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Regensburg - Lectio Magistralis |
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Venerdì 27 Ottobre 2006 00:47 |
Padre Antonio Maria Sicari in merito alle recenti polemiche contro il Santo Padre, nella sua qualità di Responsabile ultimo del Movimento Ecclesiale Carmelitano, ha diffuso il seguente comunicato:
Davanti alle polemiche che hanno coinvolto il Santo Padre, e alle accuse e alle minacce che gli sono state riversate addosso, il nostro primo desiderio è quello di stargli vicino nella sofferenza e nella preghiera.
Siamo sicuri che Egli sta affidando la sua causa al Signore Gesù, convinto che nel Cuore “mite e dolce” del nostro Salvatore possono trovar posto tutte le intenzioni originarie, tutte le reazioni di chi si è sentito aggredito, tutte le successive precisazioni, tutto quello che può ancora accadere. Il Papa sa di essere sulla terra segno e incarnazione dell’amore universale con cui Dio Padre guarda tutti i suoi figli e siamo sicuri che Egli è rimasto saldamente in questo amore, nel momento in cui ha voluto dialogare, spiegare e anche correggere.
La verità che Benedetto XVI ha voluto ricordare a cristiani e non cristiani è assieme semplice e altissima: quando la ragione e la fede maturano in pienezza scoprono quanto sia ragionevole e quanto sia “rivelata” la certezza che Dio non può amare la violenza: in nessuna sua forma e sotto nessun pretesto, meno che mai in Suo nome. Certamente c’è in questa certezza (di fede e di ragione) un inevitabile giudizio che il Papa non poteva tacere: il giudizio che, in tempi, luoghi, modalità e sistemi religiosi diversi, noi uomini abbiamo attribuito a Dio un volto violento e crudele. E ciò produce effetti nefasti quando noi uomini pretendiamo di incarnare la Sua Forza, facendoci combattenti in nome Suo: pretendiamo allora di amarLo e di farLo amare con la nostra violenza.
Quel che c’è di più tragico nelle accuse e nelle minacce rivolte al Papa è appunto l’intrinseca e assurda contraddizione in cui i suoi contestatori si dibattono: a Chi avverte che in certe religioni si giustifica ancora la violenza, rispondere minacciando violenza (dandoGli quindi paradossalmente ragione, con ogni evidenza). Forse l’antica citazione usata dal Papa non è stata opportuna nella sua brusca interezza – dato che il Papa stesso ha affermato di non condividerla – ma l’insegnamento a cui essa mirava era peraltro chiarissimo: la violenza è cattiva e ingiusta tanto più se la si crede avallata dai propri testi sacri. Quando ciò accade (e accade anche nel Vecchio Testamento, ed è accaduto anche nella storia cristiana!) ciò significa soltanto che i testi sacri hanno bisogno di una rinnovata e più profonda lettura d’amore: una lettura capace di illuminare i testi più oscuri con quelli più luminosi e salvifici. Solo questo voleva ricordare il Papa offrendosi al dialogo con tutti a partire dalla sua passione cristiana: quella fondata sull’annuncio meraviglioso che il Logos, cioè l’eterna Sapienza di Dio, si è fatto carne per amore, e per amore ha dato se stesso. E la sua unica Forza è quella del Dono.Per la lettura completa del discorso del Santo Padre del 12 settembre all'università di Regensburg, si rimanda al sito ufficiale della Santa Sede
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