Un breve resoconto sull’interessante proposta avanzata dal “Forum delle Associazioni famigliari”, in occasione della Conferenza Nazionale delle Famiglie, tenutasi a Milano dall’8 al 10 novembre 2010.

di Eugenio BRENTARI

“Generazione 750 euro

Più di una famiglia su tre ormai non è in grado di far fronte a una spesa imprevista di 750 euro. Siamo poveri, sempre più poveri. Anche se l’ultimo rapporto dell’Istat dice che non è proprio così, che in fondo la situazione è la stessa di quella dell’anno scorso, la vita quotidiana ci rivela disagi sempre più evidenti”. Così esordiva alcune settimane fa un articolo della redazione de Il Denaro.it.
In effetti la relazione fornita dall’Istat sulla Povertà in Italia nel 2009 (uscita a metà 2010) non lascia molte speranze: 1.162 mila famiglie (il 4,7 % delle famiglie residenti) sono risultate in condizione di povertà assoluta per un totale di 3 milioni e 74 mila individui (il 5,2 % dell’intera popolazione). Sia la povertà relativa, sia quella assoluta, sono risultate sostanzialmente stabili rispetto al 2008. Secondo l’Istat la povertà non è cresciuta nell’anno della crisi perché l’80 % del calo dell’occupazione ha colpito i giovani in particolare quelli che vivono nella famiglia di origine. E gli effetti della difficile congiuntura sono stati mitigati da due ammortizzatori sociali fondamentali: la famiglia, che ha protetto i giovani che avevano perso l’occupazione, e la cassa integrazione guadagni, che ha protetto i genitori (i più presenti tra i cassaintegrati) dalla perdita del lavoro (http://www.istat.it/salastampa/comunicati/in_calendario/povita/20100715_00/).
Il 45 per cento della ricchezza complessiva è in mano al 10 % delle famiglie, mentre la metà del totale delle famiglie italiane – quelle a basso reddito – detiene solo il 10 %. Il 3,2 % delle famiglie è caratterizzata da “ricchezza netta negativa”, in altre parole i debiti superano la ricchezza.
La povertà minorile è più diffusa rispetto a quella degli anziani. In Italia quasi un bambino su cinque, infatti, è povero. Il 17 % dei minori, pari a un milione e 756 mila bambini, vive in condizioni di grande e grave disagio, soprattutto nel meridione d’Italia, dove si registra il 70 % del totale (pari a un milione e 179 mila).
Il 6,3 % dei bambini italiani (pari a 649 mila minori, 401 mila dei quali concentrati al sud) è in condizioni di povertà assoluta (dunque nell’incapacità di accedere a quei beni considerati essenziali per una vita dignitosa) e rappresenta un quinto di tutti i poveri assoluti del nostro paese. Se si guarda alle famiglie con tre o più figli, tale percentuale sale al 9,2 %, ed è in costante aumento nel meridione dove, nel 2009 è arrivata a toccare il 30%.

 


