Pregare come respirare - Il respiro di Gesù

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Pregare come respirare
Il respiro di Gesù
Il respiro del nostro respiro
Signore, ogni mio respiro è già tuo
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IL RESPIRO DI GESÙ
 
Il Vangelo è attento a insegnare questa verità decisiva, proprio nel momento in cui descrive la morte di Cristo in Croce: Gesù prima china la testa e poi spira (letteralmente: "consegna il suo spi-rito") .
E' esattamente il contrario di quanto avviene abitualmente: un morente prima spira e poi la testa si abbatte sul suo petto! Ma Gesù no! Da tutto il contesto, è chiaro l'insegnamento che l'evangelista Giovanni vuol dare: ai piedi della Croce c'è la Chiesa che ama Gesù (ci sono Maria, il discepolo prediletto e le donne che non lo hanno mai abbandonato) ed è su di essa che Gesù fa scendere il suo ulti¬mo respiro: Egli non muore soltanto, ma muore perché dona il suo respiro! .
Il significato della scena sta appunto in questo: per amore nostro Gesù ha vissuto, per amore nostro ha respirato ogni attimo della sua vita, per amore nostro ha emesso il suo ultimo respiro.

L’ultimo respiro di Gesù è il momento in cui lo Spirito Santo ci viene donato.
La scena riceve una conferma alla sera di Pasqua, quando Gesù incontra i suoi discepoli nel Cenacolo e li trova irrigiditi, impauri¬ti, timidi come se non avessero nemmeno fiato per vivere.
Cristo si avvicina e li saluta: "Pace a voi!". Poi alita su di loro e dice: "Ricevete lo Spirito Santo, a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete resteranno non rimessi".
Il Risorto respira sui suoi discepoli, ripetendo quasi il gesto del Creatore, e dona loro la possibilità di vivere una vita nuova.
Quando gli apostoli parleranno dell'identità cristiana diranno: "Dio ha mandato nei nostri cuori il respiro del Figlio che in noi grida: "Abbà! Padre!" (GaI 4,6); e affermeranno che in ciò consiste tutta la loro preghiera, una preghiera ininterrotta e sostanziale come l'atto del respirare.
Per capire cosa sia la preghiera cristiana nel suo momento più ori¬ginario e radicale, ci basterebbe osservare un bambino piccolo come lo osservano a volte i suoi genitori: per giorni e giorni essi lo vedo¬no respirare, emettere suoni disarticolati, e poi finalmente giunge il momento - quel momento! - in cui lo vedono emettere un respiro che si fa suono e si articola distintamente: "Mamma!", "Papà!".

Quando il bambino viene al mondo, il suo respiro è un pianto nello sforzo di assorbire ed emettere il soffio vitale, ma tutto è già attesa di quel respiro assieme al quale comincerà ad esprimere la sua. appartenenza, il suo amore. E ciò vale a riguardo dei genitori, ma anche a riguardo di Dio. S. Paolo dice che noi siamo fatti così: dentro di noi lo Spirito anela a pronunciare la parola "Padre", a chiamare Dio: Padre!


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