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Ricordando Aleksandr Solženicyn (1918-2008) PDF Stampa E-mail
domenica 17 agosto 2008 06:37

di P. Aldino Cazzago

Sabato 2 agosto alle ore 22,45 è morto il grande scrittore russo Aleksandr Solženicyn. Era nato nel 1918. In Italia la sua fama comincia nel 1963 con la traduzione di Una giornata di Ivan Denisovič, opera in cui denuncia la spietatezza dei campi di lavoro staliniani. I romanzi Il primo cerchio e Divisione cancro,  pubblicati alla fine degli anni Sessanta, lo consacrano come scrittore di assoluto rilievo. Nell’ottobre 1970 l’Accademia Svedese gli assegna il Premio Nobel per la Letteratura. Nel 1973, in seguito alla pubblicazione in Francia del primo volume dell’edizione russa di Arcipelago Gulag, la sua opera più famosa, la sua lotta con il potere sovietico giunge a compimento. Dal KGB è considerato il testo più pericoloso dopo la Bibbia e il suo possesso comporta l’arresto e la condanna ad anni di carcere.

Il 12 febbraio 1974, in seguito all’accusa di «tradimento della Patria», viene forzatamente caricato su un aereo ed esiliato. Poche ore prima di essere espulso scrive il breve e significativo testo intitolato Vivere senza menzogna. Dopo un breve soggiorno in Germania e in Svizzera, si trasferisce negli Stati Uniti e qui rimane fino al 1994, quando, solo dopo aver riottenuto la cittadinanza russa, farà ritorno in patria.

Solženicyn è stato anche un fervente fedele della Chiesa ortodossa russa. Il 12 marzo 1972 indirizzò all’allora patriarca di Mosca Pimen un accorato appello affinché si facesse difensore dei diritti dei credenti, calpestati in ogni modo dal totalitarismo sovietico. La risposta, però, non andò nel segno auspicato dallo scrittore. Fu anche un grande ammiratore di papa Giovanni Paolo II che nel 1979 definì come «un segno dei tempi» e «un dono di Dio».

Solženicyn aveva una visione cristiana della storia, dell’uomo e del mondo e non temeva di affermare che senza Dio gli uomini, quelli della sua patria costretti ad un ateismo di Stato, ma anche quelli dell’opulento e libero Occidente, avrebbero costruito un mondo triste, violento e ingiusto. La sintesi di questa visione si trova nel famoso discorso del maggio 1983, pronunciato a Londra in occasione del ritiro del Premio Templeton.

Di seguito pubblichiamo una preghiera di Solženicyn risalente alla fine degli anni Sessanta.


Come mi è facile vivere con Te, Signore!
Com’è facile credere in Te!
Quando il mio intelletto confuso
si ritira o viene meno,
quando gli uomini più intelligenti
non vedono al di là di questa sera
e non sanno che fare domani,
Tu mi concedi la chiara certezza
che esisti e ti preoccupi
perché non vengano sbarrate
tutte le vie che portano al bene.
Sulla cresta della gloria terrena
io mi volto indietro stupito
a guardare la strada percorsa
dalla disperazione a questo punto
donde fu dato a me comunicare
all’Umanità un riflesso dei Tuoi raggi.
Dammi quanto m’è necessario
perché continui a rifletterli.
E per quello che non riesco a fare,
so che Tu hai destinato
altri a compierlo.

Ultimo aggiornamento ( sabato 06 settembre 2008 10:40 )
 

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