Contemplare a Natale il dono della creazione
«Vengo io nel tuo mondo; assumo io la tua umanità, divento io per te come un bambino, come un fratello, come uno sposo; entro io nella tua casa, percorro io le strade che tu percorri; mi addosso io la tua sofferenza e il tuo male, pur di ridarti lo splendore originario, per accrescerlo anzi infinitamente! Questo è il grande miracolo che tu desideri! Con lo stesso amore che ha creato tutto, che ha voluto tutto, io tutto riprendo, tutto risano e tutto conduco a compimento»

IL PRIMO MIRACOLO è l’uomo, nella sua misteriosa unità di anima e di corpo. Nella creatura umana, e solo in essa, ciò che è spirituale si fa carnale, e ciò che è carnale si fa spirituale. Per mezzo del corpo umano, è tutto l’universo materiale che si apre al mondo spirituale. Per mezzo dell’anima umana, è tutto l’universo spirituale e divino che giunge a toccare e ad attrarre il mondo materiale. Così l’uomo viene reso mediatore tra il cielo e la terra: su di lui continuamente si piega l’amore di Dio Trinità; verso di lui continuamente sale l’amore riconoscente, anche quello inconsapevole, di tutta la creazione. «Uomo – diceva il mistico Angelo Silesius – tutto ti ama! / Tutto ti si fa intorno, / tutto ricorre a te per arrivare a Dio!». Anche il salmista pregava: “Signore, ci hai fatti come un prodigio!”. Gli antichi scrittori cristiani amavano perciò parlare della “felicità della materia” che il Creatore già destinava non solo all’unione con l’anima del primo uomo, ma all’unione con la Divinità del suo proprio Figlio. Quando Adamo nasceva dalle mani di Dio, già Dio pensava al Natale: Scrive Tertulliano: «Potessi io dare tanta gloria alla carne, quanta gliene ha data Colui che la fece! Essa stessa allora si gloriava che qualcosa di tanto umile, come il fango, fosse finito nelle mani di Dio, e si sentiva assai felice solo al contatto di quelle mani... La materia fu ripetutamente onorata per tutto ciò che subì dalle mani di Dio: quando fu toccata, quando Egli ne scelse una parte, e poi fu manipolata e strutturata... Pensa a Dio tutto occupato e dedicato ad essa: la sua mano, il suo tocco, il suo lavoro, il suo disegno, la sua sapienza, la sua provvidenza e soprattutto il suo affetto che definiva i tratti da imprimere! Tutto ciò, infatti, che prendeva forma dalla creta era mosso dal pensiero rivolto a Cristo, futuro uomo, e... anche Lui, allora, era creta: il pensiero del Padre era rivolto al Verbo-Carne che allora era terra! Il Padre aveva detto al Figlio: “Facciamo l'uomo a immagine e somiglianza nostra!” E Dio fece l'uomo proprio come lo aveva pensato e deciso: lo fece a immagine di Dio, cioè di Cristo» (De resurrectione carnis, 6). La carne umana mantiene ancora, nascosta in sé, questa capacità di tremare di felicità, che le fu data quando Dio la plasmò per donarle un destino eterno, e per assumerla Egli stesso. E in quel primo istante creativo, il tremito di felicità si fissò subito in bellezza.
IL SECONDO MIRACOLO fu la decisione di Dio di affidare all’uomo il segreto della sua vita trinitaria, ma in modo che anche questo segreto fosse inciso sia nell’anima che nel corpo. Immaginando e formando la creatura umana come “essere maschile” o come “essere femminile” (ciascuno completo e intatto nella sua dignità di persona, e tuttavia l’uno orientato all'altro) Dio incise perfino nella carne il mistero della comunione interpersonale: due esseri diversi, creati insieme e voluti l’uno per l'altro, affinché ognuno imparasse a dire «io» davanti a un «tu», e in tal modo percepisse l’esistenza come dono di sé, e la vita come bisogno di comunione. Due esseri destinati a una «unità a due»: una unità custodita nelle anime e fatta nei corpi, in modo che ciascuno potesse dire col poetico linguaggio dell’amore: «Io… è un Altro». In tal modo, Dio rese anche la materia (il corpo e le sue opere) capace di trasmettere amore: corpi capaci di offrirsi senza perdersi, capaci di essere presi senza essere usati, capaci di unirsi senza confondersi, capaci di lavorare e di costruire assieme la civiltà dell’amore. Ma già quando Eva veniva tratta dal costato di Adamo, Dio pregustava il momento in cui dal costato ferito di suo Figlio avrebbe tratto la Chiesa Sposa.
