Una meravigliosa maniera di condividere il Carisma Carmelitano. Anche oltreoceano.
Incontrare il Mec navigando in Internet e capire al volo che è la proposta che si cercava per vivere il carmelo, laici e consacrati insieme, in America. Prendere l’aereo e raggiungere amici sconosciuti in vacanza a Piani di Luzza per capire meglio incontrando dal vivo…è la sorprendente avventura di Fra Solomon del Massachusetts, che intervistiamo per voi.
Dialoghi: Ti puoi presentare brevemente?
Mi chiamo Fra Solomon Benedict CTC e sono un membro della Comunità dei Carmelitani Teresiani di Worcester, Massachusetts, Stati Uniti d’America. Sono Direttore delle vocazioni e Coordinatore Progetti della mia Comunità. Nella mia Comunità ci sono due Frati, due Suore e 38 Laici.
Dialoghi: Come sei arrivato a conoscere l’esistenza del MEC? Che cosa stavi cercando? Che cos’ hai trovato?
Per mesi sono stato alla ricerca di una nuova e meravigliosa maniera di condividere il Carisma Carmelitano con i molti Laici che partecipano alla nostra Comunità, fortemente assetati di spiritualità per la loro vita. Ho pregato e ho cercato. Ho inserito “Carmelite Movements” in un motore di ricerca Internet e uno dei risultati è stata la pagina web del MEC di Lincoln nel Nebraska. L’ho aperta e ho letto che cosa è il MEC. Immediatamente mi sono sentito attratto verso lo spirito e gli scopi del MEC e verso gli scritti di Padre Antonio Maria Sicari. Con grande emozione ho detto a me stesso: “questo è esattamente ciò di cui i miei amici laici hanno bisogno per comprendere la spiritualità Carmelitana nel contesto moderno!”. I battezzati hanno bisogno di questo dono più che mai. E allora sono entrato in contatto con il MEC attraverso Dennis Drudik, responsabile della Comunità di Lincoln, nel Nebraska.
Dialoghi: C’è qualcosa che avete in comune con l'esperienza del Mec?
La prima cosa che credo di avere in comune con il MEC è la chiamata universale di tutti i battezzati a realizzare il massimo della vita interiore e della santità attraverso il dono del Carisma Carmelitano. Ma poi anche la collaborazione tra i Frati e i Laici e le loro famiglie. E l’aspetto più attraente che abbiamo in comune è il vivere la Comunità. E’ attraverso essa che veniamo condotti alla salvezza e alla santità.
Dialoghi: Da chi è composta la vostra comunità, perchè è nata e come vivete?
La mia Comunità si compone di Frati, Suore e Laici. I Frati e le Suore pregano, mangiano, fanno ricreazione e lavorano insieme. Le celle dei fratelli e delle sorelle stanno in due differenti edifici. La nostra Comunità Carmelitana iniziò sulla scia del Concilio Vaticano Secondo che sottolineò l’universale chiamata alla santità. Nel 1971 un gruppo di uomini e donne di diversa età cominciò a incontrarsi regolarmente per pregare e per apprendere la dimensione contemplativa della Chiesa, specialmente l’eredità spirituale della tradizione carmelitana arricchita dal patrimonio spirituale di Santa Teresa d’Avila e di San Giovanni della Croce.
Due anni dopo alcuni membri del gruppo di preghiera carmelitano desiderò vivere una vita comunitaria secondo la tradizione Carmelitana e abbracciare i voti di povertà, castità e obbedienza. Mentre nell’Ordine Carmelitano ci sono frati, monache e laici che vivono in maniera separata gli uni dagli altri, essi credevano invece che Dio li stesse chiamando a una nuova forma di vita consacrata nella quale fratelli, sorelle e laici vivono una vita comunitaria comune. A quel tempo il Vescovo della Diocesi eresse canonicamente la nostra residenza a Casa di Preghiera; noi le demmo il nome di DOMUS MARIAE, cioè Casa di Maria.
Nel 1989 la comunità presentò il suo desiderio di essere una nuova Comunità Carmelitana al Provinciale per l’America Orientale dell’Ordine dei Carmelitani Scalzi. Egli fu molto aperto e recettivo verso la nostra nascente comunità. Il 15 Aprile 1989 la nostra Comunità ricevette la visita del Provinciale e del Definitore Generale dei Carmelitani Scalzi. Entrambi rimasero “contenti di osservare che la spiritualità Carmelitana e il nostro modo di vivere si erano integrati in modo autentico”. Il Definitore Generale ci disse che “eravamo veri Carmelitani e che meritavamo di venire affiliati all’Ordine dei Carmelitani Scalzi”.
Nel Settembre del 1989 il Provinciale dei Carmelitani Scalzi designò un frate della sua Provincia come Direttore per la Formazione e rappresentante l’Ordine per la nostra Comunità. In questo periodo la nostra comunità approfondì la sua identità Carmelitana e rafforzò i suoi legami con l’Ordine-padre.
Nel 1995 siamo stati riconosciuti come Associazione Privata di Fedeli dal Vescovo della Diocesi di Worcester.
Il 18 Settembre 1997, dopo un periodo di buona formazione e preparazione, il Superiore Generale dei Carmelitani Scalzi aggregò la nostra associazione all’Ordine dei Carmelitani Scalzi, rendendoci parte della Famiglia dei Carmelitani Scalzi! Fummo pieni di gratitudine e di immensa gioia.
