Il segretario generale della CEI, Mons. Giuseppe Betori, ha presentato oggi in conferenza stampa il comunicato finale del Consiglio episcopale permanente riunitosi in questi giorni presso la sede della CEI in Roma. Fra i temi principali discussi dai Vescovi quello relativo all’urgenza educativa: “l’impegno educativo della Chiesa, – afferma Mons. Betori – si è fatto quanto mai urgente oggi, a fronte di una società che non sembra più capace di assicurare riferimenti affidabili per lo sviluppo armonico della persona. Questa urgenza si coglie in particolare tra i giovani e in special modo fra gli adolescenti, che costituiscono la fascia più esposta al disorientamento. […] Molteplici contributi sono stati offerti, utili per delineare una rinnovata azione pastorale tra i giovani e con i giovani. Si tratta, in primo luogo, di risvegliare negli adulti la passione educativa, perché “la vita si accende con la vita, la luce si accende con la luce”: senza riferimenti credibili e modelli avvicinabili è impossibile strutturare personalità mature sul piano umano e spirituale. È questa “un’impresa comune alla quale ciascuno è chiamato a recare il proprio contributo”, secondo le parole del Papa nel discorso per la consegna alla diocesi di Roma della Lettera sul compito urgente dell’educazione (23 febbraio 2008)”.

Betori ricorda le osservazioni sostenute dal Presidente della CEI, Mons. Angelo Bagnasco, nel corso della sua Prolusione: “Non è con i sogni declamati che si costruisce una società nuova e migliore, né con le requisitorie saccenti o le suggestioni vaghe quanto utopiche, ma con i percorsi educativi, con la serietà e l’assiduità delle proposte, con la testimonianza dei maestri, con la severità e lo sforzo diuturno che è propria di ogni conquista”. Solo agendo così sarà possibile superare la divaricazione ricorrente tra razionalità e senso della vita, che mina la condizione giovanile, rendendo ardua l’assunzione di responsabilità adulte e fragile la capacità di amare. Occorre perciò – prosegue il Segretario Generale – accompagnare i giovani con lucidità di principi e prossimità di relazioni, aiutandoli gradualmente a diventare protagonisti nella Chiesa e nella società: quest’attenzione deve essere ancor più presente nei percorsi di iniziazione cristiana nelle parrocchie e nelle aggregazioni, ben sapendo che il crescere nella fede passa in via ordinaria attraverso una concreta esperienza di appartenenza. Si tratta, da una parte, di valorizzare il ruolo peculiare e irrinunciabile della famiglia nell’educazione dei figli, e dall’altra di prestare un’attenzione specifica alla scuola, che costituisce il luogo dove è possibile incontrare tutti i ragazzi e i giovani, non solo quelli che frequentano la comunità ecclesiale.

Si fa strada l’ipotesi (discussa durante i lavori del Consiglio Episcopale Permanente) di una “Lettera ai cercatori di Dio”; “Si vuole infatti intercettare – continua Mons. Betori – la sete di Dio che, seppur velata, continua a crescere nella cultura del nostro tempo, solo in superficie agnostica o distratta. In realtà – è stato sottolineato – esistono e anzi si amplificano nel cuore della gente domande che chiedono di essere chiarite e appagate e che, al di là delle apparenze, uniscono nel profondo. Ci si riferisce in concreto non solo a quelle persone inquiete e in stato di ricerca presenti negli ambienti più acculturati, ma anche a quanti ricominciano a desiderare una pratica fedele, dopo anni di lontananza o di generica appartenenza, e a quanti intendono reagire a un materialismo che ha mostrato il suo volto tragicamente effimero. In questa linea, la riproposta del kerigma è un dono prezioso, che fa emergere come il Dio di Gesù Cristo non sia solo la “risposta” alle nostre domande, ma anche il “superamento” di ogni  attesa umana. Questo approccio eviterà di farne un “tappabuchi”, come di ridurlo a compensazione delle nostre insufficienze o ad appagamento delle nostre aspirazioni, comprendendo come in Dio, grazie all’evento personale di Gesù Cristo, si integrino libertà e felicità. Tale prospettiva diviene storicamente sperimentabile nell’esperienza ecclesiale, superando un’astratta dottrina che inaridisce la vita e uno sterile pragmatismo che vanifica la grazia”.

