
di Michelangelo NASCA
S. Kierkegaard affermava: “Che il Cristianesimo ti è stato annunciato significa che tu devi prendere posizione di fronte a Cristo”. In molti hanno dimenticato cosa significa prendere posizione di fronte a Cristo, anche chi afferma di essere cristiano. Qualcuno, oggi, preferisce mantenere un atteggiamento neutrale di fronte a tutto. Per non dispiacere nessuno si sceglie il silenzio, optando così per una presunta strategia diplomatica, o per una forma di squallido rispetto nei confronti della Res publica, o peggio ancora per sostenere una ignobile campagna diffamatoria nei confronti di chi, come Papa Benedetto XVI, è ritenuto un personaggio politicamente scomodo.
Sembrerebbe più saggio rimanere nell’anonimato per evitare di compromettersi in prima persona. Scommettere su Dio significa però, prendere una posizione chiara di fronte a se stessi e al mondo, identificarsi col nome cristiano (cioè appartenente a Cristo) vuol dire tutt’altra cosa!
Papa Ratzinger – ricevendo in udienza i partecipanti alla Plenaria del Pontificio Consiglio per la Promozione della Nuova Evangelizzazione – sottolinea: “La crisi che si sperimenta porta con sé i tratti dell’esclusione di Dio dalla vita delle persone, di una generalizzata indifferenza nei confronti della stessa fede cristiana, fino al tentativo di marginalizzarla dalla vita pubblica. Nei decenni passati era ancora possibile ritrovare un generale senso cristiano che unificava il comune sentire di intere generazioni, cresciute all’ombra della fede che aveva plasmato la cultura. Oggi, purtroppo, si assiste al dramma della frammentarietà che non consente più di avere un riferimento unificante; inoltre, si verifica spesso il fenomeno di persone che desiderano appartenere alla Chiesa, ma sono fortemente plasmate da una visione della vita in contrasto con la fede”.
Le parole del Pontefice sono un invito a ripercorrere con entusiasmo – quello stesso che mosse gli Apostoli e i primi discepoli ad annunciare Cristo – l’itinerario missionario. “Anche in chi resta legato alle radici cristiane, – prosegue Benedetto XVI – ma vive il difficile rapporto con la modernità, è importante far comprendere che l’essere cristiano non è una specie di abito da vestire in privato o in particolari occasioni, ma è qualcosa di vivo e totalizzante, capace di assumere tutto ciò che di buono vi è nella modernità”.
Efficace, e nello stesso tempo intrisa di coraggiosa passione, l’esortazione del mistico carmelitano San Giovanni della Croce: “Su, coraggio, alzati: non stagnare in una pietà superficiale o in un debole impegno virtuoso. Affronta decisamente le avversità della notte, sali il sentiero aspro de nulla per attingere l’incandescenza dell’Amore. Sul monte, al di là del nulla-non-Dio c’è godibile per te il tutto-Dio”.
Ci vuole umiltà e disponibilità a lasciarsi condurre. Questa esperienza, nel Vangelo, prende il nome di “sequela”. Questa è la vera forza del cristiano!






