Lunedì 12 Dicembre 2005 02:00
Il lavoro che oggi faremo è per l’Avvento, ma, giustamente, rimane all’interno del grande lavoro della Scuola di Cristianesimo che quest’anno è tutto incentrato sulla certezza del dono. Dio ci ha fatti entrare nella terra del Carmelo, che è terra di bellezza, che è la terra dove Dio vuole donarsi. Attorno a questo rifletteremo anche oggi, perché l’Avvento è il prepararsi ancora una volta - e non finiremo mai - ad accogliere il dono per eccellenza: il Figlio di Dio, Gesù. L’Avvento è la preparazione al Natale, è prepararci ad accogliere il dono che Dio, il Padre, ci fa.

La Natività con i santi Francesco e Lorenzo - Caravaggio - particolare
Nella lettera ai Romani (8,32) è scritto: “Dio. il Padre, non ha risparmiato il proprio figlio, ma lo ha dato per tutti noi; perciò, come potrebbe non donarci ogni cosa insieme con lui?”. Questa è la logica stretta di San Paolo: “Se Dio ti ha dato suo Figlio, come vuoi che non ti dia tutto insieme con Lui?” Non ha risparmiato neanche il Figlio, te ne ha fatto dono. E’ un dono che è andato fino alla croce, perciò insieme a Lui ti donerà tutto. Questa è la coscienza che noi vogliamo avere: la coscienza di un dono che è Cristo e, insieme a Lui, tutta la realtà. Dovremmo avere la consuetudine di uno sguardo così su tutta la realtà. Il bambino, quando comincia a spalancare gli occhi, vede le cose così: tutto gli è donato a partire dal sorriso di sua madre. La persona saggia vive così. Sappiamo, però, che ci portiamo addosso una fatica a guardare le cose in questo modo, fino a non esserne più capaci; ogni tanto ci accade che per un momento siamo sorpresi dalla bellezza di tutto, dalla realtà che parla. Di solito, però, usiamo di tutto, possediamo tutto cancellando la voce o la parola che c’è dentro la realtà, a causa delle conseguenze del peccato originale. Questa è la terribile realtà che ha inquinato il nostro rapporto con Dio e con tutta la creazione. La coscienza del dono La coscienza del dono è da rigenerare guardando a come Cristo ci guarda. Se il problema è che io non sono più capace di guardare a me stesso e agli altri, alla vita intera come dono, non basta dirmi: “Devi guardare la vita come dono”, perché quello è il problema. Noi non siamo più capaci di farlo. Come ritrovare questa coscienza? Guardando a Cristo, guardando a come Lui ci guarda. Dobbiamo guardare a Cristo per ritrovare la coscienza della nostra vita come un dono. In Gv 17,6 Gesù si rivolge al Padre a proposito dei suoi discepoli e gli dice: “Padre, erano tuoi e me ne hai fatto dono”. Gesù, quando ci vede, ci vede così: come il dono che il Padre ha fatto a Lui. Tutta la nostra vita è da capire dentro il rapporto tra il Padre e Gesù. Noi siamo lì dentro. La cosa più bella per noi è sapere che il rapporto tra Padre e Gesù è un rapporto fedele. Gesù ha accettato il dono che il Padre gli ha fatto e per questo arriverà fino alla croce. Io sono dentro questa fedeltà, dentro questo rapporto.
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