Il quarto paragrafo del comunicato finale, presentato dal Segretario Generale della CEI, affronta la tematica relativa alla tutela della salute, alla questione politica e all’impegno sociale dettagliata da Mons. Betori con le seguenti osservazioni: “L’avvio di una riflessione sulle istituzioni sanitarie cattoliche ha offerto l’occasione per una più ampia ricognizione sul mondo della salute, delicata frontiera della vita umana, ambito nel quale si registrano oggi non poche tensioni e problematiche. A nessuno sfugge la necessità e l’importanza del ruolo svolto dalle istituzioni sanitarie e socio-sanitarie cattoliche nell’opera di evangelizzazione e di cura pastorale. Secondo i principi di solidarietà e di sussidiarietà, esse costituiscono infatti uno speciale contributo della Chiesa al bene del Paese e, nel contempo, un segno profetico e uno strumento efficace di partecipazione alla redenzione del mondo e della malattia. È stata questa del resto una delle forme storiche in cui il cristianesimo ha saputo realizzare in maniera più convincente “una prassi di vita caratterizzata dall’amore reciproco e dall’attenzione premurosa ai poveri e ai sofferenti” (Benedetto XVI, Discorso al Convegno Ecclesiale di Verona, 19 ottobre 2006). Al presente, però, questa testimonianza che si fa servizio alla fragilità dell’uomo è messa in questione da due fattori: da un lato ci sono le ben note difficoltà di ordine economico legate non solo alla difficile congiuntura, ma anche a una perdurante diffidenza verso le strutture ecclesiastiche, di cui si misconosce talora la produttività e la qualità dei servizi erogati. D’altro lato, pesano la carenza di vocazioni negli istituti religiosi, l’esiguità delle risorse finanziarie e una certa ritrosia a promuovere forme di collaborazione reciproca e di coinvolgimento delle Chiese particolari. Dai lavori del Consiglio Permanente è emersa la convinzione che la sanità costituisca un tema di scottante attualità, destinato a condizionare in futuro anche le scelte politiche. Occorre pertanto farsi carico del problema, ribadendone la centralità tra le opzioni pastorali della Chiesa italiana e avendo ben presente che ogni soluzione concreta sottende una visione più complessiva della persona e della società, in cui occorre dare concretamente spazio al principio di sussidiarietà. Quest’ultimo rilievo sta pure alla base dell’adesione convinta dei Vescovi all’analisi sviluppata nella sua prolusione dal Cardinale Presidente, che, nell’imminenza delle elezioni politiche, ha auspicato che “la consapevolezza di appartenere ad un destino comune … può proficuamente ispirare i comportamenti di ciascuno, e può motivare l’affezione e lo slancio partecipativo alla cosa pubblica”. Riconfermando, per quel che attiene alla Chiesa, “la linea di non coinvolgimento… in alcuna scelta di schieramento politico o di partito”, egli ha ribadito che tale scelta non comporta la diaspora culturale dei cattolici, esigendo piuttosto “un compito della più grande importanza” non solo in rapporto “alle grandi sfide nelle quali porzioni della famiglia umana sono maggiormente in pericolo: le guerre e il terrorismo, la fame e la sete, alcune epidemie terribili…”, ma anche rispetto al “rischio di scelte politiche e legislative che contraddicono fondamentali valori e principi antropologici ed etici radicati nella natura dell’essere umano, in particolare riguardo alla tutela della vita umana in tutte le sue fasi, dal concepimento alla morte naturale, e alla promozione della famiglia fondata sul matrimonio, evitando di introdurre nell’ordinamento pubblico altre forme di unione che contribuirebbero a destabilizzarla, oscurando il suo carattere peculiare e il suo insostituibile ruolo sociale” (Benedetto XVI, Discorso al Convegno Ecclesiale di Verona, 19 ottobre 2006)”.

Il Segretario Generale, termina la presentazione del Comunicato finale dei Vescovi, rivolgendo un particolare pensiero a S.E. Mons. Paulos Faraj Rahho: “Vicinanza sincera e fraterna solidarietà è stata espressa alla Chiesa che è in Iraq per la drammatica vicenda del rapimento dell’arcivescovo di Mossul dei Caldei, S.E. Mons. Paulos Faraj Rahho, del quale, purtroppo, è giunta la notizia della tragica scomparsa dopo la conclusione dei lavori del Consiglio”.

M.N.

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