PREFAZIONE
di Antonio Maria Sicari

Sono passati 111 anni dalla morte di Teresa di Lisieux, ed è stato un percorso glorioso: la «piccola Teresa» – una giovane carmelitana morta a 24 anni – è stata via via proclamata santa nel 1925 («la più grande santa dei tempi moderni», disse san Pio X), poi patrona di tutte le missioni cattoliche (1927), poi Dottore della Chiesa (nel 1997).
Ed ecco che il 19 ottobre 2008 Teresa raggiunge un altro dolce primato: la Chiesa riconosce ufficialmente anche la santità dei suoi genitori: Zelia Guérin e Luigi Martin.
Così i loro tre Ritratti diventano l’unico Ritratto di una santa famiglia: leggendoli assieme sarà più facile accorgersi che la santità è tutta grazia di Dio, ma è anche un dono che possiamo reciprocamente scambiarci.
Questa pubblicazione può ricordare a tutti i cristiani che Gesù, loro Maestro e Signore, non li chiama soltanto a una santità individuale, ma anche a una «santità familiare».
Il mondo di oggi ne ha un bisogno struggente. 

«Guardami, guardami! Io sono soltanto un promemoria. Che cosa ti ricordo?». Questo dovrebbe dire, ad ogni amante, la bellezza della persona amata, secondo una splendida intuizione di C.S. Lewis. Ma ogni umana bellezza è compiuta davvero quando è la persona che – nel suo stesso essere, anche se la carne sfiorisce – diventa questo «promemoria vivente» che rimanda al Mistero.
Per due sposi cristiani è questa la sostanza stessa della fedeltà: «Non posso più lasciarti, perché ciò che tu mi ricordi diventa sempre più vero, ed è sempre più vicino!».
Ma anche un bimbo appena battezzato – nella sua bellezza incantata e assorta – dice le stesse parole ai suoi genitori: «Guardami, guardami! Io sono soltanto un promemoria. Che cosa ti ricordo?».
E solo così papà e mamma possono intraprendere davvero un’avventura educativa. Una famiglia cristiana costruisce la santità dei suoi membri, man mano che l’uno diventa per l’altro «promemoria» e «ricordo», sempre più vivace e ricco di dolce impazienza.

Nella famiglia Martin, mamma Zelia ebbe solo quattro anni di tempo per prendersi cura della sua ultimogenita, ma bastarono perché la piccola Teresa si persuadesse indubitabilmente che, per arrivare in paradiso, le sarebbe bastato restare stretta stretta nelle braccia materne. Alla morte di lei, la bambina prese a chiamarla «la mammina del cielo», lo stesso nome che già dava alla Madonna. E ogni giorno della sua esistenza ella ripeterà «la preghiera di mamma », quella che Zelia le aveva insegnato con straordinaria sapienza pedagogica: «Mio Dio, io ti dono tutto il mio cuore, prendilo, per favore, in modo che nessuna creatura possa possederlo, ma soltanto Tu, o Buon Gesù». È questa la preghiera che fa i santi.
Nella famiglia Martin, papà Luigi fu sempre, per la piccola Teresa, il ricordo vivente di «papà, il buon Dio». Piccina, ella lo vedeva bello e forte come «il Re di Francia e di Navarra», di cui si vantava d’essere «la reginetta», e fremeva di ammirazione ascoltandolo discutere i problemi del giorno o guardandolo pregare, e accorgendosi dell’interiore commozione di lui. Negli ultimi anni, quando glielo portavano alla grata del monastero sulla sua carrozzella da malato, col volto umiliato e confuso, a Teresa pareva sempre di rivedere il Volto Santo di Cristo sofferente. E pensava che in paradiso uno solo dei capelli bianchi del papà sarebbe bastato a illuminarla. Gli scriveva: «Quando penso a te, caro papà, penso istintivamente al Signore, perché mi sembra impossibile vedere sulla terra qualcuno di più santo di te… Io mi sforzerò di essere la tua gloria, divenendo una grande santa».

«Il Signore mi ha dato un padre e una madre più degni del cielo che della terra. Ho avuto la fortuna di appartenere a genitori senza eguali… Dio mi ha fatto nascere in una terra santa». Da quasi un secolo, migliaia e migliaia di lettori hanno conosciuto questo giudizio che Teresa di Lisieux ha lasciato nei suoi celebri manoscritti spirituali.
Il destino di Teresa è stato quello di diventare «la santa più amata della terra» e di essere venerata e ascoltata dal mondo intero, solennemente riconosciuta come «il più giovane Dottore» della Chiesa cattolica.
Oggi la stessa Chiesa è lieta di riconoscere ufficialmente anche la santità di Zelia e di Luigi. Così, sui nostri altari, possiamo finalmente venerare non soltanto una coppia di sposi (ciò è già accaduto, anche se raramente), ma anche una coppia di santi genitori, tenuti per mano dalla loro santa figliola.
Come accade quando si venera la Santa Famiglia di Nazareth, i tre protagonisti possono essere guardati non solo singolarmente – uno per uno –, ma anche nel loro reciproco rimando: nella santità che essi hanno realizzato rimandandosi reciprocamente all’unico Dio Padre.
Teresa, Zelia e Luigi Martin si son detti durante la vita con piena verità: «Guardami, guardami! Io sono soltanto un promemoria. Che cosa ti ricordo?». E hanno risposto, lasciandosi crescere nel cuore lo stesso Desiderio Infinito.

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