In un documento del gennaio 2008, scritto da P. Antonio Sicari e indirizzato a tutti i componenti dell' Assemblea Generale, si legge che "il MEC ha un carisma a-tipico”.
Evidentemente l’aggettivo ‘atipico’ ha ben impressionato i componenti dell’Assemblea, visto che più di uno, nella discussione inaugurale dell’incontro, ha sottolineato questa definizione.
In effetti essere detti ‘atipici’ è un gran complimento.
Fare come fanno tutti è così semplice e costa così poco, che è difficile per gli uomini rinunciare al piacere di sentirsi facilmente riconoscibili, accettabili e velocemente digeribili dalla massa. Oggi il criterio di bontà di un prodotto coincide con i livelli di audience che riesce a riscuotere una volta pubblicizzato in un qualche spettacolo. E molti estendono questo vezzo scriteriato, assunto dal mondo televisivo, ad altri mondi che scriteriati non dovrebbero essere.
La vita stessa è sentita sempre più come uno spettacolo da esibire in tutti i suoi aspetti, anche quelli più intimi, nella speranza di guadagnarsi un pubblico: se quello che sei si allinea al gusto della moda, puoi crederti bello e buono; se quello che pensi si conforma allo standard della mentalità comune, puoi ritenerti intelligente…ma se provi ad uscire dal coro dell’ovvietà imperante, rischi di trovarti solo e fischiato.
Difficile farti applaudire dal mondo, se credi ancora nella fedeltà coniugale, o se fondi il rapporto affettivo in termini di castità, o se guardi alla vita come espressione di una filialità obbediente, o se al dominio preferisci la povertà.
Parole del MEC
In questa pagina del Sito cercheremo di dare spazio alle parole che la nostra storia ha seminato nei mesi precedenti l’uscita di ogni numero della rivista "Dialoghi Carmelitani", perché non vengano bruciate troppo in fretta, perché permangano un tempo necessario a mettere radici.
Venerdì 11 Aprile 2008 19:42
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