di Michelangelo NASCA

Con lo sguardo rivolto al maestoso portale della Cattedrale di San Ciriaco ad Ancona, al termine del suo ventiquattresimo Viaggio Apostolico in Italia, Papa Ratzinger adopera la metafora della bellezza per rivolgersi alle famiglie e ai sacerdoti che hanno preso parte al XXV Congresso Eucaristico Nazionale. “Nel varcare il maestoso portale – afferma il Pontefice – l’animo rimane affascinato dall’armonia dello stile romanico, arricchito da un intreccio di influssi bizantini e di elementi gotici. Anche nella vostra presenza – sacerdoti e sposi provenienti dalle diverse diocesi italiane – si coglie la bellezza dell’armonia e della complementarità delle vostre differenti vocazioni”.

Benedetto XVI ricorda che l’Ordine sacro e il Matrimonio – nella mutua conoscenza, stima vicendevole e condivisione della stessa fede che portano ad apprezzare il carisma altrui – posseggono, in Cristo, la medesima radice e pertanto sono chiamati ad una missione comune. “La famiglia è luogo privilegiato di educazione umana e cristiana e rimane, per questa finalità, la migliore alleata del ministero sacerdotale; essa è un dono prezioso per l’edificazione della comunità. La vicinanza del sacerdote alla famiglia, a sua volta, l’aiuta a prendere coscienza della propria realtà profonda e della propria missione, favorendo lo sviluppo di una forte sensibilità ecclesiale. Nessuna vocazione è una questione privata, tantomeno quella al matrimonio, perché il suo orizzonte è la Chiesa intera. […] E l’Eucaristia è il centro e la sorgente di questa unità che anima tutta l’azione della Chiesa”.
Il Pontefice invita i sacerdoti a condividere le responsabilità educative della famiglia, incoraggiandoli e aiutandoli “a rinnovare continuamente la grazia del loro matrimonio”, con una particolare attenzione verso coloro che “fanno più fatica ad adempiere gli impegni assunti con il vincolo matrimoniale e con quanti, purtroppo, vi sono venuti meno”.
“L’educazione alla fede delle nuove generazioni – ricorda il Papa –  passa anche attraverso la vostra coerenza. […] E nei momenti in cui si insinuasse la tentazione che ogni impegno educativo sia vano, attingete dall’Eucaristia la luce per rafforzare la fede, sicuri che la grazia e la potenza di Gesù Cristo possono raggiungere l’uomo in ogni situazione, anche la più difficile”.

La visita pastorale si conclude a Piazza del Plebiscito dove Benedetto XVI incontra i giovani fidanzati.
Le problematicità del nostro tempo mettono le nuove generazioni con le spalle al muro, e “la difficoltà di trovare un lavoro stabile stende un velo di incertezza sull’avvenire”. “Questa condizione – dichiara il Pontefice – contribuisce a rimandare l’assunzione di decisioni definitive, e incide in modo negativo sulla crescita della società, che non riesce a valorizzare appieno la ricchezza di energie, di competenze e di creatività della vostra generazione”.

Il relativismo intacca i valori essenziali della persona e le emozioni momentanee ci allontanano dalla condivisione di un progetto di vita comune. Papa Ratzinger esorta le giovani coppie a non perdere la speranza: “Non abbiate paura di affrontare queste sfide! Non perdete mai la speranza. Abbiate coraggio, anche nelle difficoltà, rimanendo saldi nella fede. […] Non scoraggiatevi davanti alle carenze che sembrano spegnere la gioia sulla mensa della vita”.

Benedetto XVI, con la schiettezza che ormai contraddistingue tutti i suoi discorsi, tocca infine alcune problematiche relative alle principali dinamiche della coppia e invita i giovani a fondare il cammino verso il matrimonio sui tre pilastri della vita familiare: fedeltà, indissolubilità e trasmissione della vita: “Educatevi sin da ora alla libertà della fedeltà, che porta a custodirsi reciprocamente, fino a vivere l’uno per l’altro. Preparatevi a scegliere con convinzione il «per sempre» che connota l’amore: l’indissolubilità, prima che una condizione, è un dono che va desiderato, chiesto e vissuto, oltre ogni mutevole situazione umana. E non pensate, secondo una mentalità diffusa, che la convivenza sia garanzia per il futuro. Bruciare le tappe finisce per “bruciare” l’amore, che invece ha bisogno di rispettare i tempi e la gradualità nelle espressioni; ha bisogno di dare spazio a Cristo, che è capace di rendere un amore umano fedele, felice e indissolubile”.

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