La terza Enciclica di Benedetto XVI
L’AUDACIA PAPALE STA NELLA SUA VISIONE
IN GIOCO LE CATEGORIE PER RIPENSARE IL SENSO DELL’UMANO
di Francesco BOTTURI
«Già Paolo VI aveva riconosciuto e indicato l’orizzonte mondiale della questione sociale. Seguendolo su questa strada, oggi occorre affermare che la questione sociale è diventata radicalmente questione antropologica» (n. 75). Questa affermazione ci sembra riassumere bene la linea di fondo della nuova enciclica sociale. Benedetto XVI riprende il filo della Populorum progressio (1967) di Paolo VI, a cui dedica il primo capitolo, aggiornando il significato del suo tema principale, lo sviluppo: la nuova enciclica afferma con convinzione l’attualità dell’idea e insieme la sua nuova portata antropologica.
Il titolo dell’enciclica è in questo senso programmatico: «carità nella verità » è la sintesi di un esercizio dell’antropologia cristiana di cui parla con intensità l’Introduzione. A fondamento sta l’idea del Dio cristiano come Logos e come Agape, che papa Benedetto ha riproposto fin dall’inizio del suo pontificato, e che qui mostra in modo sistematico il suo significato per la vita storica dell’uomo alle prese con i problemi della nuova sociale mondiale. «Dalla carità di Dio tutto proviene, per essa tutto prende forma, ad essa tutto tende»: l’enciclica chiede di porre qui l’angolo visuale con cui guardare alla vita sociale, nella consapevolezza che questo non estranea dai problemi, ma al contrario fornisce l’unica prospettiva entro cui la totalità dell’uomo può essere davvero vista. Una carità nel senso autentico del termine cristiano e quindi coniugata con la verità; anzitutto quella donata da Dio e manifestata in Cristo.
Anche questo porre all’inizio la «carità nella verità» va contro corrente rispetto alla tendenza – pur valida a un certo livello – di trattare le questioni sociali nel modo meno confessionale possibile, anche per un giusto tentativo di dialogo pubblico su di esse. Qui è proposto un certo ro-vesciamento della prospettiva: la carità nella verità come punto di partenza – non solo come motivazione ma anche come concezione (quella articolata dalla Dottrina sociale cristiana) – non è una limitazione di campo, ma al contrario spalancamento teorico e pratico, orizzonte entro cui lavorare con chiunque abbia a cuore le sorti storiche dell’uomo, sostenuti da un patrimonio di dottrina che ama la verità dell’uomo.
(Tratto da “Avvenire” dell’08.07.09)
Puoi leggere qui il testo integrale della nuova Enciclica.




