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Che cosa c'è nel cuore del mio bambino PDF Stampa E-mail
mercoledì 16 aprile 2008 12:13

Introdurre i bambini al rapporto con Dio e insegnare loro a pregare è senz'altro uno dei compiti più affascinanti per i genitori, ma non il più facile. Comincia  ancor prima della nascita ed esige la capacità  di ascoltare il loro cuore e la loro intelligenza. Si può stabilire in quale momento della vita o a quale età sia giusto introdurre i bambini al rapporto con Dio? Occorre aspettare l'età della ragione? Oppure si può far leva sul cuore? La risposta scavalca tutte queste preoccupazioni. Dio ha già il suo posto, accanto al bambino, prima ancora che venga alla luce, quando la mamma lo ospita nel suo stesso corpo. Il rapporto di Dio con i nostri figli comincia già lì!
Per ogni mamma, l'attesa di un bambino è piena di gioia, ma anche di timori. Nascerà sano? Sarà bello? E se avesse qualche malformazione? Questi pensieri affiorano spesso e  spingono la mamma credente a pregare per la sua salute. Ma proprio nella preghiera si può cominciare a chiedere al Signore di più ancora.  Per capirla dobbiamo ricordare le parole di un nostro famoso canto liturgico: "Con occhi semplici voglio guardare della mia vita svelarsi il mistero. Là dove nasce profonda l'aurora di un'esistenza chiamata al Tuo amore. Mi hai conosciuto da secoli esterni, m'hai costruito in un ventre di donna ed hai parlato da sempre al mio cuore perchè sapessi ascoltar la Tua voce...".

Il bambino, il nostro bambino entra nell'esistenza chiamato dal Suo amore e al Suo amore. Entra nell'esistenza  costruendosi nel ventre della madre, vivendo fisicamente e spiritualmente dentro di lei, il suo corpo man mano prende forma e già lì, nelle acque materne in cui la mamma lo culla, Dio parla al suo cuore e gli insegna a riconoscere la Sua voce. 
Questo pensiero mi riempie sempre di adorazione per quello che accade in ogni donna che diviene madre, al di là della sua volontà, al di là della sua capacità... Mentre pensavo questo durante le mie gravidanze, capivo che la cosa più importante per i miei bambini stava già accadendo e sarebbe accaduta comunque al di là del verificarsi corretto delle leggi naturali di sviluppo. Un uomo, che fin dal grembo materno  impara ad ascoltare la voce di Dio, è un uomo che si garantisce la felicità, qualunque futuro la vita gli riservi. Perché‚ non è  vero che "basta la salute!", il mondo è pieno di uomini sani molto tristi e infelici.
Ecco, io ho imparato proprio in gravidanza a desiderare per i miei figli la cosa più importante: che sapessero ascoltare, riconoscere ed amare la voce di Dio che da subito, misteriosamente toglie la Sua-mia creatura dalla solitudine, nello stesso modo in cui l'ha tratta dal nulla. E se questo vale nel momento in cui si accompagna un figlio a venire alla luce, vale ancor di più nel momento in cui il figlio, cresciuto, può soffrire o addirittura lasciare questo mondo.
Ho raccontato questo, per mostrare come l'educazione religiosa non cominci prima di tutto con l'insegnare ai figli delle belle cose, dei buoni comportamenti, l'onestà, l'altruismo... ma prenda il via dal nostro sguardo su di essi, dal desiderio che ci ha spinti a metterli al mondo. Quello che dobbiamo cercare sempre è il rendere familiare per loro la presenza di Dio, di Gesù e i modi sono molti, ma la preghiera è quello più importante.

