Islamabad, 23. È deceduto ieri sera presso l'ospedale "Sacra Famiglia" di Rawalpindi, in Pakistan, Arshed Masih, il trentottenne domestico, di fede cristiana, arso vivo venerdì scorso in questa città da un gruppo di fanatici musulmani perché si era rifiutato di convertirsi all'islam.
La moglie della vittima, Marta Arshed, è tuttora ricoverata nel reparto femminile della stessa struttura ospedaliera per aver subito gravi lesioni a causa dello stupro subito, sembra da parte di alcuni agenti, dopo aver denunciato al commissariato locale l'attentato subito dal marito.
Riporta AsiaNews che Peter Jacob, segretario nazionale della Commissione giustizia e pace della Chiesa cattolica pachistana, ha espresso "la più ferma condanna" per l'uccisione dell'uomo e la violenza alla moglie. L'organismo cattolico si è già attivato per garantire la tutela legale alla donna e ai figli della vittima. Rana Sanaullah, ministro della Giustizia del Governo del Punjab, la regione dove si trova Rawalpindi, ha deciso di coordinare personalmente le indagini su questo grave episodio di fanatismo religioso. I parenti del defunto hanno chiesto alle autorità che venga eseguita l'autopsia del corpo prima dei funerali che dovrebbero svolgersi questo pomeriggio. Quando Arshed Masih era stato ricoverato, i medici dell'ospedale avevano diagnosticato gravi ustioni estese su oltre l'ottanta per cento della superficie della pelle. La moglie ha riferito di aver subito violenza davanti ai suoi tre figli tra i sette e i dodici anni.
Prima della violenza, Arshed Masih e la moglie lavoravano insieme come domestici nella villa di Sheikh Mohammad Sultan, un ricco uomo d'affari, di fede musulmana, che varie volte aveva sollecitato i due coniugi a convertirsi all'Islam.
Dopo il rifiuto posto dalla coppia, era iniziate le pressioni da parte di alcuni fanatici che minacciavano terribili conseguenze se i coniugi non si fossero subito convertiti. La situazione era peggiorata alcuni giorni addietro quando il datore di lavoro aveva accusato la coppia cristiana di avergli rubato una ingente cifra di denaro. Gli investigatori, che avevano seguito le indagini sul presunto furto, hanno escluso che i due domestici cristiani potessero avere un qualche ruolo nel furto. Nonostante questo, Sheikh Mohammad Sultan aveva nuovamente minacciato Arshed Masih intimandogli di convertirsi immediatamente o altrimenti non sarebbe più stato in grado di rivedere i suoi figli. Pochi giorni dopo queste minacce, alcuni estremisti hanno fermato il domestico per strada e, dopo averlo cosparso di benzina, hanno appiccato il fuoco.
(©L'Osservatore Romano - 24 marzo 2010)






