Il “privilegio” di vivere una grande storia
Veloce vacanza con gli studenti di Brescia e della Sicilia a Castellammare del Golfo – 12-14 febbraio“Siamo qui perché Dio si è in qualche modo ‘scomodato’ per incontrarmi e farmi incontrare delle persone belle”. Con queste parole di Padre Paolo è cominciata la breve ma intensa vacanzina con gli studenti della Sicilia e i nostri amici di Brescia.
Probabilmente l’idea di prendere un aereo, viaggiare tre ore in pullman, mobilitare intere famiglie della comunità per vivere appena 24 ore insieme, potrebbe sembrare folle. Ma il motivo che ci ha spinti ad esserci e a faticare è capace di dare un senso a tutto il resto. Proprio nel giorno di san Valentino, mentre tanti giovani (e non) festeggiano con fiori e cioccolatini il loro amore, sessanta studenti, insieme ad una decina di adulti, parlano di un Dio che si è preso cura di ciascuno di loro, li ha cercati e li ha fatti incontrare. In questo dato così reale (tanto reale che possiamo vederlo e toccarlo nei volti e nelle persone lì presenti) sta il nostro essere privilegiati . E nella nostra storia, essere privilegiati significa che se qualcosa di bello ti viene affidato, ti viene anche offerto un lavoro per custodirlo. Vogliamo ringraziare per la bellezza e la profondità di questi giorni le comunità di Alcamo e Castellammare, per la cura particolare che hanno messo nel preparare un posto accogliente e familiare, i ragazzi e i responsabili di Brescia per aver creato l’occasione d’incontro e tutti coloro che fidandosi hanno detto “sì”.
Silvia Cascino (Palermo)
Cosa abbiamo di speciale noi? Perché noi e non altri hanno incontrato questa storia?
Con queste domande abbiamo iniziato questi due giorni di incontro tra tutte le comunità della Sicilia, organizzate in occasione della visita di alcuni ragazzi di Brescia. E’ stata tutto sommato una vacanza in piccolo: siamo rimasti insieme meno di ventiquattro ore. Però queste ventiquattro ore, ovvero dal pomeriggio del 13 al pomeriggio del 14, le abbiamo vissute con una consapevolezza che solo l’amicizia in Cristo può darci: la consapevolezza di non essere speciali o meglio di esserlo solamente in Lui. Padre Paolo durante l’incontro del pomeriggio del 13 ha portato alla nostra attenzione la storia di Mosè, colui che fu scelto per condurre il popolo di Israele nella Terra Promessa. Mosè non si riconobbe mai speciale o dotato di qualcosa che lo rendesse migliore degli altri, ma comprese come con Dio poteva condurre un popolo fuori dalla schiavitù, perché Dio lo rendeva particolare, lo aveva cambiato, lo aveva reso uno strumento utile. Ecco a cosa ci invitava Padre Paolo. Ci invitava a divenire noi stessi strumenti di Dio, divenire cristiani a scuola, con gli amici, nel quotidiano.
Siamo resi speciali dall’incontro con Cristo e in Lui dall’incontro con questa grande amicizia che avviene nel MEC. Ma che motivo avrebbe il Signore di renderci speciali o particolari agli occhi degli altri se non quello di divenire noi stessi strumenti che possano permettere ad altri di incontrarLo? Cristo non ci ha chiamato amici per la nostra incapacità, bensì per il Suo Amore che tutti meritiamo.
Il tempo che abbiamo passato insieme è volato, ma chi dimenticherà la splendida serata, chi dimenticherà le risate che abbiamo fatto insieme ai nostri amici, le canzoni cantate in macchina mentre andavamo ai Faraglioni di Scopello, le pacche sulla spalla, il sentirti amico di quei ragazzi che a mala pena conosci, la fiducia che riponi in loro perché sai che da loro passa Cristo ed è questo che ti dà fiducia? Mi sono sentito accolto in questa amicizia senza che lo avessi chiesto o avessi dato prova di esserne degno.
Dopo l’incontro abbiamo cenato e poi abbiamo trascorso insieme l’unica serata trascorsa insieme a giocare e ridere; in tutto questo secondo me è presente Cristo: nella sincerità di una risata, nella profondità di uno sguardo, nella dolcezza di una parola detta da un Amico.
