Domenica 14 Gennaio 2007 22:35
RITRATTI DI SANTI 2007 dI P. ANTONIO MARIA SICARI
S. ALBERTO MAGNO
S. Alberto Magno (1206 circa - 1280)
La Chiesa ha bisogno di santi. Tutti sono chiamati alla santità e solo i santi possono rinnovare l’umanità». Così Giovanni Paolo II scriveva ai giovani per invitarli alla XX Giornata Mondiale della Gioventù che si sarebbe tenuta a Colonia. Tra i santi che indicava loro come modelli, c’erano anzitutto S. Alberto Magno (che a Colonia visse e morì) e S. Edith Stein che, nella stessa città, scelse di diventare carmelitana. «Essi – spiegava ancora il Papa – hanno appassionatamente cercato la verità e non hanno esitato a mettere le loro capacità intellettuali al servizio della fede, testimoniando che fede e ragione sono legate e si richiamano a vicenda». Anche se lontano nel tempo, S. Alberto Magno ha un particolare messaggio per quei giovani ai quali Giovanni Paolo II diceva: «Noi conosciamo molto bene questa categoria, questo tipo di persone, anche di giovani. Questi empirici, affascinati dalle scienze nel senso stretto della parola, scienze naturali e sperimentali. Noi li conosciamo, sono tanti, e sono molto preziosi, perché questo voler toccare, voler vedere, tutto questo dice la serietà con cui si tratta la realtà, la conoscenza della realtà. E questi sono pronti, una volta che Gesù viene e si presenta loro, se mostra le sue ferite, le sue mani, il suo costato, allora sono pronti a dire: “Mio Signore e mio Dio!” (Gv 20,8). Penso che sono tanti i vostri amici, vostri coetanei, che hanno questa mentalità empirica, scientifica; ma se una volta potessero toccare Gesù da vicino – vedere il volto di Gesù –, se una volta potessero toccare Gesù, se lo vedranno in voi, diranno: «Mio Signore e mio Dio!» (Incontro con i giovani di Roma, 24 marzo 1994).
SANTO "FRATEL ALBERTO" CHMIELOWSKI
Fratel Alberto (1845 - 1916)
Era un celebre pittore. Anch’egli aveva sostenuto più volte che «l’essenza dell’arte è l’anima che si esprime in uno stile», ma che cosa accade quando ci si accorge che le ricchezze dell’anima superano infinitamente ogni stile artistico? Si chiedeva: «Se perdo la mia anima, che cosa mi resterà?». C’era un quadro, soprattutto che l’ossessionava: un Ecce Homo che aveva cominciato a dipingere già nel 1879 e che riprenderà in mano a lunghi intervalli, per tutto l’arco della sua vita. Cominciò a risolvere il suo interiore dilemma quando si disse: «Non posso amare due cose contemporaneamente, perché non posso amare a metà!». E scelse di unificare più in profondità la sua vocazione dedicandosi a restaurare nei poveri l’immagine di Cristo sofferente: portando a perfezione, sul volto dei poveri, il suo incompiuto Ecce homo. E divenne “il San Francesco polacco del XX secolo”.
ANNALENA TONELLI
Annalena Tonelli (1943 - 2003)
Uno dei più gravi problemi, di delicata e difficile soluzione, che la Chiesa oggi vive, è quello del dialogo con le grandi religioni, soprattutto con l’Islam. A tale riguardo, una delle testimoni più affascinanti e credibili dei nostri tempi è stata senza dubbio Annalena Tonelli, uccisa in Somalia, la sera del 5 ottobre 2003. Il ricordo del suo assassinio sembrerebbe dar subito ragione a coloro che ritengono il dialogo impossibile e che vorrebbero piuttosto la contrapposizione netta, se non proprio la lotta, o almeno la marcata sottolineatura delle differenze irriducibili. E invece tutta l’esperienza di Annalena grida che il dialogo appassionato ed efficace è possibile, ma bisogna percorrere un sentiero di carità ardente e senza sconti. E’ una delle prime “martiri” del XXI secolo.
BEATO LODOVICO PAVONI
Ludovico Pavoni (1784 - 1849)
La storia di Lodovico Pavoni è quella di un giovane prete, di nobile famiglia, che, in un periodo turbolento della storia bresciana – la prima metà del secolo XIX – si prese cura dei ragazzi emarginati, offrendo loro una casa e un lavoro. Ma raccontare così la sua vicenda significa ridurla a un frammento quasi irrilevante di filantropia, in un mondo convulso, in preda a profondi cambiamenti politici e sociali. Invece si trattò di “un frammento di carità”. E la carità cristiana è capace non soltanto di soccorrere i miseri, ma anche di intuire drammi ancora nascosti e di cominciare a fasciare ferite ancora inavvertite, ma già doloranti e pericolose. In questo senso la carità cristiana è davvero “misericordiosa”, perché sa indicare nuove strade all’Amore. Il carisma di Pavoni è esattamente descritto in un bellissimo testo biblico che egli amava particolarmente: «Mio padre e mia madre mi hanno abbandonato, ma il Signore mi ha raccolto». Questo egli voleva essere per i ragazzi più miserabili che le guerre e le epidemie avevano lasciato ai margini della società: voleva essere la mano e il cuore di Dio che li accoglieva.
Servo di DIo PAOLO VI (Giovanni Battista Montini)
Paolo VI (1963 - 1978)
«Credo che, di tutte le dignità di un papa, la più invidiabile sia la paternità… Mi sento padre di tutta l’umanità… Eppure io non mi sento superiore, ma fratello, inferiore, perché porto il peso di tutti». Questa fu, fin dall’inizio, la convinzione di Papa Montini. Fin dal primo istante del pontificato, il suo problema fu quello di capire e percorrere le esigenti vie dell’amore: non un amore generico e sentimentale, ma quello proprio e insostituibile di chi è chiamato ad essere padre dell’intera famiglia umana. Se Paolo VI fu tormentato, lo fu solo in questo senso: nella tensione necessaria per capire come e dove incarnare meglio – in ogni circostanza e per ogni interlocutore – l’amore proprio del suo altissimo ministero. Preparandosi ad abbandonare questo mondo scrisse:«Prego il Signore che mi dia grazia di fare della mia prossima morte dono d’amore alla Chiesa. Potrei dire che sempre l’ho amata (...). Per essa, non per altro, mi pare d’aver vissuto. Ma vorrei che la Chiesa lo sapesse; e che io avessi la forza di dirglielo, come una confidenza del cuore, che solo all’estremo momento della vita si ha il coraggio di fare (...). O uomini, comprendetemi; tutti vi amo nell’effusione dello Spirito Santo, ch’io, ministro, dovevo a voi partecipare. Così vi guardo, così vi saluto, così vi benedico. Tutti».