JEAN-MARIE LUSTIGER, Siate felici. Colloqui sulla felicità e le beatitudini, Marietti, Genova 1998, pp.120.

Recensione di P. Piero Rizza

Il 5 agosto 2007 si è spento a Parigi il cardinale Lustiger. Nato in una famiglia di ebrei polacchi che si era stabilita in Francia prima della prima guerra mondiale può essere considerato uomo di confine tra l’ebraismo e il cristianesimo. Quando i Nazisti occuparono la Francia nel 1940, venne mandato dai suoi a vivere con una famiglia cristiana. Si convertì e fu battezzato nello stesso anno. I suoi genitori furono deportati, e sua madre morì nel campo di sterminio nazista di Auschwitz, mentre suo padre riuscì a sopravvivere. Divenuto arcivescovo di Parigi nel 1981 ha ricoperto questa carica fino al 2005. Giovanni Paolo II, al quale Lustiger era molto legato, lo creò cardinale nel 1983. Altro importante riconoscimento è l’elezione a membro dell’Académie Française nel 1995.

Tra i suoi scritti, Siate felici si presenta come un percorso alla ricerca della vera felicità. Basta soltanto leggere il titolo del primo (Alla ricerca della felicità perduta) e del quarto ed ultimo capitolo (La vera felicità: prender parte alla felicità di Dio) per capire l’intenzione dell’Autore che già dalle prime battute dichiara la meta del cammino intrapreso: «L’idea della felicità non è nuova. È la posta in gioco, suprema e permanente, di tutta l’esistenza umana. E si trova nel cuore della fede cristiana. Fin dalla prima pagina, la Bibbia apre a strada della felicità e propone agli uomini una speranza smisurata». Se è chiaro il punto di arrivo è allora possibile riconoscere le false idee di felicità, indagare su di esse ed affermare che la felicità primordiale consiste nell’esistenza, «esistere infatti significa essere in relazione vitale con Dio».

Questa relazione tra Dio e la nostra felicità viene esplicitata attraverso l’analisi di quei Salmi nei quali l’uomo è proclamato beato che quasi preparano il commento del testo evangelico delle Beatitudini, il celebre discorso di Gesù che sarà attualizzato dalla sua stessa vita nella quale Egli incarnerà il modello dell’uomo beato.

Ma ciò non basta perché ogni uomo vuole sentirsi felice, provare qualcosa di questa felicità. È questo l’argomento del capitolo conclusivo nel quale si spiega che la chiave di tutte le beatitudini, e quindi della felicità, consiste nel «dono senza ritorno»: è quello che ha fatto Gesù Cristo donando la sua vita e rendendo l’uomo partecipe di essa. La «felicità nel dare» di cui parla Gesù «esprime ciò che nel contempo unisce e definisce le tre Persone della santa Trinità, nella sovrabbondanza dell’Amore increato, perfetto, santo, puro, totale, condiviso in uno scambio di doni assoluti. È, in sé, obiettivamente, la felicità. Ed è allo stesso tempo, per il Padre, il Figlio e lo Spirito, una comunione interiormente vissuta nella gioia». «Il segreto della felicità dell’uomo sta dunque nel prender parte alla gioia di Dio. È associandosi alla sua misericordia, dando senza nulla aspettarsi in cambio, dimenticando se stessi fino a perdersi, che si viene associati alla “gioia del cielo”». Tutto ciò è possibile perché Dio dà all’uomo la possibilità di comportarsi come Lui. Se si accetta di appoggiarsi su Dio, se si consente di essere uniti a Cristo e se ci si lascia coinvolgere nei movimenti che lo Spirito Santo suscita, «ecco che, nell’oscurità di un’esistenza che a poco a poco si consuma, appare una gioia infinitamente più grande e più bella di tutti i sogni di successo umano, una gioia inafferrabile ma pur certa: la misteriosa gioia di comunicare alla gioia di Dio».

Siate felici è un’opera breve ma estremamente chiara ed efficace. Attraverso di essa il card. Lustiger conduce il lettore alla sorgente di una parola che ha perso di forza e di significato tanto da indurre l’Autore ad affermare che «la sventura della nostra società avida, frettolosa, stremata, è di non sapere più che cosa sia la felicità».

Dialoghi Carmelitani, dicembre 2007

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