| Indice |
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| Pellegrinaggio "Madre del Creatore" |
| La radice esistenziale |
| La radice biblica |
| La radice teologica |
| La radice ecclesiale |
| La radice escatologica |
| Tutte le pagine |
Un giorno Dio chiamò Abramo e gli disse: "Esci dalla tua terra e va' nel paese che io ti indicherò" (Gn 12,1). E Abramo inizia il pellegrinaggio della sua vita guidato da Dio stesso. Dopo di lui Mosè è chiamato dal roveto ardente e inviato a condurre il suo popolo fuori dalla schiavitù d'Egitto. E' il braccio potente di Dio a far passare Israele per le acque del Mar Rosso; è Dio a convocarlo al Sinai per offrirgli un'alleanza; è Lui a guidarlo e a metterlo alla prova nel deserto per 40 anni. Mosè ne avrà coscienza: "Se tu non cammini con noi, io non mi muoverò!" (Es 33,15).
Tutta la Bibbia è la storia di questo graduale esporsi di Dio dentro la vicenda di un popolo per rivelargli sempre più il suo volto preciso, per comunicarsi a lui con una solidarietà che diviene salvezza, e invitarlo ad accogliere un'alleanza che mira a portare l'uomo a una partecipazione più piena al suo mistero. Il lungo pellegrinaggio dell'uomo verso il mistero della vita incrocia il pellegrinaggio di Dio verso l'uomo che viene incontro ai suoi passi incerti, per purificarne gli aneliti e dirigerlo verso esperienze che svelino una vicenda di Dio e dell'uomo che li accomuna.
Più precisamente: l'esperienza dell'Esodo segna il paradigma dell'itinerario che Dio fa compiere all'uomo perché possa raggiungere la salvezza. L'iniziativa è di Dio che "ha compassione del suo popolo" e si muove a liberarlo da una schiavitù, di cui l'uomo a volte ha nostalgia! Per la mediazione di un suo inviato, Mosè, che agisce non per forza propria ma per poteri ricevuti, Dio libera il suo popolo per portarlo a un'esperienza e a una comunione con Lui: è il momento solenne dell'alleanza al Sinai. Ma il dono di Dio va stimato e fatto proprio, anche negli avvenimenti difficili della prova: il deserto rappresenta il momento educativo robusto di questo Dio che conduce alla fine il suo popolo nella terra promessa.
Altra immagine emblematica del pellegrinaggio che Dio disegna con il suo popolo è la vicenda personale di Osea: parabola dell'alleanza che i profeti leggono in chiave sponsale. Quest'uomo, Osea, aveva sposato una donna cui voleva un gran bene e dalla quale aveva avuto tre bei bambini. Dopo dieci anni di matrimonio, questa donna abbandona marito e figli e se ne va con altri amanti. Osea rimane sconcertato. Dio interviene a dirgli: Va' a fare il profeta a mio nome e racconta l'angoscia che ti ha preso, perché tale è anche il mio sconcerto e la mia angoscia; il mio popolo mi ha abbandonato e tradito con altri amanti, con altre divinità, e ha disprezzato tutte le tenerezze e le premure di sposo che io ho sempre avuto nei suoi confronti. E Dio si lamenta: "Che altro potevo fare di più alla mia vigna che io non abbia fatto?" (Is 5,4). Dio farà di tutto per richiamare il suo popolo alla fedeltà, anche con castighi. Ma alla fine dirà a Osea: "Ama la tua donna, anche se ti tradisce con un amante. Amala, come il Signore ama gli Israeliti anche se si rivolgono ad altre divinità" (Os 3,1). In questa coppia difficile, quando il partner umano viene meno, al partner divino non resta altra scelta che la misericordia e il perdono!
E alla fine sarà proprio Dio a venire a rimetterci la pelle per riscattare l'uomo dai suoi mali più profondi: il peccato e la morte. L'incarnazione del Figlio di Dio che si fa uomo in Gesù di Nazaret segna la condivisione più piena di Dio con la vicenda umana, fino a divenirne cosí solidale da "portare lui il peccato di tutti noi, per le cui piaghe noi siamo stati guariti" (Is 53). E' appunto lì che deve sfociare l'itinerario dell'uomo verso la propria salvezza e vita. Cristo è il culmine della storia umana, dove il Dio invisibile s'è reso accessibile e consanguineo all'uomo così da condividerne tutta la vicenda e portarla a pieno riscatto.
Potremmo riassumere questo aspetto del pellegrinaggio dell'uomo nell'icona dei Magi. Li muove una ricerca, certamente quella di Dio. Una stella interviene e li guida. Il creato già dice molto su Dio! Ma quella stella li indirizza a Gerusalemme, dove Dio da tempo s'è reso vicino e dove le Scritture parlano di una sua imminente apparizione. E vengono indirizzati a Betlemme, dove il cielo ha toccato la terra, dove l'Assoluto ha preso volto di uomo e l'Eterno s'è fatto bambino! La Bibbia indirizza la ricerca verso il posto giusto fissato da Dio per l'incontro vero e definitivo tra umanità e divinità. I Magi, che cercavano sinceramente Dio, lo hanno trovato e adorato in quel bambino posto nella mangiatoia.
Il cristianesimo non è un'incantevole favola sentimentale, o una teoria filosofica, né una religione inventata da uomini saggi: è semplicemente un fatto, un evento - documentabile e certo dell'unico ed eterno Dio che s'è mescolato come uomo tra gli uomini per incontrare l'uomo che da sempre ne è in ricerca. Da allora non è più ipotizzabile un altro volto del mistero, di Dio. "In lui - dirà san Paolo di Gesù - abita la pienezza della divinità in un modo fisico" (Col 2,9). Questo in sostanza è l'unico sbocco salvifico del pellegrinaggio dell'uomo!






