bambino mio, ti presento il mondo».
Questi ed altri i temi che suscitano gioia, commozione e stupore fanno di questo libro un’opera preziosa da centellinare e da leggere più volte per poterne assaporare i tesori nascosti. È un quadro ricco di immagini, dove un fatto straordinario è dipinto nell’ordinarietà e che probabilmente va al di là delle intenzioni dello stesso Autore che si dichiara non credente ma per il quale bisogna essere grati di aver mostrato un raggio della divina bellezza.
Alla fine della lettura non appare per niente presuntuoso affermare che In nome della madre rappresenta uno di quei casi nei quali, attraverso la letteratura, la teologia ci viene incontro in una nuova luce più familiare e accessibile.

P. Piero Rizza

Dialoghi Carmelitani, marzo 2008

Ultimo aggiornamento ( giovedì 03 luglio 2008 17:37 )
 

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