di Michelangelo NASCA

“Il migrante è una persona umana con diritti fondamentali inalienabili da rispettare sempre e da tutti”. Lo ha ricordato Papa Ratzinger nel messaggio per la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato 2010. Il tema scelto per questa 96ma giornata mondiale, "I migranti e i rifugiati minorenni", dedica una particolare attenzione all’esperienza migratoria dei bambini. “Gesù stesso – ricorda il Pontefice – da bambino ha vissuto l'esperienza del migrante perché, come narra il Vangelo, per sfuggire alle minacce di Erode dovette rifugiarsi in Egitto insieme a Giuseppe e Maria (cfr Mt 2,14)”. Nonostante la presenza di chiare  disposizioni relative alla salvaguardia e all’interesse dei minori, stabilite dalla Convenzione dei Diritti del Bambino, Benedetto XVI ricorda che la realtà talvolta è diversa; “Infatti, mentre cresce nell'opinione pubblica la consapevolezza della necessità di un'azione puntuale e incisiva a protezione dei minori, di fatto tanti sono lasciati in abbandono e, in vari modi, si ritrovano a rischio di sfruttamento”.

E’ importante – prosegue il Pontefice – che ai ragazzi nati nei paesi ospitanti o i figli che non vivono con i genitori emigrati dopo la loro nascita “sia data la possibilità della frequenza scolastica e del successivo inserimento nel mondo del lavoro e che ne vada facilitata l'integrazione sociale grazie a opportune strutture formative e sociali. Non si dimentichi mai che l'adolescenza rappresenta una tappa fondamentale per la formazione dell'essere umano”.

Nelle parole del Papa, infine, il riferimento all’esodo forzato, e in crescente aumento, di numerosi bambini, migrati dal loro Paese per gravi motivi e l’invito rivolto a tutti i cristiani “a prendere consapevolezza della sfida sociale e pastorale che pone la condizione dei minori migranti e rifugiati”.

Al termine del suo discorso Papa Benedetto XVI – relativamente alle opere di solidarietà –  ha affermato (il neretto è nostro, ndr): “Risuonano nel nostro cuore le parole di Gesù: "Ero forestiero e mi avete ospitato" (Mt 25,35), come pure il comandamento centrale che Egli ci ha lasciato: amare Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutta la mente, ma unito all'amore al prossimo (cfr Mt 22,37-39). Questo ci porta a considerare che ogni nostro concreto intervento deve nutrirsi prima di tutto di fede nell'azione della grazia e della Provvidenza divina. In tal modo anche l'accoglienza e la solidarietà verso lo straniero, specialmente se si tratta di bambini, diviene annuncio del Vangelo della solidarietà”.

Quest’ultima affermazione del Papa ci è particolarmente familiare. Recentemente, infatti, Padre Antonio Maria Sicari, in occasione dell’incontro con i responsabili del Movimento Ecclesiale Carmelitano spiegava: “La carità ha una cultura radicata nella fede. Quando la carità cristiana perde il radicamento nella fede (come accadde a quei cristiani che sposarono il marxismo) arreca più danno che sollievo. … Le opere, quindi, sono incarnazione della fede, della speranza e della carità; incarnazione provocata dal bisogno ma che tende ad esprimere fede, speranza e carità. Le opere nascono dal desiderio dell’uomo di forme di vita nuova, adeguate a ciò che si crede, adeguate all’amore che abbiamo ricevuto noi per primi, legate alla certezza della vittoria”.

Ritratti di Santi - Itinerario Quaresimale 2011

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