di Silvia Cascino

In occasione della visita pastorale di Papa Benedetto XVI, tenutasi il 3 Ottobre a Palermo, la Diocesi ha organizzato degli incontri con i Vescovi siciliani nelle varie chiese del centro storico.
Queste “Fontane di luce”, così sono stati intitolati questi incontri, sono state una gran bella occasione di preparazione e di riflessione. 

S.E. Mons. Michele  Pennisi, vescovo di Piazza Armerina, ha parlato ai giovani di educazione.
“Nel XXI sec. c’è ancora il coraggio di educare?”. Con tale quesito si è aperto il discorso del Vescovo. Oggi, infatti, si parla di emergenza educativa in una società che è sempre più caratterizzata da un sapere frammentario, dal relativismo, dall’individualismo. E fra i giovani regna l’apatia!

Eppure, continuava Mons. Pennisi, noi giovani dobbiamo avere il coraggio di continuare a ricercare la verità. Dobbiamo riscoprire il compito educativo come “altissima vocazione”. Per educare bisogna conoscere l’uomo, e se l’uomo è fatto a immagine e somiglianza di Dio, allora bisogna educarlo ad essere ciò per cui è stato creato.
Educare significa allora prendere per mano una persona ed aiutarla a percepire per intero la realtà. Educare diventa aiutare un uomo ad essere coraggioso e libero. Educare vuol dire che l’uomo diventa per l’uomo la strada bella che conduce a Dio.
Secondo questo percorso la scuola e l’università non dovrebbero essere il fine ultimo, ma il mezzo.
Ma sempre più spesso l’insegnante diventa una sorta di relatore oppure un commesso, che è pronto a soddisfare le richieste dei suoi studenti.
Bisogna puntare ad una scuola di qualità, una scuola che educhi e che educhi alla vita. Perché, come recita un testo del cantante Renato Zero: “del tuo sapere poi non sembra soddisfatto il cuore, riuscire a vivere è tutta un'altra musica”.
La laicità della scuola, come della maggior parte delle istituzioni, non implica la neutralità o la superficialità degli educatori davanti alle questioni importanti della persona.
Davanti a un mondo che sembra allontanarsi sempre di più da questo centro, noi educatori, noi cristiani possiamo e dobbiamo dar vita ad una nuova passione educativa, possiamo essere la qualità.

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