| Una civiltà non crolla... si svuota a poco a poco! |
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| Mercoledì 04 Novembre 2009 07:53 | |||
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Lo scrittore francese Georges Bernanos in una sua analisi dello svuotarsi dell’anima della nostra società, sviluppata nel saggio “La France contre les Robots (1947)”, dichiarava: “Una civiltà non crolla come un edificio; si direbbe molto più esattamente che si svuota a poco a poco della sua sostanza finché non ne resta più che la scorza”. Il fatto che l’uomo sia più di ciò che il suo corpo contiene era ben noto ai grandi filosofi antichi, i quali dichiaravano che l’uomo cerca la conoscenza, la virtù e l’essenza di tutto ciò che lo circonda perchè ha bisogno di ritrovare, proprio nell’essenza, quella originalità e unicità che, superiore alla cosa che determina, fa sì che quella cosa sia ciò che è. E l’essenza dell’uomo? Per qualcuno risiede nel suo essere parte del mondo, per altri nella capacità di conoscere, per qualcuno nell’amare, per altri ancora nella capacità di ri-conoscere Dio. Tutti gesti di libertà, nel vero senso della parola; la libertà di dire sì, non di negare o di negarsi, la libertà di limitarsi per lasciare spazio agli altri e all’Infinito. La stessa libertà con cui un Dio, sommo ed infinito, si è tirato un po’ in disparte per fare spazio a me, al mio essere, al mio esistere. Per questo la “violazione della libertà” non è il gesto di appendere un crocifisso in un luogo pubblico, magari per ricordare ad alunno ed insegnante che esiste qualcosa di più grande di se stessi. La violazione della libertà è chiedere all’uomo di dimenticare l’Infinito, di appiattirsi nell’uguaglianza dell’essere finito, nel dire all’uomo che non esiste nulla di più grande di lui, in nome di un presunto diritto di tutti a non riconoscersi in un panorama universalmente più grande. Già, perché dietro alla paura del crocifisso potrebbe esserci la paura del Corano, la paura di doversi confrontare con l’altro pubblicamente su ciò che davvero ti tiene al mondo: la tua fede. Allora è più facile dimenticare o relegare alla sfera privata la dimensione religiosa, la ragione di tutti quei valori che il laicista vuole che non si chiamino Vangelo ma Costituzione, che non facciano riferimento a Dio ma all’uomo, ma che alla fine sono l’essenza di ciò che consente all’uomo di innalzare il suo spirito oltre il suo metro e ottanta di statura! In questa triste considerazione, però, mi resta una grande speranza nella capacità dell’uomo di ritrovare dentro di sé il soffio originario dello spirito di Dio, ciò che gli ha dato la vita e la forza di viverla giorno per giorno. E mi viene in mente il bel racconto di Dino Buzzati “La rivolta dei cretini” in cui lo scrittore narra della necessità di rendere uguali gli uomini e dei danni che questa necessità produce con i mezzi della scienza laica e progressista, danni che, alla fine, però, si risolvono nell’impossibilità di cancellare l’impronta di Dio nell’uomo, per cui: “la folle mania dell’uguaglianza, dopo essere passata attraverso inverosimili assurdità, stoltezze e turpitudini, assicurò finalmente agli uomini una specie di paradiso. Tutti poveri, brutti e cretini, però galantuomini di cuore, con l’animo in pace.”
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