I fratelli e le sorelle consacrati vivono ciò che noi chiamiamo la “Traccia di vita Teresiana”; si tratta di un libro della vita per coloro che vivono in comunità e hanno abbracciato i Consigli Evangelici. La nostra vita è fatta di preghiera, liturgia, vita comunitaria e servizio ministeriale.
I membri laici della comunità sono parte della comunità stessa tanto quanto i consacrati, ma vivono nelle loro case, lavorano nella società secolare e portano il nostro particolare carisma Carmelitano dentro la vita e gli ambienti di tutti i giorni.
È l’ideale teresiano della sinergia tra uomini e donne consacrati che ispira la nostra vita di comunione. La Comunità manifesta e porta a perfezione la natura (donata da Dio) diversa e complementare di donne e uomini al servizio del Vangelo. In un tempo in cui la nostra società è sempre più minacciata dalla polarizzazione tra i sessi e dall’egoistico innalzamento della volontà individuale come bene supremo, la nostra Comunità offre una radicale testimonianza di famiglia che si auto-sacrifica, di unità: “guarda come si amano gli uni gli altri”, di servizio: “guarda come sono al servizio gli uni gli altri”, di preghiera: “guarda come pregano Dio”. Questi tre aspetti della testimonianza comunitaria, profondamente connessi ai voti di povertà, castità e obbedienza, richiedono un profondo impegno verso lo spirito e la tradizione del Carmelo. In questo modo, noi incarniamo la dimensione profetica del Carmelo, oltre che l’impeto missionario di Santa Teresa, che cerca di contemplare la parola di Dio e di proclamarla al mondo. La vocazione della Comunità non è nient’altro che una chiamata ad essere popolo di Dio aspirando alla vita Trinitaria e scegliendo tutto, come Santa Teresa del Bambino Gesù, allo scopo di essere “l’amore nel cuore della Chiesa”. La nostra unione con Dio attraverso la preghiera e la vita di una comunità evangelica aiuta a costruire relazioni che favoriscono la comunione di tutto il popolo di Dio. (Dall’Introduzione alle Costituzioni dei Carmelitani Teresiani).
Dialoghi: Quali sono i vostri rapporti con la chiesa ufficiale?
Il nostro rapporto con la Chiesa prima di tutto è dato dal nostro battesimo; attraverso il nostro battesimo siamo nati nella famiglia di Dio che è la Chiesa. La nostra comunità si occupa di una molteplicità di servizi nella Diocesi. Lo specifico carisma del Carmelo Teresiano, che condusse alla fondazione della nostra comunità, mescola contemplazione e lavoro apostolico in amoroso servizio alla Chiesa. In qualunque lavoro ci sia stato affidato, noi diamo la priorità a quel particolare apostolato che sgorga dal nostro carisma carmelitano e che consiste nel promuovere una più profonda vita spirituale in coloro tra i quali e per i quali lavoriamo, soprattutto con la preghiera e l’esempio.
Dialoghi: Gli Americani sembrano molto pragmatici e indaffarati: credi che il carisma Carmelitano possa interessarli?
Proprio perché l’America è una società così pragmatica e indaffarata, gli americani trovano il vuoto dentro se stessi. Questo genera nella gente una forte domanda di compimento e di felicità ultima. Molti americani, sfortunatamente, non sanno che si tratta di una ricerca spirituale; e così cercano di riempire la loro vita con la ricchezza, il successo e il piacere. Alla fine non trovano che il vuoto. Io credo che questo sia il punto dove la spiritualità carmelitana può diventare una sorgente di proposta per la soluzione al problema degli americani del giorno d’oggi. Molti laici si avvicinano al Carmelo perché cercano di rispondere a queste domande. È con l’incontro con la nostra comunità e per il modo in cui noi viviamo il carisma carmelitano che essi trovano una sorgente di ragioni e salvezza per la loro vita frenetica e caotica.
Dialoghi: Che impressione hai avuto della nostra amicizia così come l’hai potuta conoscere questa estate alle vacanze internazionali di Piani di Luzza?
Le vacanze internazionali del MEC appena trascorse sono state per me una fonte di ispirazione e di più profonda esperienza di comunità. Sono rimasto toccato molto profondamente dall’amore e dall’aiuto degli amici del MEC. Mi viene in mente il salmo che dice: “come è bello che i fratelli si amano in unità”. Questa unità tra i membri del MEC dimostra che tutte le divisioni umane possono essere superate dall’amore di Cristo. Io non parlo bene l’italiano, così quando ero là ho imparato ed esperimentato il linguaggio del cuore, che è amore; e questo linguaggio universale ha spezzato tutte le barriere. Non penso che ci sia spazio abbastanza in questo articolo per farci stare tutto quello che ho provato, ma una cosa che posso dire è che il MEC è una vera Famiglia Carmelitana e che coloro che lo incontrano non possono fare a meno di essere trascinati dentro a questa amorevole comunione. Ho letto alcuni testi di Padre Antonio, ma infine ho potuto vedere quelle parole nella pratica; incarnate, in un certo senso, dai membri del MEC che erano presenti a Piani di Luzza. Come Maria nostra madre io dovrò meditare nel mio cuore tutte quelle impressioni e tutti quei ricordi.
Dialoghi Carmelitani, dicembre 2007





