Un gruppo di studenti, con Padre Claudio e la Monni, si ritrova oggi  sul Monte Guglielmo, con migliaia di altri giovani lombardi, in uno spirituale abbraccio con la GMG di Sydney.
Benedetto XVI è già stato accolto, al molo di Barangaroo, dalla moltitudine di ragazzi giunti in Australia da tutte le parti del mondo.
Ha ricordato loro la cosa più bella del mondo, quella che solo Cristo può offrire: “Siete creature nuove!”.
Guardandoli negli occhi ha detto loro: ATTENTI!

C’è chi ha interesse a vedervi come “dei consumatori in un mercato di possibilità indifferenziate”,
ruolo  reso accattivante dall’idea di essere come degli arbitri del bene, del bello e del buono.
E se invece i ragazzi scoprissero la loro vocazione di “cercatori” e non di “consumatori”?  Scoprirebbero che “Cristo offre di più!  Anzi, offre tutto! Solo Lui…” è la Via per la Verità della Vita.

Giunto alla fine del mondo (dal punto di vista geografico!) il Papa come frutto del silenzio, grato per tanta bellezza intravista dall’alto, reso coraggioso dalla potenza della santità (riflessa nel creato e nelle creature) ricorda che Dio è grande. Però ci sono anche ferite e la riflessione del Papa diventa drammatica: “Qualcosa non è a posto”; “qualcosa di sinistro”… (s’interroga: “Come potrebbe uno che  fosse posto faccia  a faccia con persone che soffrono realmente violenza e sfruttamento sessuale spiegare che queste tragedie, riprodotte in forma virtuale, sono da considerare semplicemente come divertimento”).

Benedetto XVI, usando un’immagine pallonata ma efficace dice: lasciamo pure “Dio in panchina” e ci troveremo dritti dritti nel mondo nuovo dove si selezionano bambini, si procreano uomini destinati ad essere cavie per guarirne altri, si ha diritto di vivere solo se si rispettano certi canoni stabiliti dal potere. Ma a questo punto il Papa con un accento di profetica speranza conclude con queste parole: “ Il nostro mondo si è stancato dell’avidità, dello sfruttamento e della divisione, del tedio di falsi idoli e di risposte parziali, e della pena di false promesse. Il nostro cuore e la nostra mente anelano ad una visione della vita dove regni l’amore, dove i doni siano condivisi, dove si edifichi l’unità, dove la libertà trovi il proprio significato nella verità, e dove l’identità sia trovata in una comunione rispettosa”.

Padre Gino Toppan

 

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