
di P. Aldino CAZZAGO ocd
L’esperienza monastica di frère Roger deve essere valutata anche per un altro fattore non sempre noto. Da Calvino e Lutero e nelle chiese che da loro hanno preso avvio, la vita religiosa e monastica è sempre stata valutata molto negativamente. Dando forma alla esperienza di vita comunitaria di Taizé, frère Roger ha avuto il coraggio di andare contro questa plurisecolare tradizione della sua chiesa. Oggi, anche in ambito protestante, la vita monastica gode di nuova e migliore considerazione.
Da uomo di grande cultura teologica, frère Roger conosceva la vita e la dottrina di Santa Teresa d’Avila. In occasione del IV centenario dell’avvio della riforma carmelitana, iniziata da Teresa d’Avila nel 1562, con una lettera indirizzata alla Priora del monastero di San Giuseppe ad Avila (riprodotta qui di seguito), il primo fondato da Santa Teresa, egli volle manifestare tutta la sua gioia e quella della sua comunità per l’importante ricorrenza. In essa manifestava il suo desiderio di ringraziare Dio per quanto aveva attuato a partire da Teresa, per «ciò che voi [monache] siete state e per ciò che siete»; per i benefici che le discepole di Teresa d’Avila continuamente arrecano alla comunità di Taizé: «Grazie all’offerta delle vostre vite, che avete rinnovato giorno dopo giorno, ci trascinate a correre sulle orme stesse di Cristo». Il comune desiderio di rispondere alla chiamata di Dio rende i fratelli di Taizé particolarmente vicini alle figlie di Teresa e, nell’ottica di un lavoro per l’unità dei cristiani così cara alla loro storia, essi chiedono a Dio «la grazia dell’unità visibile di tutti in un’unica medesima Chiesa».
A metà del XVI secolo, pur nel chiuso del suo monastero, santa Teresa soffrì intensamente per le violenze che la Riforma protestante stava causando alla Chiesa cattolica del suo tempo (cfr. Vita, 32,6; 33,5; Cammino di Perfezione, 1,2-5; 3,1). Quattrocento anni dopo quei fatti, l’esperienza di vita religiosa di Taizé, sorta all’interno di quella stessa tradizione, accoglieva con gioia la storia di grazia nata dalla santa di Avila.
(Tratto da Dialoghi Carmelitani)
Taizé-Comunità, 16 agosto 1962
Mia Reverenda Madre,
in occasione del quarto centenario della vostra fondazione che celebrerete tra breve, ci tengo a assicurarvi la nostra preghiera di intercessione per voi e l’azione di grazie a Dio per la vostra esistenza in seno alla Chiesa.
Quando si vive l’evento di un fondazione – come sta accadendo a noi stessi in questo momento – è piacevole volgere lo sguardo alla tradizione e lasciarci arricchire dai suoi tesori.
Chiamati anche noi, come voi, a vivere gli impegni della vita cenobitica, vi siamo riconoscenti di essere restate fedeli senza interruzione a voi stesse e a quelle che vi hanno precedute in questa grande chiamata che il Vangelo ci rivolge “ad abbandonare tutto e a ricevere già sulla terra il centuplo, insieme a persecuzioni”. Per testimonianza della vostra vita fraterna, tale che spesso ha fatto esclamare: “Guardate come si amano!”; per la vostra obbedienza che si manifesta nelle piccole fedeltà di ogni giorno; per la continuità della vostra lode attraverso i secoli; per i tanti valori salvaguardati così a lungo, voi siete per noi un sostegno e una speranza. Grazie all’offerta delle vostre vite, che voi avete rinnovato giorno dopo giorno, ci trascinate a correre sulle orme stesse di Cristo.
A chi rinuncia a formare quaggiù una famiglia secondo la carne, Dio dona una tale grandezza di cuore e di spirito da renderlo capace di amare l’intera famiglia umana e spirituale. Chi, a causa di Cristo e del Vangelo, tiene le braccia aperte a tutti, senza escludere nessuno, chi non cerca di possedere gli altri per sé stesso, costui è capace di vivere le esigenze vere della cattolicità e perciò di comprendere tutte le situazioni dell’uomo. Chi, nella sua ricerca di Dio, si vuole “l’uomo di un solo amore”, può assicurare una presenza del Cristo, unito come è agli uomini che non possono credere.
Chi è preso dallo scoraggiamento tenga conto di ciò: oggi più che mai la vita cenobitica - se si lascia impregnare dalla linfa che le è propria, se si riempie della freschezza della vita fraterna che la caratterizza -, diventa per la Chiesa e per il mondo un lievito potente in grado di spostare montagne di indifferenza, e offre agli uomini quel dono insostituibile che consiste nel rendere presente Cristo. Se, invece, il mondo – attraversato dalle grandi corrente della Storia contemporanea – , fa irruzione nell’intimo di noi stessi; se la vocazione monastica – sottoposta com’è alle forti tensioni e fascinazioni dell’oggi -, è più che mai a rischio: proprio per questo l’appello di Cristo si fa più urgente.
Per tutto ciò che voi siete, voi, le sorelle di Santa Teresa d’Avila, noi cantiamo la gioia della nostra comune vocazione a Dio il Padre, a suo Figlio Gesù Cristo, allo Spirito Santo, e, attraverso l’offerta delle nostre vite, domandiamo loro la grazia dell’unità visibile di tutti in un’unica medesima Chiesa.
Uniti a voi nella gioiosa comunione di tutti i santi – testimoni di Cristo – , con la speranza che poco a poco Egli trasformi ciò che in noi si oppone a questa vocazione, vi esprimiamo la nostra gratitudine per ciò che siete state e per ciò che siete.
Roger Schutz, Priore di Taizé
(Acta Ordinis Carmelitarum Discalceatorum, 7 (1962) 287-288)






