La Chiesa in Lettonia... una ventata d'aria fresca
intervista con l'Arcivescovo Metropolita di Riga sua Eminenza Zbignev Stankevics
a cura di Luca SIGHEL
Il 19 giugno 2010 il papa Benedetto XVI ha nominato arcivescovo metropolita di Riga, il Reverendo Zbignev Stankevics: teologo, ha studiato nelle Università di Lublino (Polonia) e alla Pontificia Università Lateranense (Roma). La sua è stata una vocazione adulta: nato nel 1955 e divenuto sacerdote nel 1996, ha conosciuto il mondo del lavoro, prima della sua consacrazione, come ingegnere. Ha scritto alcuni saggi, tra cui Dove va l'Occidente? Città Nuova, un approfondimento filosofico-teologico del pensiero di Bernhard Welte, a partire dal punto di vista di un osservatore dell'Est. Nel testo si tenta di mostrare come il pensiero novecentesco di per sé non è ostile alla fede, ma può aiutare la teologia cattolica a comprendere maggiormente il pensiero divino: “Anche oggi parlare del divino ha senso, anche oggi è possibile delineare un terreno d'incontro tra umano e divino.[...] Il nostro compito è cercare di riconoscere questa nuova epoca che sta arrivando, in cui i valori spirituali prevarranno su quelli materiali e accelerare il suo arrivo. Le alternative che abbiamo dinanzi sono due: il declino ineluttabile della nostra civiltà o un cambiamento radicale di direzione.” Lo abbiamo incontrato.
Quale è la situazione ecclesiale in Lettonia: quale la condizione dei cattolici?
La situazione in Lettonia è molto particolare, anche se confrontata con quella degli altri stati baltici. In Estonia la maggioranza della popolazione è luterana o non credente: vi sono tremila cattolici, da poco tempo c'è un vescovo francese, che viene dall'esperienza dell'Opus Dei. In Lituania la maggioranza della popolazione è invece cattolica. In Lettonia, a motivo della sua storia, la situazione è un po' diversa da quella delle altre repubbliche: abbiamo il 26% di luterani, il 20% di cattolici, 15 % di ortodossi e tanti “nuovi protestanti”. Per questo motivo è molto importante la questione della collaborazione tra diversi gruppi di cristiani. Abbiamo un buon rapporto con le altre chiese cristiane. La mia ordinazione vescovile si è svolta nella cattedrale luterana, era presente l'arcivescovo luterano, ma c’erano anche il metropolita ortodosso e il vescovo battista.
Già da 5 anni il Venerdì Santo celebriamo la Via crucis ecumenica: i rappresentanti delle diverse chiese cristiane curano insieme, per le strade della città vecchia di Riga, la preparazione delle stazioni con canti, preghiere e meditazioni. È una esperienza abbastanza rivoluzionaria.
Questa è una strada che procede: abbiamo celebrato insieme anche delle giornate di ringraziamento, incontrando le chiese cristiane, diciamo, tradizionali, e anche le chiese cosiddette libere, pentecostali.
Queste giornate hanno favorito e creato un clima nuovo nei nostri rapporti, perchè prima quasi tutti predicavano contro i cattolici, tacciando la Chiesa come una chiesa vecchia. Ci siamo messi d'accordo: dobbiamo smettere di combatterci. Abbiamo condiviso la fede in Cristo come nostro salvatore, vi sono aspetti che ci dividono, ma abbiamo cercato di eliminare dei pregiudizi che sussistevano.
Sono stati fatti quindi dei passi verso un'unità?
Da due anni abbiamo iniziato un dialogo ufficiale con la chiesa luterana. Io personalmente sono amico dell'arcivescovo luterano da tempo. Grazie anche ad una visita del cardinal W. Kasper è stato incoraggiato questo dialogo. Vi sono già stati tre incontri. Sin dal primo confronto, quando non ero ancora vescovo, ho indicato come, secondo me, il nostro scopo debba essere decisamente la piena unità eucaristica. La visione sarebbe di questo genere: i luterani mantengono la loro identità, ma si aprono alla pienezza dei sacramenti, non solo alla venerazione della Madonna e dei Santi, ma anche all'unità con il Papa, riconoscendolo come capo della Chiesa, pur mantenendo le loro Chiese e le loro tradizioni.
Sicuramente sarà un processo lungo, ma è un itinerario possibile. L'arcivescovo luterano ha bloccato le ordinazioni delle donne, ha espulso i pastori che si sono dichiarati omosessuali, ha dichiarato di sentirsi più vicino ai cattolici in Lettonia che ai luterani in Svezia.
Si tratta di una situazione particolare, ma credo che questa convivenza e collaborazione tra le diverse chiese cristiane e tra le diverse nazionalità, che abbiamo in Lettonia, possa servire come esempio, esportabile altrove. È molto importante parlarsi ancora di più.
