Il paese in attesa

Racconti
di Luigi Larocchi

C’era un paese dove tutti aspettavano. La cosa strana, direi addirittura bizzarra, è che non aspettavano una festa, un evento importante o l’arrivo di un illustre personaggio; aspettavano e basta!
La mattina i vecchietti, che non riuscivano a dormire bene, aspettavano che la sveglia suonasse. Il fornaio, nella sua bottega, aspettava che il pane cocesse nel forno. Gli scolari aspettavano che la campanella desse inizio alle lezioni, e poi aspettavano che le facesse finire. Tutti, sempre, per tutto il giorno, aspettavano…
Anche in Comune, se volevi chiedere la licenza per aprire un negozio, ti facevano aspettare in coda il turno per parlare con il funzionario incaricato; poi il funzionario aspettava di parlare con il suo superiore e così via, tanto che a nessuno arrivava mai nessuna licenza.
Anche le cose aspettavano! Le case aspettavano di essere ristrutturate, le strade di essere costruite, i negozi di aprire.
Le persone di questo paese sbuffavano tutto il giorno, perché non vi è nulla di più noioso che continuare ad attendere. Provate a pensare di aspettare un autobus, e che questo cominci a tardare: prima un minuto, poi dieci, poi un’ora… Pensate se addirittura foste lì ad aspettare da così tanto tempo da non ricordare più neppure che cosa stavate aspettando… Come vi sentireste?
Un giorno, la signora Elisea, si accorse di aspettare un bambino.
Felice, cominciò ricamare per lui vestitini e copertine di tutte le fogge e le dimensioni. Il signor Polidoro, marito di Elisea, cominciò a lavorare con più lena ai mobili che stava costruendo nella sua bottega, «Perché - pensava - avremo bisogno di qualche soldino in più per mantenere nostro figlio». I clienti del signor Polidoro si stupirono molto della velocità con cui venivano realizzati i mobili, e ne furono contenti.
Quando la pancia della signora Elisea cominciò a crescere e a renderle difficili i movimenti, i vicini di casa si offrirono volentieri di aiutarla a prendere l’acqua al pozzo vicino. Alcuni abitanti della via cominciarono a mettere a posto la strada che dalla casa dei due sposi portava ai principali negozi. Altri si misero a ridipingere le case ad a potare le aiuole, “perché - dicevano - sta per nascere un bambino, e non possiamo fargli vedere il paese in queste condizioni!”.
Quando ormai mancava poco alla nascita, la tensione cominciò a crescere sempre di più.
La mattina i vecchietti, non appena alzati, cominciarono a chiedersi: «… ma sarà nato il bambino?», e dopo essersi vestiti il più velocemente possibile, compatibilmente con gli acciacchi causati dall’età, presero l’abitudine di andare a curiosare nella via dove abitavano Elisea e Polidoro. Il fornaio, mentre aspettava che il pane cocesse nel forno, cominciò a pensare a quale dolce avrebbe preparato per festeggiare la nascita del bambino. Gli alunni, durante le lezioni, iniziarono a stare più attenti «Perché -si ripetevano l’un l’altro- dovremo insegnare molte cose al bambino che sta per arrivare».
Perfino le cose cominciarono a diventare più belle! I parchi furono ripuliti; vasi di fiori cominciarono a spuntare sui davanzali delle case; si decise persino di ridipingere il Comune di un bel colore azzurro, che piace moltissimo ai bambini!

Così le persone di quel paese divennero sempre più contente, perché non vi è nulla di più bello che aspettare qualcuno che sta per arrivare, ma che poi, a guardar bene, è già così presente.

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