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Fumata bianca elezione Pontefice

 

“Di propria ispirazione”, è il significato letterale della locuzione latina Motu proprio. Si tratta di un documento ufficiale della Chiesa (in uso dal XV secolo) di carattere amministrativo emanato personalmente dal Papa o assunto come suo per iniziativa altrui.

 

Nel giro di pochissimi giorni la Sala Stampa Vaticana ha annunciato due “Motu proprio”. Il primo (già ufficialmente pubblicato il 26 giugno 07) riguarda il ripristino della norma tradizionale circa la maggioranza richiesta per la nomina del Romano Pontefice. In tale documento si dice che: per la validità dell’elezione del Pontefice è necessaria la maggioranza dei due terzi dei Cardinali elettori presenti in Conclave. Inoltre, secondo queste nuove disposizioni, dopo la 33/a o 34/a votazione, si procederà direttamente al ballottaggio fra i due cardinali con il maggior numero di voti ricevuti nel corso dell'ultimo scrutinio (a maggioranza, anche in questo caso, dei due terzi). I due cardinali rimasti in lizza per l'elezione non potranno partecipare attivamente al voto. Il “Motu proprio” di Benedetto XVI cancella così l’ipotesi della maggioranza semplice della metà più uno degli elettori, modificando la Costituzione apostolica “Universi Dominici Gregis” promulgata nel 1996 da Giovanni Paolo II, che prevedeva, dopo il 33/o o 34/o scrutinio qualora gli elettori non avessero trovato un'intesa, una serie di votazioni per le quali sarebbe stata sufficiente la sola maggioranza assoluta.

 

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Miniatura liturgia in lingua latina

 

Nei prossimi giorni verrà anche pubblicato il “Motu proprio” sull’uso del Messale promulgato da Giovanni XXIII nel 1962. Tale documento liberalizzerà l’uso del messale preconciliare in lingua latina (la Messa detta di San Pio V, celebrata nella Chiesa cattolica latina fino al 1969 e mai dichiarata decaduta) sostituito, al termine del Concilio Vaticano II, dal messale romano nelle diverse lingue di appartenenza per permettere ai fedeli una maggiore comprensione del rito eucaristico. Si tratterà di un rito universale “straordinario”, e non sarà necessaria l’approvazione del Vescovo. Attraverso la promulgazione di tale documento si potrebbe riaprire anche il dialogo con la realtà scismatica dei lefebrvriani.

 

Qualche perplessità è stata dichiaratamente sollevata dall’episcopato francese che ritiene la questione dei tradizionalisti e dei lefebrvriani legata al mancato riconoscimento dei principi fondamentali stabiliti dal Concilio Vaticano II.

 

Il segretario di Stato, Tarcisio Bertone ha voluto precisare che ''la forma liturgica pre-conciliare è una grande ricchezza'' e che ''il ruolo del vescovo è centrale nelle disposizioni dell'ordine delle celebrazioni… i sacerdoti non sono autonomi ma sottoposti al vescovo che fa riferimento al papa e alla liturgia della Chiesa universale; c'è una comunione e ci deve essere sintonia in questa bella orchestra''.

 

M.N.

 

 

    

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