Una proposta: il fattore famiglia

Questi numeri ammettono pochi commenti. Chiedono solamente fantasia e capacità operativa. Come quella del Forum delle Associazioni Familiari che, in occasione della Conferenza Nazionale delle Famiglie tenutasi a Milano dall’8 al 10 novembre 2010, ha proposto il fattore famiglia, mettendo in soffitta una volta per tutte il quoziente familiare, (oggetto in Italia di numerose critiche ma che viene impiegato da anni in Francia, affiancato da un’elevata spesa per servizi che da noi manca!).
“Perché è una novità e non semplicemente un cambio di etichetta? Perché, al di là delle modalità specifiche d’implementazione, diversamente dal quoziente familiare non è una modalità di tassazione del reddito su base famigliare, in cui cioè l’unità impositiva è la famiglia nel suo complesso e la base imponibile è il reddito cumulato dei soggetti che la compongono, bensì su base individuale, come il sistema attualmente in vigore” (Casarico, Il Sole 24 ore, 11 novembre 2010).
Cos’è il fattore famiglia? Una cosa molto semplice: è l’individuazione di una area non tassabile (no tax area) dei redditi più bassi (quelli soggetti a tassazione con aliquote più basse).
Questa no tax area è commisurata al numero di componenti fiscalmente a carico per ridisegnare un fisco più a misura di famiglie.
Il fattore famiglia modificherebbe l’attuale sistema facendo sì che a parità di reddito, una famiglia con tre figli paghi meno tasse rispetto a una famiglia che non ha figli. A differenza del quoziente, il fattore famiglia non ha conseguenze redistributive indesiderate e permette una generale agevolazione per le famiglie con carichi di cura, che comprendono coniuge a carico, figli a carico, anziani non autosufficienti, disabilità, vedovanza, monogenitorialità, … fino a tener conto della natura del reddito percepito (dipendente o autonomo, da lavoro o da rendite).
Dal punto di vista tecnico il fattore famiglia si basa sui seguenti elementi:
●    introduce una no tax area familiare determinata dai costi di mantenimento e accrescimento dei singoli componenti del nucleo familiare; più persone sono presenti nel nucleo, maggiore sarà il reddito non sottoposto a tassazione;
●    la no tax area si calcola moltiplicando il costo di mantenimento e di accrescimento per ciascun componente il nucleo familiare per un coefficiente dedotto da una scala di equivalenza definita dal numero dei componenti e dalle problematiche del nucleo familiare;
●    adotta il criterio della quota fissa: la quota di reddito sarà esente dalla tassazione dell’aliquota più bassa (oggi il 23%). In tal modo si garantisce equità di vantaggio tra redditi bassi, medi e alti;
●    adotta criteri oggettivi e aggiornabili anno per anno per misurare la no tax area: in particolare adotta la soglia di povertà misurata dall’Istat annualmente (nel 2010 era circa 7.000 euro per persona sola);
●    usa un “coefficiente familiare” progressivo rispetto al numero di figli: in altre parole il peso dei figli viene adeguatamente riconosciuto;
●    fissa il reddito familiare a livello nazionale e offre al federalismo fiscale una misura della ricchezza familiare che assicura parità di trattamento a livello nazionale e possibilità di intervento differenziato tra Regioni e negli enti locali.
La proposta, tra le altre cose, prevede anche il trattamento delle persone incapienti, cioè coloro la cui no tax area sia superiore al reddito, che dovrebbero vedersi restituire la differenza sotto forma di credito d’imposta.


Consensi e costi del fattore famiglia

La proposta fatta alla Conferenza Nazionale delle Famiglie ha suscitato ampio interesse. Molte forze politiche (di ogni colore) e gran parte delle rappresentanze sindacali hanno contattato i proponenti (in primis, Roberto Bolzonaro, vicepresidente del Forum delle Associazioni Familiari e relatore al Convegno www.forumfamiglie.org/allegati/documento_485.pdf). Ovviamente grande accoglienza ha ricevuto anche in tutti quegli enti e associazioni che si occupano di famiglie. La filosofia di fondo della proposta del fattore famiglia è assai condivisa come si può osservare sfogliando le diverse pagine internet ad essa dedicate.
Da una prima stima, l’introduzione di un sistema fiscale basato sul fattore famiglia «costerebbe 16 miliardi, leggermente in più del quoziente familiare, ma avrebbe il vantaggio di poter essere introdotta gradualmente» come ha dichiarato Pierpaolo Donati, direttore scientifico dell'Osservatorio nazionale sulla famiglia che, intervistato in passato da Dialoghi, l’8 aprile prossimo sarà ospite del MEC a Brescia.
Tale spesa potrebbe venire compensata dalla riduzione o eliminazione di alcune forme di detrazione fiscale.


Per saperne di più

Sulle pagine internet del Forum delle Associazioni familiari è possibile reperire materiale relativo alla proposta del fattore famiglia www.forumfamiglie.org/tema/Fisco/allegati/documento_467.pdf.
Inoltre sul sito di Famiglia Cristiana http://www.famigliacristiana.it/fattorefamiglia.aspx è possibile fare una simulazione sul proprio reddito e sulla propria condizione familiare.
Per avere delucidazioni sull’argomento si può scrivere direttamente al Forum delle Associazioni Familiari all’indirizzo e-mail Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

(Tratto da Dialoghi Carmelitani, Aprile 2011)

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