La mattina del 14 si è conclusa con la Messa, che ha segnato l’ultimo atto della vacanza e secondo me non sarebbe stata una vera vacanza senza la Messa. Credo che senza l’Eucarestia tutte le belle parole dette non avrebbero avuto senso; credo che senza l’Eucarestia questa amicizia non avrebbe motivo di esistere; credo che senza l’Amore il nostro corpo avrebbe ben poco valore o forse solo il valore che ha un ammasso di cellule; credo che senza Cristo la nostra vita sia solo destinata a passare senza lasciare al mondo nessuna eredità d’affetti, una vita senza alcuna particolarità o originalità che invece l’incontro con una Persona può darti. E’ nella Messa che noi celebriamo questo incontro, che ogni tanto è scomodo perché è un incontro che pretende oltre che dare: pretende coerenza al Suo Amore, un’adesione totale. Spesso però noi giovani dimentichiamo quanto possiamo essere particolari agli occhi degli altri, quanto la nostra adesione all’Amore di Cristo possa mostrare agli altri nostri coetanei che si può vivere con una profondità diversa. Una profondità che si mostra nelle piccole cose, nel modo di stare in classe, nel modo di studiare, o facendo semplicemente un segno di croce (come diceva padre Paolo durante la vacanza invernale).
Abbiamo concluso i due giorni ricordando una sfida lanciata da Padre Paolo ai ragazzi del nord: fra qualche mese le comunità del sud supereranno in numero di gran lunga le comunità del nord. Volevo solo tranquillizzare i miei amici del nord perché vinceremo la scommessa!
Fabio Inzerillo (Palermo)
Quando i miei responsabili mi hanno chiesto di andare in Sicilia qualche giorno dal 13 al 15 febbraio con loro e altri 3studenti delle comunità di Brescia e Adro, non ho fatto altro che accettare entusiasta la richiesta.
Con me ho portato la voglia di portare e di condividere la mia esperienza di Movimento con studenti di un’altra comunità, di rivedere gli amici siciliani che non vedevo dalla vacanza estiva, e perché no, anche di trascorrere qualche giorno al mare.
Giunti a destinazione, siamo stati accolti calorosamente all’aeroporto di Palermo dai ragazzi e dalle famiglie che ci hanno ospitato a casa loro. Inutile sottolineare la disponibilità di queste persone, pronte e attente ad ogni nostro bisogno.
Il giorno seguente abbiamo trascorso la mattinata a Mondello, una spiaggia di Palermo. Il nostro modo semplice di ridere, di scherzare, di divertirci, di chiacchierare… non ci si può non accorgere di quel di più che ci tiene legati, nonostante la distanza che ci divide. E’ quel Qualcuno che ci accomuna, che fa sì che le nostre amicizie crescano e rimangano solide e stabili.
Nel pomeriggio ci siamo recati a Scopello, dove erano stati organizzati due giorni con gli studenti di tutte le comunità della Sicilia. Non vi dico la mia sorpresa. Inizialmente la Comunità contava una decina di studenti. Ora sono quasi settanta. Sia nei volti amici che in quelli nuovi traspariva un grande entusiasmo: l’entusiasmo di vivere un’esperienza diversa da quelle che la vita propone di solito a noi giovani, l’entusiasmo di dar vita a una nuova storia, di vivere le amicizie, di trascorrere il tempo, di rapportarci con i nostri genitori, con le persone che ci stanno accanto in maniera totalmente nuova. E’ proprio il loro entusiasmo che mi ha fatto riflettere. Si capisce dagli sguardi che il loro è un entusiasmo che rimane acceso, vivo, che non si spegne mai. Per molti studenti che, come me, frequentano il Movimento da quando sono piccoli, il rischio è quello di incorrere nell’abitudine, di dare un po’ tutto per scontato, di vivere gli incontri e le vacanzine in modo scontato, un po’ perché lo facciamo da sempre e un po’ perché spesso è faticoso custodire un bene così prezioso. Solo che il Signore a volte sul nostro cammino ci fa incontrare delle persone che ci aiutano a ricordare la fortuna e la grazia che abbiamo di far parte di una storia come questa. A me è capitato esattamente così.
Durante la meditazione di Padre Paolo è sorta una domanda : “Ma come mai proprio noi siamo stati chiamati a vivere l’esperienza del movimento? Perché Dio ha scelto noi e non qualcun altro?”. E la risposta non poteva essere più chiara di così: Dio ci ha prescelti non perché siamo più “belli o più bravi”, ma perché ha in mente un progetto ben preciso su di noi. E’ venuto a cercarci e si è preso cura di noi. Nel suo disegno ha deciso questo per ciascuno di noi, e noi dobbiamo essere coscienti di ciò.
Sono tornata a casa con la consapevolezza che Dio ha bisogno della mia voce, delle mie mani, del mio cuore, della mia persona per dire qualcosa di Sé. Ed è proprio con questa consapevolezza che in Sicilia stanno crescendo nuove comunità di studenti, come quella di Alcamo e di Castellammare, così come ne abbiamo avuto testimonianza in questi giorni.
Maddalena Salvi (Brescia)




