Il dono più grande che Don Luigi Giussani ha lasciato a noi “carmelitani” – a quelli che hanno avuto la fortuna di conoscerlo e di amarlo – è l’«idea di Movimento».
E uso quest’espressione perché a Lui era molto cara, consapevole che, in questo caso, la parola «idea» significa «pensiero dominante», impregnato di fede (fino ai limiti della visione), di carità (fino ai limiti della passione gelosa) e di speranza (fino ai limiti della profezia).
«Idea di Movimento» fu negli anni ’70 la formula geniale che ricordava a tutti i cristiani quella “co-essenzialità della dimensione carismatica, nella Chiesa”, di cui avrebbe parlato Giovanni Paolo II alcuni anni dopo.
«Idea di Movimento» voleva dire concepire tutto il cristianesimo come il muoversi dell’Amore Trinitario verso il mondo e il muoversi del mondo per tornare a Dio.
«Idea di Movimento» voleva dire che Gesù «av-veniva» nella nostra esistenza e che dovevamo imparare ad essere fieri e innamorati del suo Avvento, e della sua quotidiana compagnia.
«Idea di Movimento» voleva dire che i cristiani dovevano muoversi per assecondare lo Spirito Santo nella edificazione della Chiesa, fino a rendere le singole comunità cristiane pedagogicamente persuasive.
«Idea di Movimento» voleva dire, infine, che la Chiesa era tutta fatta per andare salvificamente incontro al mondo, in tutti i suoi ambienti vitali.
Questo il dono e l’eredità di don Luigi Giussani, che non abbiamo mai dimenticato.
Ed è in queste radici che noi carmelitani (religiosi e laici) abbiamo successivamente innestato, – liberamente e consapevolmente, sicuri di una sintonia che andava oltre le forme – il nostro “muoverci” secondo il nostro proprio e specifico carisma.
Oggi noi viviamo, lieti, in un Movimento Ecclesiale Carmelitano, ma l’«idea di Movimento» (e i primi battiti del cuore di quegli anni nei quali imparavamo a “muoverci” nella Chiesa) li dobbiamo ancora a Don Luigi Giussani.
P. Antonio Maria Sicari
Brescia, 22 febbraio 2005