Infine, IL TERZO MIRACOLO: Dio ha voluto che uomo e donna fossero «pro-creatori»: Suoi collaboratori nella creazione di altri esseri umani. Incontrandosi e amandosi, i due si sarebbero realizzati paternamente e maternamente, e ogni nuovo essere umano sarebbe entrato nel mondo dopo esser stato lungamente ospitato dal corpo stesso della madre. Ogni nuova vita sarebbe iniziata a partire dalla più alta esperienza di unità e di accoglienza possibile su questa terra: quella che accade nel corpo di una donna gravida. «Questa originale ospitalità del corpo (che si sarebbe fatto casa e nutrimento) sarebbe stata simbolo di ogni altra misericordia. Dalla generazione di un figlio gli uomini avrebbero appreso, in maniera sempre nuova, cos’è la generosità nei rapporti. E, dalla “nascenza” di un nuovo essere bisognoso d’essere subito abbracciato (“com-preso”), avrebbero appreso i segreti di ciò che è davvero “co-noscenza”». Poi, nel corso delle generazioni, sarebbe nato il Bambino “desiderato da tutte le genti”! Miracoli di bellezza e bellezza dei miracoli. E poi dolore, tanto dolore… nel corpo, nell’anima e nel mondo, perché l’unità immaginata da Dio è stata ripetutamente e violentemente infranta: divisioni tra il corpo e l’anima, discordie tra gli esseri umani, inospitalità del grembo sociale e, a volte, perfino del grembo materno, stravolgimenti della natura…, tanto che l’intera creazione rassomiglia – come dice S. Paolo – a una donna “che geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto, mentre attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio» (Rom 7, 19-22). Ma Dio ci ha dato appuntamento nella «pienezza dei tempi»: a Betlemme una nascita gloriosa e nascosta ha segnato l’inizio della nuova creazione, l’inizio dell’uomo nuovo, l’inizio della festa sponsale dell’umanità. Così, MIRACOLO DEI MIRACOLI, è per noi Gesù Cristo, venuto sulla terra a prendersi cura di quel “dono della creazione” che il Padre aveva destinato a Lui, fin dall’inizio. Dalla sua umile mangiatoia, Egli dice a chiunque voglia ascoltarlo: «Vengo io nel tuo mondo; assumo io la tua umanità, divento io per te come un bambino, come un fratello, come uno sposo; entro io nella tua casa, percorro io le strade che tu percorri; mi addosso io la tua sofferenza e il tuo male, pur di ridarti lo splendore originario, per accrescerlo anzi infinitamente! Questo è il grande miracolo che tu desideri! Con lo stesso amore che ha creato tutto, che ha voluto tutto, io tutto riprendo, tutto risano e tutto conduco a compimento». Mistero del Natale: dove il primo miracolo della creazione viene infinitamente dilatato fino a unire la carne e l’anima alla Divinità; dove il miracolo della comunione umana si estende fino a diventare comunione sponsale ed eucaristica col Figlio di Dio e con l’intera umanità; dove il miracolo della nascita nel grembo della donna, diventa il mistero del corpo della Vergine Madre che ospita il Dio fatto bambino. Intanto, con S. Giovanni della Croce, contempliamo l’indicibile scambio: noi uomini, abituati a piangere, cominciamo a sorridere per il Dio fatto nostro prossimo; mentre Dio, abituato a sorridere comincia ad assaporare le nostre lacrime. Tutto sotto gli occhi stupefatti, innamorati e adoranti, di Maria divenuta anche nostra santissima Madre.
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