| Family Day, the day after (anche se in realtà è già martedì) |
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| venerdì 18 maggio 2007 21:02 | ||||
![]() Family Day 2007 - Roma
Il fragore della piazza oramai è un lieto ricordo; il momento della festa e delle rivendicazioni civili in favore dell’istituto familiare, il bagno di folla di piazza S. Giovanni sono il riflesso di una esperienza che fu; è tempo delle riflessioni; è ora di concentrarsi sui dati che la manifestazione di piazza ha palesato e dai quali è assolutamente necessario partire per impostare un lavoro culturale sgombro da ideologie socio-politiche ed orientato ad una forte sensibilizzazione sulle tematiche della famiglia. Prima nota di merito: eravamo davvero tanti. Donne, papà, mamme, giovani coppie, single, preti, nonne, nonni. Una trapunta di persone tanto variegata quanto coesa nell’unanime richiesta di non smantellare l’istituto familiare introducendo nuovi modelli di unione che relativizzino persino la natura relazionale e comunionale della persona umana. Ma soprattutto c’erano tante famiglie, tanti bambini. Sì, i bambini: probabilmente gli unici ancora in grado di fare capire nella carne e nella concretezza che crescere con una mamma ed un papà è ancora nel 2007 qualcosa di normale. C’erano anche politici, uomini di spettacolo, “gente che conta”. E c’erano persino alcune famiglie e donne musulmane, a testimonianza del fatto che il modello familiare, che si sta difendendo con tenacia in questi giorni di dibattito, non sia in favore di una elite culturale o religiosa, ma sia per una universale tutela di quella dignità umana che trova la massima espressione nella libertà di poter amare, di poter concepire, di poter educare, di poter generare all’interno del vincolo matrimoniale. Sono state proprio le famiglie le vere protagoniste della manifestazione: mamme e papà che con fatica hanno portato i loro figli in una piazza gremita, sotto il sole cocente, quasi a voler risvegliare le coscienze annebbiate da un dibattito politico che pare aver dimenticato che in Italia le famiglie con mamma, papà e figli non sono una eccezione rispetto al fenomeno “dilagante” (?!?) delle coppie di fatto, ma sono la normalità. Secondo dato: il messaggio politico. Non fraintendetemi: politico non nel senso di espressione di un partito o di una coalizione, ma in quanto manifestazione della volontà di cambiare in meglio la nostra società.
Ebbene, anche da questo punto di vista la piazza si è espressa in modo netto, deciso, risoluto: un no ai Dico cui hanno fatto da contraltare una miriade di “sì” importanti; sì alla difesa della famiglia tradizionale definita nella nostra costituzione, sì alle politiche in favore delle donne in attesa di un bambino, sì al potenziamento della forma lavorativa del part-time, sì al riconoscimento dei diritti civili individuali delle persone, sì allo snellimento delle pratiche burocratiche per adozioni più facili, sì alla flessibilità del lavoro senza però degenerare nella precarietà, sì ad un aiuto forte e concreto alle famiglie con disabili, sì alla solidarietà nei confronti delle famiglie divorziate, quasi a voler dire: “siamo pronti ad aiutare tutte le famiglie, anche quelle dove il fallimento e la disperazione sembrano avere preso il sopravvento; perché riteniamo con assoluta fermezza che mai e poi mai una persona possa essere completamente definita dai propri successi o insuccessi, ma custodisca una dignità che và al di là di ogni sconfitta e di ogni vittoria”. Tanti sì, tante proposte; alla faccia di chi tacciava questa manifestazione di oscurantismo e di “bigottismo retrogrado da epoca medievale”; la piazza ha espresso una carica riformista decisa e radicale come mai nessun politico, laico o presunto tale, ha mai saputo fare fino ad oggi, incarnando a mio avviso quella rivoluzione culturale che deve necessariamente attuarsi e che deve portarci tutti a comprendere che il progresso non è sempre necessariamente l’introduzione di qualcosa di nuovo, ma spesso e volentieri può coincidere con la volontà di difendere e rinforzare istituzioni, normative e politiche già in essere ma spesso minacciate da minoranze che grazie al potere dei mezzi di comunicazione e di alcune lobby pretendono di rappresentare in toto la nostra società. Infine, una nota di merito: quando sono in gioco valori assolutamente non negoziabili come quello della famiglia, come accaduto tempo fa per la legge sulla fecondazione, il laicato cattolico dimostra ancora una volta di saper mettere in gioco risorse ed energie come nessun altro sembra in grado di fare. Al Family Day c’erano tantissime associazioni laiche di impronta cattolica: dai Neocatecumenali a Cl, passando per i Focolarini e per l’Azione Cattolica. Ed anche il nostro Movimento Ecclesiale Carmelitano aderendo alla manifestazione ha saputo incarnare a mio avviso quel lavoro sull’ambiente che stiamo portando avanti da tempo: ambiente è anche il Mondo nel quale siamo chiamati ad essere testimoni e portatori di Cristo, e saper fare dell’ambiente l’oggetto del nostro lavoro significa saper cogliere le sfide che il Mondo ci propone soprattutto utilizzando i mezzi e le categorie che lo definiscono; anche una manifestazione di piazza, che è pur sempre un dato di realtà (al di là delle –purtroppo - consuete strumentalizzazioni di sorta). La cosa che più mi ha reso orgoglioso di essere a S. Giovanni è stato il fatto che se io ed i miei amici eravamo là, in quel luogo, in quel tempo, a “vigilare l’istante con imminenza di attesa”, era soprattutto in virtù di una comunità più grande che ci sosteneva, che ci ha caricati delle proprie speranze e delle proprie intenzioni, che pregava per noi. Tante famiglie avrebbero voluto essere lì con noi, ma siamo certi che laddove non ha potuto la vita concreta, di certo ha potuto il desiderio, quel desiderio che se caricato di una giusta tensione alla Bellezza di certo può realmente smuovere le montagne. Ringraziando i miei compagni di viaggio e tutte le persone del nostro Movimento che ci hanno sostenuti ed incoraggiati in questo gesto. Michele Bonardi
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| Ultimo aggiornamento ( sabato 26 maggio 2007 09:29 ) | ||||