“Tornando a casa, troverete i bambini; date loro una carezza e dite: questa è la carezza del Papa. Troverete forse qualche lacrima da asciugare. Abbiate per chi soffre una parola di conforto. Sappiano gli afflitti che il Papa è con i suoi figli specialmente nelle ore della mestizia e dell'amarezza. Infine ricordiamo tutti, specialmente, il vincolo della carità, e cantando, o sospirando, o piangendo, ma sempre pieni di fiducia nel Cristo che ci aiuta e che ci ascolta, procediamo sereni e fiduciosi nel nostro cammino” (Giovanni XXIII).

Ci sono delle parole che difficilmente possono essere dimenticate e insieme ad esse coloro che le hanno pronunciate. La citazione prima riportata (l'avrete certamente riconosciuta tutti) è di Giovanni XXIII, il "Papa buono" che la sera del 11 ottobre del 1962 salutò i fedeli raccolti in Piazza San Pietro, al termine di una fiaccolata, in occasione dell'apertura del Concilio Vaticano II.  Quella “carezza” non era solo un semplice gesto di tenerezza da offrire ai propri bambini! Il “papa buono”, “il papa del sorriso”, “il papa di tutti” (così veniva definito Giovanni XXIII) stava allargando le sue braccia anche  ai sofferenti, agli afflitti; stava regalando una parola di conforto a chi è sommerso dalla mestizia e dall’amarezza; stava ricordando a tutto il mondo – che si preparava a vivere l’avventura del Concilio Ecumenico Vaticano II – il principio della Carità.

Di questo grande pontefice oggi ricordiamo il cinquantesimo anniversario della sua elezione a successore di Pietro, avvenuta il 28 ottobre del 1958. Ci si sbaglierebbe (errore commesso già all’indomani della sua elezione) a ritenerlo un papa di transizione. L’idea di intraprendere un’avventura come quella del Concilio (e non solo) ci permette di riconoscere in Giovanni XXIII la sua grande umiltà e il coraggio di seguire la volontà di Dio da “vero cristiano”.

“Il vero cristiano, colui che ha fatto suo l'esempio e l'insegnamento di san Paolo, non sa che cosa voglia dire fermarsi, o peggio indietreggiare; ma pieno di liete speranze e del desiderio di migliorarsi, e di migliorare il mondo, avanza serenamente in una continua ricerca del bene, in un continuo approfondimento della propria altissima dignità di vivente in Cristo, a cui vuole adeguare pensieri, affetti, attività e lavoro” (Giovanni XXIII).

“Ogni bravo cristiano si fida di Cristo; compie il suo dovere secondo i vari ordinamenti che sono regola della sua coscienza: coscienza religiosa, coscienza civile, in faccia a Dio e in faccia agli uomini. Il cristiano non transige e si guarda dai compromessi: procede impavido e sicuro. Egli è cooperatore dei problemi della pace. A fortificare le energie della sua resistenza al male e all'errore egli prega, egli invoca l'aiuto celeste della grazia che illumina e sostiene i forti” (Giovanni XXIII).

Dai Ritratti di Santi di P. Antonio M. Sicari:
“Appena eletto Papa (in un conclave di cinquantun Cardinali, metà dei quali avevano più di settantasette anni), un giornalista addetto alle questioni vaticane lo definì senza mezzi termini «un uomo senza fama». L’opinione di tutti era che il conclave avesse dato alla Chiesa «un pontefice di transizione», un uomo che, per la sua tarda età, avrebbe concesso ai Cardinali ancora qualche anno prima di dare un degno successore al grande Pio XII. Scelse di chiamarsi Giovanni XXIII, spiegando ai Cardinali che quel nome gli era «dolce», anzitutto perché era quello del suo papà, ed era «soave» perché era quello del titolare della parrocchia dov’era stato battezzato. Con lo stesso ricordo filiale affrontò la difficile prova di lasciarsi portare sulla sedia gestatoria. Era il pomeriggio stesso del giorno dell’incoronazione e doveva incontrare i numerosissimi pellegrini veneziani e bergamaschi, ma di salire su quella sedia, portata a spalle, non ne voleva assolutamente sapere. Si arrese solo quando gli dissero che altrimenti molti pellegrini non lo avrebbero neppur visto. Superò il disagio durante il discorso, quando spiegò loro: «La prima volta che uscii dal mio villaggio e vidi un grosso borgo fu a otto anni. Ricordo che passava una processione e allora mio papà, affinché io potessi vedere, mi prese sulle sue spalle, e io vidi tutto così sollevato. Oggi non sono più io che devo vedere, ma siete voi che avete piacere di vedere me. Per questo mi sono lasciato portare sulle spalle di questa brava gente. Ma tant’è, sia il papà che ci porta, siano questi bravi uomini, nella vita dobbiamo lasciarci portare dal Signore!». Poi, quando scese da quella difficile sedia, alludendo con umorismo alla sua robusta corporatura, disse che sarebbe stato giusto aumentare lo stipendio dei dodici sediarii «per eccesso di Pontefice»” (Antonio M. Sicari).

M.N.

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