di P. Antonio Maria SICARI
Da un incontro con i giovani del Movimento
Oggi parliamo di una questione essenziale per i giovani: la libertà. Molti di voi, prima o dopo, si troveranno nella situazione di passaggio dalla scuola all'università. Il problema diventa: adesso tutto dipende da me, posso fare quello che voglio. Altri invece dicono: ma io partecipando al movimento, obbedendo alla Chiesa, non sono condizionato, costretto, poco libero davanti ai miei compagni ed amici? Succede spesso che i giovani cristiani sospettano che, fuori dall'appartenenza ad una comunità ci sia più libertà.
Voglio iniziare con un esempio: il Vangelo racconta di Gesù che cammina sulle acque del lago di Tiberiade e salva Pietro che sta per affogare (Mt 14, 22-33). Circa dieci anni fa, nell'agosto 2000, sulla spiaggia del lago Tiberiade, c'era un palestinese che era entrato nel territorio senza permesso, si chiamava Omar Giada. Ventiquattro anni, due figli, (Malek di due anni e Jara di 10 mesi), la moglie incinta di sei mesi. E' caduto in acqua un bambino ebreo di sei anni, Gush Laftzaf, lui senza saper nuotare si è buttato in acqua, ha tenuto il bambino in alto ed è morto mentre il bambino si è salvato. E' stato in agonia due giorni all'ospedale di Tel Aviv e l'ospedale si è riempito di fiori provenienti da tutto Israele, e il padre di questo uomo musulmano ha detto: "ebrei, musulmani che importa? Tutti siamo figli di Dio. Sono contento che mio figlio abbia dato la vita per un bambino ebreo". L'episodio venne riportato sui giornali dell'epoca. Vedete la libertà? Da una cronaca di morte si ricava un racconto di libertà. Perché?
La libertà ha a che fare con la felicità. Quand'è che io mi sento libero? Quando desidero qualcosa e la posso ottenere, quando c'è qualcosa che mi affascina e la posso afferrare, quando una cosa mi sembra bella e nessuno mi impedisce di raggiungerla. Nessuno vuole essere libero per essere infelice. Uno vuole essere libero per essere felice anche se in quel momento la “felicità” è mangiare un gelato, come fa il bambino. Voglio essere libero di giocare a pallone perché mi piace, voglio essere libero di star su fino all'una di notte perché mi piace. Uno è libero quando può fare qualcosa che gli piace, giusto? Nel "voglio fare quello che mi piace", come dicono i bambini, "c'è una cosa grande, bellissima". Noi diciamo cristianamente, che lo scopo di tutto è la felicità eterna dove ognuno potrà fare quello che vuole. Seconda cosa: uno si sente libero quando fa quello che vuole. Dire "voglio fare quello che voglio " è la frase più bella di tutta la letteratura (addirittura è una frase divina perché Dio è esattamente "Colui che fa tutto quello che vuole"). E' una frase talmente grande che io posso dire di no a Dio… Dio nei comandamenti dice: “fa questo”, e io posso dire di no! Questo significa che l'uomo è dotato di una dignità incredibile. Nemmeno Dio mi può costringere. Un ragazzina di 13 anni può dire di no a Dio; questo è terribile ma è una cosa grande. Quanto grande è la dignità di un uomo se può dire di no a Dio? Cerchiamo ora di approfondire. Se la libertà ha a che fare con la felicità io non dovrei poter volere cose che mi fanno male.
Se la libertà è per essere felici e io posso fare tutto quello che voglio come mai posso voler cose che rendono infelici me e gli altri? Perché posso volere cose che rendono infelici se la libertà è fatta per essere felici? Perché io posso volere il male se la libertà è fatta per essere felici? Ci sono persone che vogliono farsi del male, che sanno di farsi del male, ci sono uomini che sanno distruggere la loro famiglia e dicono "è male lo so, ma lo faccio lo stesso". D'altra parte l'uomo di cui parlavano i giornali ha voluto una cosa amara: sapeva di morire perché non sapeva nuotare, però ha detto "è bella'! Vorrei che mi rispondeste voi: se la libertà è per essere felici e io posso volere tutto quello che voglio, perché voglio cose che mi rendono infelice? Nella Bibbia a questa domanda si risponde così: perché c'è il peccato originale. Dio ti ha fatto per essere felice, ti ha fatto così grande che puoi fare quello che vuoi anche dire di no a Lui, ma Dio voleva che tu scegliessi quello che ti rende felice e Dio aveva immaginato un ambiente, un mondo, una comunità, una famiglia dove le persone si aiutavano a scegliere il bene. Perché quest'uomo ha detto: il bene è dare la vita? Probabilmente perché è stato educato da un papà particolarmente sensibile all'amore verso il prossimo. Se fosse vissuto in una famiglia dove lo educavano a dire: "muore un ebreo? Dieci ne devono morire!", si sarebbe comportato in maniera diversa. Ognuno di noi vive in un ambiente in una famiglia, in un luogo, ha delle amicizie, una comunità dove si decide cosa è la libertà. La libertà allora è fare quello che voglio ma se quello che voglio è una cosa buona, giusta. Dipende dall'ambiente dove sono, dalla famiglia che ho, dipende dagli amici che ho, dipende dai luoghi in cui abito. Allora immaginiamo uno di voi che va all'università: può fare quello che vuole, può decidere se la fede è un bene o è da buttare. Può decidere se l'onestà è un bene o l'onestà è da buttare, può decidere se l'affettività è fedeltà o andare con questo o con quello, può decidere se pregare o non pregare, se studiare o non studiare. Può fare quello che vuole, ma se quello che vuole è per la felicità, per il bene suo e degli altri, dipende dagli amici che avrà, dalla famiglia spirituale che il Signore gli regala. Noi vogliamo un movimento che sia una famiglia dove ognuno può fare quello che vuole, ma quello che si vuole è sempre legato ad un desiderio di felicità per se e per gli altri e la felicità è legata alle cose vere, buone, belle. La felicità può essere legata anche al dar la vita, anche a morire se è necessario. Edith Stein ha dimostrato che si è felici "cercando, cercando, cercando " fino a trovare Gesù e si può essere felici anche in un campo di concentramento. I testimoni hanno raccontato che nel Lager c'erano molti bambini abbandonati perché le madri avevano perso la testa dalla paura e l'ultima testimonianza la descrive attorniata da bambini come una mamma. Lei li lava, li pettina, sistema i vestitini. La professoressa di università, la suora di clausura in quel momento era rimasta l'unica mamma. Vedete la libertà? Era schiava in un campo di concentramento ed ha saputo essere libera fino in fondo, donna fino in fondo.





