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Nozione teologica di «carisma»
Aspetto carismatico della Chiesa
Accostamento dei laici agli antichi carismi
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  1. Citiamo da Strumenti di lavoro n.3: «Sappiamo che la Chiesa è una istituzione (parola bella che significa che Essa è stabilita in maniera sicura e garantita dai doni oggettivi di Cristo, doni che nessuno può mai distruggere: la Sua parola scritta, i Suoi sacramenti, il ministero gerarchico), ma sappiamo anche che lo Spirito alimenta questa istituzione, la mette in Movimento distribuendo a tutti i fedeli (nella misura e nella maniera che a Lui piace) i suoi liberi doni (“carismi”). “Movimenti”, in senso proprio e caratteristico, si chiamano allora quelle libere aggregazioni di cristiani –soprattutto di laici– che si riconoscono attorno a un determinato carisma, dal quale traggono alimento e dinamismo per vivere nella Istituzione ecclesiale. Nella Chiesa pertanto gli aspetti istituzionali (e la organizzazione istituzionale, di cui fa parte ad esempio la “parrocchia”) non dovrebbero essere mai in conflitto con la vita dei Movimenti (e viceversa). Se qualche conflitto accade è perché certi rappresentanti dell’Istituzione o certi rappresentanti dei Movimenti vivono momenti di fatica, di incomprensione o di peccato. La Gerarchia ha sempre il diritto di correggere i Movimenti quando teme che vengano intaccati, in qualsiasi modo, i doni fondamentali di Cristo». 
  2. “Originari” perché in essi si realizza “una nuova forma di sequela di Cristo”. 
  3. «Un autentico Movimento esiste come anima alimentatrice dentro l’istituzione. Non è alternativa ad essa. E’ invece sorgente di una presenza che costantemente ne rigenera l’autenticità esistenziale e storica» (Giovanni Paolo II, 12-IX-1985). 
  4. Citiamo da Strumenti di lavoro n.3: «Anzitutto dobbiamo comprendere come nasca propriamente nella Chiesa un carisma destinato a dare origine a un lungo e articolato flusso di storia sacra che coinvolgerà nei secoli schiere di cristiani: si parla in tal caso di carisma di fondazione con cui lo Spirito Santo spinge certi Fondatori e i loro discepoli a rispondere con la dottrina, le opere e caratteristiche realizzazioni di santità alle particolari necessità della Chiesa nel loro tempo. Col passare dei decenni e dei secoli, lo stesso carisma riceverà sempre nuovi apporti, man mano che i successivi discepoli da un lato si confronteranno seriamente con l’esperienza originale (= fedeltà al carisma delle origini) e dall’altro lato si lasceranno interpellare dalle nuove urgenze della Chiesa del loro tempo (= fedeltà dinamica). Oggi, in alcuni nuovi Movimenti, si fa l’errore di considerare come carisma certe caratteristiche personali del Fondatore: il suo stile di comunicazione, la sua saggezza pedagogica, il suo impeto espressivo, le sue sottolineature didattiche, le sue insistenze su certi temi teologici o su certi itinerari metodologici. Tanto che non pochi aderenti si credono perfino obbligati a imitare modi di agire, atteggiamenti e metodi del Fondatore, e a ripetere ossessivamente le sue stesse frasi e a imparare a memoria i suoi insegnamenti, persuasi che in ciò consista la fedeltà al proprio carisma. Al contrario (ma con uguale errore) oggi in certi “Ordini” o “Istituti” religiosi —i quali nacquero anch’essi un tempo come “movimenti!”— ci si limita spesso a considerare il proprio carisma come un vago e generico patrimonio ideale, che giace sullo sfondo, a cui ci si riferisce in linea di principio, preoccupati poi subito di lasciarsi afferrare dai problemi più urgenti dell’oggi. Il Magistero della Chiesa invece, e la riflessione teologica, hanno già più volte precisato che cosa bisogna intendere con questo nome, e a quali condizioni tale carisma sia e resti un dono per la Chiesa.
    Anzitutto un carisma originario (così si preferisce oggi chiamarlo) è un avvenimento la cui regia appartiene allo Spirito Santo (le qualità del Fondatore sono dei mezzi di cui lo Spirito si può o no servire, ma non sono il carisma!). Questo avvenimento spirituale si sviluppa con questi passaggi (e ricordiamo qui che solo alla Chiesa gerarchica spetta vagliare e confermare la autenticità di tale sviluppo): 

