Foto tratta da www.avvenire.itParla il teologo Sicari: un carattere burbero, una vita segnata dalla sofferenza. Eppure Padre Pio è fra i santi più amati. Non solo fra i cattolici «La sua missione? Accompagnare da vicino, nella storia, il popolo di Dio».

di Gianni Cardinale

San Pio da Pietrelcina è certamente uno dei santi più amati e venerati dal popolo cattolico. Ma è anche un santo che, in vita, era conosciuto per il carattere a volte burbero e i modi un po’ spicci. Per cercare di capire meglio il perché del grande «successo» popolare di una figura così particolare nel panorama della santità cristiana abbiamo posto alcune domande a padre Antonio Maria Sicari, teologo carmelitano, autore per Jaca Book di una fortunata serie di Ritratti di santi (il sesto dei quali contiene proprio un profilo di san Pio), consultore della Congregazione vaticana per il clero.

Come spiega il grande «successo» che padre Pio riscuote nel popolo cristiano?

È la stessa domanda che mi sono posto quando ho iniziato a scrivere il suo ritratto. Mi chiedevo, appunto, come fosse possibile che un uomo non facile per la sua forte esperienza spirituale caratterizzata dalla sofferenza, non facile per il suo carattere e per le sue esigenze, come mai una persona così, insomma, attraesse tanto.

E che risposta si è dato?

Padre Pio era noto soprattutto per essere uno stigmatizzato. Normalmente le stimmate, penso a san Francesco d’Assisi, sono un fenomeno di amore mistico, sponsale, nei confronti di Gesù crocifisso da parte di chi lo contempla. Un amore talmente intenso da arrivare a manifestarsi sulla pelle viva. Ora, Padre Pio è un caso diverso. Credo che sia, se non ricordo male, l’unico caso di sacerdote stigmatizzato. E lui quindi, più che la persona che sta di fronte a Gesù, è come se lo rappresentasse, o meglio, lo ripresentasse davanti alla gente. Quando la gente lo vedeva celebrare la Messa, lo vedeva come Gesù che soffriva di nuovo. La sua messa era come vedere un uomo che soffriva sul Calvario. Ma questa rappresentazione-ripresentazione di Gesù si manifestava anche quando Padre Pio suscitava fatti prodigiosi o quando confessava, quando sembrava prendere su di sé con misericordia e tenerezza – come Gesù – il peso della massa dei peccati che gli si rovesciava addosso.

Quindi padre Pio è un caso per certi versi unico nel panorama della santità cristiana?

Tutti gli altri santi mostrano come si ama Gesù, padre Pio, in qualche maniera, riproduceva come Gesù continua ad amare. E questa è una novità. Il popolo cristiano in tutti i santi che ama riconosce dei cristiani che amano Cristo e che loro vorrebbero imitare, in Padre Pio hanno visto e continuano a vedere – e questo spiega il desiderio di vedere anche le sue spoglie mortali – Gesù che è ancora vivo, che soffre, perdona e guarisce.

Quello che lei dice si riferisce a quando Padre Pio era ancora in vita. Ma ormai sono passati quarant’anni dalla sua morte...

Ma il modo con cui Padre Pio viene percepito da una grande massa di fedeli non è affatto cambiato. Anzi. Credo che questo sia il frutto, per così dire, di una memoria trasmessa di padre in figlio. San Pio nella sua vita ha incontrato una quantità incredibile di fedeli, e anche molti non credenti. E tutti questi hanno una storia, una esperienza, una grazia da raccontare ai propri figli. A questo proposito mi viene in mente quello che diceva un grande teologo come Hans Urs von Balthasar, e cioè che quello che importa in un santo è la sua missione, la fedeltà alla missione che Dio gli ha affidato.

E qual è la missione di padre Pio?

Lui appartiene alla categoria di quei pochi santi – insieme, penso, a san Francesco d’Assisi, a santa Teresina di Lisieux, a sant’Antonio da Padova e a santa Rita da Cascia – che hanno come missione quella di accompagnare da vicino nella storia il popolo di Dio. E sono santi che hanno devoti che vanno aldilà del cattolicesimo (penso alla devozione, anche da parte di alcuni ortodossi, di sant’Antonio in Romania) e a volte anche aldilà del cristianesimo stesso. Sono santi senza confini di nazione, di condizione sociale e, a volte, di religione.

Come spiega il carattere burbero di padre Pio?
 
Un po’ lo era, forse, per le sue origini meridionali, ma molto, secondo me, era dovuto al fatto che doveva difendersi da e contenere l’eccessivo entusiasmo di chi gli voleva bene e voleva a tutti i costi avvicinarlo, magari solo per tagliargli un frammento del saio. Era lui a rimproverare questi fedeli troppo intraprendenti e accusarli di idolatria. Anche se non sempre riusciva a difendersi da questi assalti. Ma nel Vangelo si racconta che anche Gesù a volte era attorniato, pressato e quasi sopraffatto dalla folla che voleva avvicinarlo e toccarlo.

Ci sono altri esempi di santi scorbutici come Padre Pio?

I santi sono tenerissimi quando sono all’interno della missione che Dio ha loro affidato, e diventano piuttosto burberi quando sono all’esterno di questa missione. Mi viene in mente la figura di san Camillo de Lellis, che prima di occuparsi dei malati era stato un soldato e, credo, l’inevitabile rudezza che caratterizzava i soldatacci dell’epoca non gliela toglieva nessuno. Ma poi con i malati, i sofferenti e i morenti era di una tenerezza infinita. Un po’ come Padre Pio, dolcissimo nella sua missione, un po’ rude in tutto il resto.

Avvenire 24 aprile 2008

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