Parlare con Gesù insieme a mamma e papà

Io ho sempre avuto paura delle formule imparate a memoria e recitate meccanicamente, senza che la mente e il cuore partecipino. E allora ho cercato non tanto e non solo di insegnare l'Ave Maria e il Padre nostro. Anche questo, ma insieme a questo ho fatto di tutto perché‚ il momento della preghiera fosse bello, carico di tenerezza e di intimità. E allora fin da piccoli approfittavo di quel magico momento della sera, quando li si mette a letto e li si accompagna a chiudere la giornata per entrare nel mistero della notte. Cominciavo chiedendo: "Che cosa vuoi dire a Gesù? Raccontiamogli com'è andata oggi. C'è qualcosa che vogliamo affidargli? Che cosa vorrà Lui da te?". Basta avere un po' di pazienza perché‚ il cuore dei bambini si apra e ci faccia scoprire che per loro la compagnia di Dio è così immediata, così facile... molto più che per noi. Loro sono veramente vicini a Dio e cominciano a raccontare e a chiedere le cose più importanti. Certo noi non possiamo avere fretta e neanche assecondare la stanchezza che ci spingerebbe a chiudere in fretta con un "angelo di Dio".  E la loro preghiera diventa un dialogo intenso con la mamma o con il papà e con Dio, un dialogo impregnato di tutto il loro mondo, fatto di cose piccole e grandissime. Quando riescono a lasciarsi andare non finiscono più. Sentono di essere molto importanti, sentono che la loro vita è preziosa e dal loro cuore sgorga un fiume in piena che è difficile arrestare. 
Ricordo un venerdì santo di qualche anno fa. Pioveva a catinelle, era uno di quei giorni in cui tutta la natura sembra partecipare alla passione di Nostro Signore. Io invece approfittavo dell'insolito silenzio che era calato in casa e schiacciavo vergognosamente un pisolino sul divano. Erano circa le tre. Il Signore era in agonia e io... dormivo! Una vecchia storia si ripeteva dopo tanti anni.
Ma accanto a me, accovacciata sul tappeto, c'era mia figlia di otto anni, che stava disegnando qualcosa su un quaderno.
Quando mi sono svegliata mi si è avvicinata e mi ha mostrato, come sempre, quello che aveva scritto sul suo quaderno:
"Oggi è morto Gesù, tutto è triste perché‚ è morto il Cristo. Domani verrà deposto nel sepolcro. Un momento di silenzio ma anche di tristezza. Tutti sono tristi a parte: 1) il diavolo (corna al diavolo!) 2) i non credenti e 3) i non cristiani. Nel profondo del cuore c'è tristezza. Se lo apri vedrai tutto grigio e non rosso gioioso perché‚ Gesù non è né vivo, né risorto, né nato. Ma è morto. Chissà Dio cosa starà facendo? Sarà triste anche lui. E Maria? E gli Angeli? Magari il mio sta leggendo quello che scrivo. Ma Gesù sta soffrendo moltissimo perché è come se lo rivivesse tutti gli anni. Se mi leggi angioletto porta questo messaggio a Gesù, mi dispiace che non posso aiutarlo sempre in tutti i momenti per sconfiggere il diavolo (corna al diavolo!) sia da grande che da piccola. Se puoi mandami un messaggio! Gesù, Dio, Maria vi prego rispondete! Io sono sempre pronta. Ciao a tutti lassù, non lo farò vedere a nessuno. Firmato...".
Non ci vuole molto per permettere al cuore di un bambino di vivere il suo rapporto con Dio con una purezza e una freschezza che noi adulti non abbiamo più.

Stare con Gesù  vivo

Ci è stato insegnato che ciascuno di noi potrebbe trovare il suo posto nel vangelo, riconoscendosi in un uomo o in una donna che ha incontrato Gesù nel tempo in cui è vissuto: in Pietro, oppure in Maddalena, o in Zaccheo, o in Giovanni... come se la nostra storia con Cristo fosse già stata in qualche modo preannunciata nella vita di qualcuno dei suoi amici che hanno potuto godere fisicamente della sua presenza. Io trovo molto vero questo e soprattutto capisco che se cominciamo a metterci nei panni di qualcuno di loro e cominciamo a guardare Cristo come l'hanno guardato loro o meglio, a lasciarci guardare come loro si sono sentiti guardati da Cristo, scopriamo da vicino quelle verità che a volte ci sembrano  lontane e astratte.
Se questo vale per noi, per i bambini è formidabile. Raccontare loro un episodio del vangelo che in quel momento può avvicinarsi a ciò che stanno vivendo e poi invitarli a scegliere il posto che vorrebbero avere in quella parabola o in quel momento della vita di Gesù, può far scattare nella loro intelligenza e nella loro affettività l'idea, anzi l'esperienza della contemporaneità di Cristo. Gesù è qui, Gesù è un amico, Gesù capisce gli uomini e te meglio di chiunque altro, Gesù è vivo.
Lo stesso si può fare sfogliando un libro di arte. Quanto piace ai bambini sfogliare un libro in braccio ai genitori! Non c'è TV che tenga. Penso per esempio ad un'ultima cena del Ghirlandaio. Gesù in mezzo, Giovanni dolcemente adagiato sul suo petto, Giuda in piedi che intinge nel piatto, Pietro che lo guarda in cagnesco, gruppi di apostoli che parlano tra loro... Ebbene, provate a chiedere a un bambino, o ad un gruppo di bambini di guardare bene l'immagine e di provare ad interpretare uno per uno gli atteggiamenti di tutti i personaggi. "Cosa starà pensando quello lì? Perché ha una faccia arrabbiata e strige un coltello in mano? E l'altro che sta quasi in braccio a Gesù? E quelli lì in fondo, cosa si staranno dicendo? ...".  Iniziato il gioco non finisce più... e alla fine ci rendiamo conto di aver fatto una lezione di catechismo.
Quello che ho detto non è sentimentale. E' piuttosto un'educazione del cuore. Che cosa vogliamo mettere nel cuore dei nostri figli? Che cosa vogliamo mettere nella loro immaginazione? Falsi miti e false favole raccontate dai media? Permettiamo invece al loro cuore di maturare dal di dentro e di tirare fuori quello per cui è stato fatto: un'esistenza chiamata al Suo Amore.


Rosa Tomasini
Dialoghi Carmelitani, marzo 2008

Ultimo aggiornamento ( mercoledì 30 aprile 2008 17:09 )
 

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