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Ritorniamo indietro a scoprire le primissime fila di queste nostre radici.
Avvenne che un giorno, in Casa Trinità, si tenne consiglio di famiglia e si prese una prima sorprendente decisione. Viveva da sempre lì un Figlio profondamente in sintonia col Padre, era l'Unigenito, goccia del tutto simile a Lui, "della stessa sostanza del Padre". Ebbene, si decise di allargare famiglia e di avere come figlio proprio un uomo: quel Figlio Unigenito avrebbe assunto anche una natura umana, diventando uomo-Dio, il Figlio di Dio che è anche uomo. E' Gesù Cristo, inizio e fine di tutta la successiva creazione dell'uomo e delle cose. Così si esprime san Paolo: "Egli è immagine del Dio invisibile, generato prima di ogni creatura. Tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte sussistono in lui" (Col 1,15-17).
Appunto "in vista di lui" si prese la seconda impensabile decisione: creare, cioè, ogni uomo su quel modello, quasi sua espansione e prolungamento, diventando Lui non il caso unico, ma "il primogenito di molti fratelli". Lo afferma ancora san Paolo: "Ci ha predestinati a essere conformi all'immagine del Figlio suo perché egli sia il primogenito tra molti fratelli" (Rm 8,29). Ogni uomo quindi è progettato, creato, strutturato, "stampato" secondo quel prototipo: cioè uomo-figlio di Dio, chiamato a diventare come l'Unigenito figlio proprio di Dio e suo erede: "Vedete come ci ha voluto bene il Padre? Egli ci ha chiamati a essere suoi figli. E noi lo siamo realmente" (1 Gv 3,1).
Questo significa che dentro ogni uomo, impastato com'è di divino, è inscritto un bisogno assoluto di Dio; la sua più intima struttura tende a realizzare in pieno quella sua destinazione a essere "simile a Lui", a raggiungere quella intimità e quel possesso di Dio che l'Unigenito da sempre ha col Padre. Per usare un'immagine: ogni uomo è come nella condizione di un fidanzato promesso a un matrimonio grande e alto, quello con la divinità, nel cammino di una sua progressiva identificazione a quel Figlio di Dio incarnato sul quale è stato predestinato, fino a trasformarsi "in un uomo perfetto, nella misura che conviene alla piena maturità di Cristo" (Ef 4,13).
E' qui che si fonda in verità l'anelito dell'uomo verso Dio, il suo cercarlo senza sosta, in forme diverse, ma incessanti. E' quello che propriamente qui si chiama "nostalgia" di Dio. Sant'Agostino ne ha colto in profondità tutta la ripercussione psicologica ripensando alla sua lunga e appassionata ricerca di Dio: "Ci hai fatti per te, Signore, e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te". Qui si fonda l'impulso profondo del pellegrinaggio: in una natura e quindi in un cuore assetato di Dio perché bramoso della riuscita della sua unica identità e del destino che gli è dato fin dall'atto creativo!