Come sono i rapporti con la parte della popolazione, molto ampia (più del 40 % atei), che non professa nessuna religione?
Il 15 agosto il nostro cardinale, nel nostro santuario di Aglona, di fronte a 60.000 persone, tra cui il presidente e il premier, che da anni vengono, pur non essendo cattolici, ha proposto di introdurre nelle scuole una nuova disciplina: l'insegnamento della Bibbia. I mezzi di comunicazione si sono subito ribellati e si sono scagliati contro di lui. I non credenti si sono sentiti minacciati, hanno percepito questa proposta come un'imposizione e quindi hanno sentito la necessità di opporsi e resistere, per bloccare l'iniziativa.
C'è poca comprensione di cosa sia l'essenza del cristianesimo e l'insegnamento della Chiesa cattolica. Mi è capitato di incontrare parecchi giornalisti dopo la mia nomina: mi sono ritrovato a spiegare loro gli insegnamenti della Chiesa, che non conoscevano. Mi ha colpito in particolare una giornalista, che rimaneva stupita delle mie parole e considerava le idee che esponevo come rivoluzionarie, impossibili per l'idea di Chiesa che lei aveva. In realtà l’ho rassicurata per il fatto che io le raccontavo il vero cattolicesimo del Concilio Vaticano II.
L'immagine di Chiesa che in Lettonia si ha è di 200 anni fa. Oggi in Lettonia l'annuncio del cristianesimo secondo il magistero degli ultimi papi crea stupore e curiosità, perchè sembra sopraggiungere come una ventata d'aria fresca, perchè non si conosce l'insegnamento degli ultimi papi.
La Storia della Lettonia è una storia giovane, dopo i 50 anni di oppressione sovietica, indipendente dal 1991 come ha vissuto il Suo paese l'avvento di questa nuova era, libertà...
Il nostro paese soffre di un'eredità molto pesante del tempo comunista, perchè dal 1940 al 1991 abbiamo avuto un lungo periodo di occupazione, prima nazista e poi quella sovietica, fino al momento della nostra indipendenza.
Quella occupazione ha ferito e, praticamente, distrutto il senso di responsabilità da un lato, perchè tutto è divenuto “comune”, l'individuo non era tenuto a rispondere direttamente di nulla, ma sempre qualcun’ altro, al di sopra dell'individuo, decideva per lui (lo Stato), e poi è stato annientato il senso della dignità personale, perchè il singolo uomo non valeva più niente. Il protagonista è sempre stato il partito, il partito comunista o il paese. Dal punto di vista sia teorico che pratico la persona non aveva perduto il proprio valore.
E quindi nelle generazioni, che hanno vissuto questo clima, compresa la mia, non c'è spirito di iniziativa, non si trova un atteggiamento attivo verso i processi che si svolgono nella società.
E’ scarso anche il livello personale di autostima. E dobbiamo cercare di recuperare proprio questa autostima, in qualche modo, altrimenti la nostra non sarà mai una società sana, non si può sempre cercare, come in passato, il capro espiatorio.
La mia generazione ha vissuto gli anni della propria giovinezza sotto il regime comunista, oggi dovrebbe nascere una nuova generazione.
Anche nella nostra società viviamo una crisi della giovinezza, come si vive la giovinezza nel suo paese?
Anche da noi è entrata una mentalità che prevede di gustare la vita, assaggiando tutto, anche alcol, droga, sesso. In questo senso la mentalità del materialismo teorico è stata la malattia del tempo comunista, una sorta di epidemia di AIDS, un virus che ha distrutto l'immunità spirituale. Quando è arrivato il materialismo pratico legato alla logica del consumo, i lettoni non avevano nessun tipo di immunità, non avevano difese contro questo nuovo virus. I giovani non avevano e non hanno grandi riferimenti e il processo di distruzione dei giovani è molto veloce attraverso il permissivismo e il materialismo.
Importantissima è l'educazione cattolica, come un antivirus, per aprire gli occhi. E’ la verità del Vangelo il vero antivirus, che annuncia come la natura non sia creata solo per gustare la vita, ma per vivere la responsabilità verso il proprio corpo, la vita, verso un'altra persona. È una sfida pesantissima. Se non ci convertiremo, se gli accenti non cambieranno, la nostra civiltà scomparirà.
Quale è la sfida della vostra scuola cattolica (ndr: chiusa, è stata riaperta grazie al sostegno da parte del Mec e della Scuola Madonna della neve). Come la porta nel suo cuore?
Questa scuola, unica sul territorio della Lettonia, dovrebbe divenire un segno della presenza divina, la possibilità dell’esistenza di un uomo nuovo e di una società nuova, dove, immagino, un clima sano con valori forti e la convinzione e la consapevolezza della propria missione. Vogliamo costruire un luogo, dove c'è la presenza della forza spirituale divina.
(Tratto da Dialoghi Carmelitani)






