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In memoria di Giovanni Paolo II PDF Stampa E-mail
sabato 02 aprile 2005 02:00

«Pregate per me. Aiutatemi, perché io vi possa servire!».

Fu con questa domanda, umile e semplice, che Giovanni Paolo II iniziò il suo pontificato: chiedendoci di aiutarlo.
E noi, per lunghi anni, l’abbiamo ascoltato, ammirato, accompagnato nei suoi viaggi, sostenuto nelle sue sofferenze.

Giovanni Paolo II

Ma, forse, solo nelle ultime ore della sua agonia, siamo accorsi a migliaia (anche solo col desiderio dell’anima) per stargli accanto e aiutarlo con la nostra preghiera.
Certo, le preghiere dei credenti non gli sono mai mancate (anche perché la Liturgia le prescriveva ad ogni sacra celebrazione), ma chissà quante volte, alle folle che lo applaudivano, il Papa avrebbe voluto dire: «Pregate per me! Aiutatemi, perché io vi possa servire!».
L’abbiamo fatto intensamente solo quando l’abbiamo visto cadere nella prima stazione della sua Via Crucis (in quel lontano 13 maggio del 1981) e in questi ultimi giorni, per aiutarlo a vivere la sua ultima Pasqua, mentre il Signore gli chiedeva il “servizio estremo” di personificare, per tutti noi, i misteri cristiani dell’agonia, della morte e della risurrezione.
Ora ringraziamo il Padre celeste di averci dato, così a lungo, un Papa “mistico”, cioè visibilmente innamorato di Cristo, vero Dio e vero Uomo, al punto che non riusciva mai a pronunciare la parola «uomo» senza provare un infinito «stupore».
Anche questo lo disse in quel suo primo discorso, fresco di promesse e di energie apostoliche.
Noi del Movimento Ecclesiale Carmelitano abbiamo sempre avuto un motivo in più per ringraziare Dio, proprio perché sapevamo d’avere un Papa formato alla scuola del carisma carmelitano, sugli insegnamenti di San Giovanni della Croce, poeta innamorato di Dio e maestro della pura fede.
Mille volte ci siamo accorti con gioia che il suo Magistero tentava di offrire a tutta la Chiesa anche le ricchezze di questo particolare e santo “carisma”.
Sappiamo anche che Egli non ha mai tolto dal suo petto lo Scapolare della Madonna del Carmine, l’umile segno che promette l’abbraccio protettivo di Maria, nel primo sabato dopo la morte.
O, per una particolare tenerezza della Vergine, proprio nel sabato della morte, tanto più se, al Vespro, è già cominciata la festa della Divina Misericordia.
Dicono che il Papa sia spirato mentre in piazza S. Pietro si cantava la Salve Regina, come si fa ad ogni sabato sera, da ottocento anni, in ogni chiesa carmelitana.
Umili e dolci coincidenze agli occhi semplici di chi crede che in Paradiso si coltivi una delicata attenzione ai particolari.
Ora, qui sulla terra, noi siamo decisi a coltivare l’eredità che questo Papa ci ha lasciato: un’eredità tutta racchiusa in alcune parole-chiave che abbiamo già raccolto nella mente e nel cuore (cfr. Dialoghi, dicembre 2003).
Le parole sono: Redenzione, Misericordia, Vita, Uomo, Chiesa, Verità e Bellezza. Tutte racchiuse in un invito che può essere rivolto anche ai bambini: l’invito persuasivo ad appartenere a Cristo con tutto il cuore e l’anima e le forze: l’invito alla santità.


P. Antonio Maria Sicari o.c.d.

Ultimo aggiornamento ( venerdì 27 ottobre 2006 16:50 )
 

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