Breve dialogo tra due giovani adolescenti, seduti l’uno di fronte all’altro, durante la corsa in autobus:
Qual è la cosa più pazza che hai fatto nella vita! Aver trascorso quattro ore di fila davanti al computer? Hai vissuto mai una vera emozione, come rompere i vetri di una macchina o farti di alcool?
[L’altro tace!]
Allora non hai vissuto e soprattutto non sei libero!!!


Non è tanto il discorso – assolutamente irragionevole e balordo – del primo giovane a sorprendere (purtroppo), quanto il “silenzio” del secondo. L’incapacità cioè di motivare il senso di responsabilità che dovrebbe albergare in tutti noi.
Perché tacere di fronte all’irresponsabilità dell’altro?

A tal proposito mi vengono in mente le parole che alcuni mesi fa Papa Ratzinger rivolse ai giovani:

«L’arte di vivere, di essere se stesso, l’arte di essere uomo esige rinunce, e le rinunce vere, che ci aiutano a trovare la strada della vita, l’arte della vita, ci sono indicate nella Parola di Dio e ci aiutano a non cadere – diciamo – nell’abisso della droga, dell’alcool, della schiavitù della sessualità, della schiavitù del denaro, della pigrizia. Tutte queste cose, in un primo momento, appaiono come azioni di libertà. In realtà, non sono azioni di libertà, ma inizio di una schiavitù che diventa sempre più insuperabile. Riuscire a rinunciare alla tentazione del momento, andare avanti verso il bene crea la vera libertà e fa preziosa la vita. In questo senso, mi sembra, dobbiamo vedere che senza un "no" a certe cose non cresce il grande "sì" alla vera vita» (Benedetto XVI, Dialogo con i giovani, 25 marzo 2010).

M.N.

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