Nozione teologica di «carisma» - Accostamento dei laici agli antichi carismi

Indice
Nozione teologica di «carisma»
Aspetto carismatico della Chiesa
Accostamento dei laici agli antichi carismi
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Come e perché accade l’accostamento dei laici agli antichi carismi

E’ interessante per noi rileggere la pagina con cui un moderno «Maestro di spiritualità» (Card. Anastasio Ballestrero) aveva illustrato —da Superiore Generale dell’Ordine— i motivi che spingevano opportunamente laici ad accostarsi agli antichi carismi di vita consacrata5, fondandosi proprio sul principio che “i carismi della vita religiosa sono dati ai religiosi in funzione del popolo di Dio, “per il bene di tutta la Chiesa”. Le Famigli religiose sono perciò obbligate ad essere disponibili, a mettere a vantaggio del popolo di Dio il loro tesoro spirituale, la loro ricchezza interiore e il loro messaggio».
Ecco il testo6: «Esistono –ed è un fatto di Grazia che è difficile spiegare, ma che constatiamo– delle sintonie spirituali, per cui le anime trovano una patria spirituale, dove il loro cristianesimo e la loro vita spirituale perdono una certa genericità e un certo anonimato e si configura in preferenze interiori e in scelte intime che debbono essere chiamate propriamente “fenomeni vocazionali”. E’ innegabile –lo constatiamo– che i membri del popolo di Dio, specialmente i più impegnati, i più coerenti, i più seri, cercano non un rifugio, ma una “patria dello spirito”. E come la cercano? Istintivamente si rivolgono ai santi, perché non sono degli anonimi, ma delle creature personalizzate fino in fondo, realizzate in pieno attraverso la santità. E questo fatto manifesta l’esistenza di vocazioni spirituali particolari che, per istinto si rivolgono a quei Santi che sono ricchi di Dottrina e che, per la loro storia e i loro carismi spirituali, sono padri di anime e patriarchi dello spirito. E di solito questi santi sono coloro che danno carisma, danno spirito alle famiglie religiose. Attraverso la mediazione dei santi sorgono quindi delle parentele spirituali, cioè queste vocazioni che fanno gravitare attorno alle famiglie religiose alcune anime le quali in tali “famiglie” –intese non tanto come realtà strutturate, quanto come realtà spirituale– trovano ispirazione, nutrimento e guida. Che questo fatto spirituale abbia poi una espansione e una concretizzazione ulteriore in una forma sia pure blandamente organizzata, sembra nella natura delle cose. Infatti possiamo osservare –e oggi l’osservazione è particolarmente attuale– che là dove ci sono anime fervide e spiriti che non dormono, si verifica spontaneamente i fenomeno del “movimento di gruppo”. Che cosa significa questo? Significa che una certa coerenza e una certa istintività, che sono iscritte nella natura dell’uomo, quando convergono con gli ideali reali, portano a delle manifestazioni di gruppo, di solidarietà, attraverso le quali alcune creature si incontrano, si sintonizzano, si trovano fuse in una certa comunione. Ora io dico: sarebbe paradossale che, in un momento in cui, nella Chiesa, il fenomeno del gruppo –come metodologia e come realizzazione storica di un ideale comune– è tanto diffuso, si togliesse significato a un movimento di gruppo che ha radici spirituali» (p. 12-13).

Scuola del Carisma
Trento  31 luglio 5 agosto 1998



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