    lo Spirito Santo getta, per così dire, una particolare luce sul Mistero di Cristo: da essa viene illuminato tutto il Mistero (dato che esso non può mai essere frammentato) ma secondo una particolare prospettiva, da un angolo di visuale che proietta sulla totalità del Vangelo una nuova luce (secondo quanto Gesù ha promesso quando disse: “lo Spirito prenderà del mio e ve lo annuncerà”); 

    lo Spirito Santo, con lo stesso unico getto di luce, brucia il cuore del carismatico che si innamora del Signore Gesù e del suo mistero, amorosamente e indimenticabilmente contemplato in quella speciale prospettiva che gli è stata offerta;

    lo Spirito Santo, con questa stessa duplice e indivisibile luce, fa emergere una specifica drammaticità della situazione ecclesiale, alle cui necessità il carismatico sente di dover dare risposta, con opere molteplici corrispondenti alla illuminazione avuta;

    lo Spirito Santo mobilita tutte le energie naturali e soprannaturali del carismatico perché possa fedelmente adempiere il compito che gli è affidato, e diffonde la sua “luce” anche su coloro che costui raduna attorno a sé come discepoli, non solo nel primi tempi della sua missione, ma anche nel corso della storia durante cui quel carisma si prolungherà e si consoliderà;

    lo Spirito Santo, nei successivi momenti della storia, farà sì che la stessa luce originaria si proietti anche su necessità nuove e inedite della Chiesa e del mondo: in tal modo la fedeltà allo stesso e identico carisma, si coniugherà con forme nuove di servizio ecclesiale e missionario.

    Da questa articolata descrizione dell’avvenimento del carisma consegue che nessuno può mai appellarsi ad esso (né per proclamare fedeltà al carisma stesso, né per trarne nuovi dinamismi, né per parteciparlo ad altri) se non in quanto l’avvenimento originale in qualche maniera si ripete e si rinnova. E chi è responsabile di un carisma deve garantire, per sé e per gli altri —quanti ne chiamerà il Signore—, la partecipazione viva a tale avvenimento originale, anche a distanza di anni o di secoli dal suo primo prodursi. Come documento destinato a fissare la natura di tali carismi nasce di solito la Regola voluta dal Fondatore come concretizzazione della sua esperienza spirituale e del suo progetto ecclesiale. Inoltre la stessa eredità viene spesso ricordata e trasmessa in simboli e immagini: quella particolare luce gettata dallo Spirito sul mistero di Cristo, e il conseguente “ardore del cuore” del Fondatore carismatico, vengono tramandati anche per mezzo di certi testi evangelici più insistentemente richiamati, di certe devozioni più particolarmente celebrate. L’esperienza archetipica, a cui l’intero gruppo si rifà, può allora essere quasi raffigurata in una specie di icona, che il Fondatore e i suoi discepoli spiritualmente sempre contemplano e a cui sempre si ispirano».
  5. Il testo (“Partecipi dello stesso carisma”) pubblicato a Firenze nel 1980, ma risalente ad alcuni decenni fa, era indirizzato ai membri del Terz’Ordine dei Carmelitani Scalzi.
  6. E’ importante premettere ad esso alcune osservazioni: il linguaggio è ancora quello dei primi anni ’70, ma anticipa chiaramente una problematica seria che merita di essere oggi approfondita. La nascita dei nuovi “Movimenti ecclesiali” ha posto infatti il problema dei rispettivi “carismi originari”, legati alla persona del Fondatore che esercita “una vera e propria relazione di paternità o di maternità nella fede” e fa questo indicando un cammino pedagogico che “rende persuasiva la fede, più attraente e consapevole la sequela di Cristo”, mentre al contempo permette ai seguaci di esperimentare la communio ecclesiale come “realtà familiare”, “compagni di amici”. Il tutto finalizzato a rendere più incisiva e operativa la partecipazione dei membri del Movimento alla «Missione» della Chiesa. Tutto ciò è teologicamente corretto. Ma diventa parziale, là dove ci si dimentica che –in una autentica visione ecclesiale– i Santi non sono mai “personaggi del passato”, ma membra sempre vive e operanti. Perciò tutto ciò che si può dire dei moderni “Fondatori” e dei loro “Movimenti”, può essere detto in maniera ugualmente (e ancor più) intensa di tutti quei Santi che nella Chiesa sono stati e possono continuare ad essere punti di riferimento per un “Movimento” di innumerevoli fedeli. La condizione indispensabile è evidentemente quella di un riferimento vivo nel rapporto tra i fedeli e i Santi, quando si accostano ad essi per cercare una propria “patria spirituale”.

 



Ritratti di Santi - Itinerario Quaresimale 2011

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