Là accade l’incontro con l’Amore che dona la vita e Mack si ritrova al centro della relazione fra le tre Persone che incarnano questo amore. Un Amore che dona una vita reale, eterna, di cui fa parte anche questa vita, che pare interrompersi e invece si compie. Nel rifugio si svolge un dialogo ampio, completo, profondo, unico, fra Mack e il suo Dio, nella confidenza fra amici che sembra di conoscere da sempre.
Mack sperimenta la vita con tre Persone che si amano e si onorano nella relazione che li lega. Assiste a “qualcosa di semplice, caldo, intimo, genuino; qualcosa di sacro”. Una relazione sacra che ha come unico scopo quello di “vivere in te e farti vivere in me”. E lì con loro si snoda “la meraviglia delle relazioni” e si fa strada la fiducia, che “è il frutto di una relazione nella quale sai di essere amato”. Mack impara a vivere di questa fiducia e i dettagli di una vita apparentemente segnati dal caso, come un giardino pieno di confusione, si svelano le parti di un meraviglioso frattale. Mack capisce che dentro una relazione d’amore non ci sono diritti e doveri. A questi ricorre chi non vuole vivere le relazioni. “Gesù non accampava nessun diritto; è diventato un servitore per libera scelta e vive della sua relazione con Pa”. Dio si rivela a Mack come “Persone in relazione”, sottomesse le une alle altre e sottomesse a ciascun uomo, capaci di una Sapienza che svela la giustizia e il giudizio di Dio, così come sono realmente. Mack incontra e conosce il cuore di Dio che ama ciascuno dei suoi figli in modo perfetto e il suo cuore unito al cuore di Dio sperimenta finalmente la gioia. Con questo cuore nuovo, i suoi occhi incominciano a vedere la Realtà, dove ciò che sembrava reale appare invece come qualcosa che non lo è ancora del tutto. Mack capisce che bisogna vivere di pazienza per imparare ad amare di un Amore che non è più il nostro. Un amore perfino capace, attraverso il perdono, di sanare ferite vecchie e nuove. Questo amore edifica una Chiesa fatta di “persone, vita e relazioni”, dove non bisogna rifugiarsi nelle regole per avere tutto sotto controllo. Così la vita diventa un’avventura da naviganti disormeggiati perché “la fede non sa mai dove viene condotta, ma conosce e ama Colui che la conduce”. Guidati dal filo di vento profumato che è lo Spirito Santo, nelle piccole cose della vita si incomincia a vedere oltre. “La terra è piena di paradiso e ogni roveto arde di Dio, ma solo colui che vede si toglie le scarpe. Gli altri gli siedono intorno e colgono mirtilli”.
Davvero particolare questa vicenda che ha toccato il cuore di cinque milioni di lettori solo in America, “a dimostrazione che le domande a cui questo romanzo vibrante e coraggioso tenta di dare risposta sono le grandi domande da sempre scolpite nel cuore di ognuno di noi”.
Ma manca qualcosa. La “vita in Dio” di Mack sembra un bell’episodio. Finisce, rimane il ricordo. Mack conserva quegli attimi e quelle parole e non può più prescindere da tutto quello che quel breve incontro ha cambiato nel suo cuore. Prima aveva un’inutile “stoica fede impersonale”, mentre adesso sa tante cose di sé, della vita e della morte, di un Dio che ama ciascuno come unico figlio, fino alla follia. Ma non basta sapere. Alla fine del libro rimane un senso di nostalgia o d’invidia. Viene voglia di dire: ma questo è un racconto e nessuno ha mai avuto l’onore di parlare con Dio. O fosse anche accaduto a un tale di nome Mack, beh, non è accaduto a me!!! Io dove lo incontro il mio Dio??? Dove posso vivere con Lui, posso abbracciarlo, nutrirmi ogni giorno del Suo amore?? ParlarGli come a un amico e preparare frittelle con Lui per il pranzo? Dove abita il mio Dio? Dove posso andare a trovarlo se ho bisogno di parlargli?? Mica posso andare a guardare ogni giorno nella buca delle lettere e sperare che mi dia un appuntamento…Certo, abita nel mio cuore, ma il mio cuore è fatto di carne e di sangue. Il mio cuore vede con gli occhi, tocca con le mani e mangia con la bocca. Chi ha scritto di Mack forse un poco di nostalgia e di tristezza addosso ce l’ha ancora, ne sono convinta. D’altronde è davvero una storia e qualcosa si può concedere a una finzione, inventata da chi, “protestando”, forse coglie solo un aspetto della vita e si perde la parte migliore. Per fortuna il Dio dei nostri padri l’ha studiato bene il modo per mandare telegrammi a tutti e la realtà è di gran lunga migliore di qualsiasi bella storia. Al punto che il telegramma di Dio può arrivare in anticipo. Dio arriva perfino a preservarci dalla Grande Tristezza perché vivere con Lui significa indossare in ogni occasione uno splendido abito nuziale. Dio ha scelto una donna per farsi ospitare: dentro di lei il Suo cuore di carne ha incominciato a battere e non ha finito più di farlo. A lei ha affidato i suoi amici, a cui ha donato se stesso e che ha reso il Suo corpo, non per modo di dire. I suoi amici hanno un cuore di carne che è sempre il Suo, perché si alimenta della Sua carne e del Suo sangue. La Vergine Maria e tutta la Chiesa della terra e del cielo rendono l’incontro con Dio qualcosa di così accessibile, quotidiano e concreto che l’esperienza di Mack al confronto sembra proprio povera e incompleta. Però Mack quel poco che Dio gli ha rivelato lo considera così prezioso e ne fa buon uso! Chissà perché noi del molto che ci è stato rivelato e ci è dato di sperimentare e gustare ogni giorno non ne comprendiamo l’infinita preziosità….Mio figlio Elia quando entra in Chiesa e vede il tabernacolo a forma di casetta con tanto di porta e chiave, mi dice: mamma, perché non suoni il campanello così Gesù “panino” esce?? Entriamo nella casa di Dio e Lui ci accoglie come è successo a Mack solo una volta nella vita: “la grazia del Signore nostro Gesù Cristo, l'amore di Dio Padre e la comunione dello Spirito Santo sia con tutti voi” parole di un Dio che vive davvero “in costante, palpitante attesa” di incontrarci. Poi arriva l’abbraccio concreto dell’Eucarestia e ogni possibile traccia di tristezza si dissolve. Per Mack, “la voce di Dio si è fatta carta” una volta, ma in realtà si fa carta in continuazione e la Sua parola mi ama oggi, adesso. E basta dare un po’ di tempo a Lui e ai suoi amici, che Lui con pazienza ti spiega davvero tutto quanto, come ha fatto con Mack. Così la “gioia vera” che alla fine del libro l’autore augura al lettore incomincia a segnare le giornate, abbracciate da una Presenza dolce, reale, costante. Una bella routine, da vivere nel “rifugio” dell’Eucarestia e della Chiesa.
(Dialoghi Carmelitani)





