RECENSIONE
di Michelangelo NASCA
“Bianca come il latte rossa come il sangue”è uno di quei libri (edito dalla Mondadori) che catturano subito l’attenzione del lettore, soprattutto quella dei più giovani ai quali il libro si rivolge raccontando i loro stati d’animo, i sogni custoditi nel cuore e le innumerevoli domande che albergano nella loro mente, soprattutto quando l’esperienza della sofferenza si intreccia con la spensieratezza della loro adolescente quotidianità.
L’autore di questo splendido romanzo, Alessandro D’Avenia, – un palermitano alla prima esperienza editoriale che ha riscosso già un considerevole successo – racconta la storia di un giovane sedicenne (Leo) che, come tantissimi altri suoi coetanei, ha davanti a sé tutta la bellezza e i sogni di una vita da conquistare. L’incontro, avvenuto a scuola, con il supplente di Storia e Filosofia cambierà la sua vita scolastica portandolo anche, a poco a poco, ad una importante maturazione interiore.
Leo ha paura del “bianco”, il colore che simbolicamente per lui rappresenta privazione, assenza, sconfitta (come una notte passata in bianco, un foglio consegnato in bianco, o alzare bandiera bianca). Il “rosso” invece è il colore della passione, della vita, dell’amore, ed è anche il colore dei capelli di Beatrice di cui Leo si è perdutamente innamorato. Quando Leo verrà a conoscenza della malattia che affligge Beatrice, sarà aiutato dal Prof. Di Storia e Filosofia e dall’inseparabile compagna di classe (Silvia) a superare il “bianco” di quella drammatica sofferenza e a trovare il coraggio di scommettere su una speranza più grande.
Il libro merita davvero di essere letto. E’ un testo che commuove e invita alla riflessione ma soprattutto (contrariamente a tanti altri libri esclusivamente ed esageratamente romantici e sdolcinati) offre al lettore una intelligente serie di contenuti relativi all’amore, al dolore, alla vita, ai progetti per il futuro e al rapporto con la fede.
Due brevi passaggi tratti dal libro:
«Mio nonno quel giorno mi spiegò che noi siamo diversi dagli animali, che fanno solo quello che la loro natura comanda. Noi invece siamo liberi. E il più grande dono che abbiamo ricevuto. Grazie alla libertà possiamo diventare qualcosa di diverso da quello che siamo. La libertà ci consente di sognare e i sogni sono il sangue della nostra vita, anche se spesso costano un lungo viaggio e qualche bastonata. "Non rinunciare mai ai tuoi sogni! Non avere paura di sognare, anche se gli altri ti ridono dietro" così mi disse mio nonno, "rinunceresti a essere te stesso." Ancora mi ricordo gli occhi brillanti con cui sottolineò le sue parole.».
“Ci sono due modi per guardare il volto di una persona. Uno è guardare gli occhi come parte del volto. L'altro è guardare gli occhi e basta, come se fossero il volto. È una di quelle cose che mettono paura quando le fai. Perché gli occhi sono la vita in miniatura. Bianchi intorno, come il nulla in cui galleggia la vita, l'iride colorata, come la varietà imprevedibile che la caratterizza, sino a tuffarsi nel nero della pupilla che tutto inghiotte, come un pozzo oscuro senza colore e senza fondo. Ed è lì che mi sono tuffato guardando Silvia in quel modo, nell'oceano profondo della sua vita, entrandoci dentro e lasciando entrare lei nella mia: gli occhi Ma non ho retto lo sguardo. Invece Silvia sì”.





