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Estetica ed etica nell’educazione dei giovani
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La vita familiare e l’etica del dono
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La vita familiare e l’etica del dono

La vita di famiglia in primis può diventare ambito di autentica educazione morale se i coniugi scelgono di vivere il loro matrimonio come realtà etica in senso eminente. Il patto coniugale è fondato sulla scelta di essere definiti dalla cura benevolente perché l’altro, accolto - corpo e spirito - nella sua alterità irriducibile, possa fiorire. Scegliere allora di essere compagno/compagna «di destino» aiuta a formare la coscienza della propria esistenza come dotata di un senso, di una «destinazione» buona e desiderabile.
Ma realtà etica in senso eminente è chiamata ad essere la genitura: essa può esser fondata solo sulla stessa scelta di benevolenza e di cura perché altre persone pervengano ad una vita ben riuscita. L’altro/gli altri sono i figli che chiedono di essere accolti - nel corpo e nell’anima - assumendo il radicale carattere di invio e di appello che costituisce il loro avvento, con l’inizio della vita, nell’essere. La responsabilità del loro destino dona un senso buono e desiderabile al patto genitoriale.
In ragione del patto coniugale e di quello genitoriale la vita di famiglia diventa, per i figli ma non meno per i genitori, spazio e tempo esistenziale di formazione del senso originario delle parole strutturali del vocabolario essenziale di ogni persona. Esse formano delle evidenze elementari, coincidenti con la prospettiva originale aperta sul reale, l’universo personale nel quale di fatto ciascuno dimora. La scelta di non vivere più per se stessi, come individui e isole, ma per la cura e la benevolenza, per la fioritura della vita di altre persone, forma quel senso e quelle evidenze: nell’atto stesso in cui dispone a dimorare eticamente nel mondo.
La vigilanza e il lavoro educativo dei coniugi, in quanto coniugi e in quanto genitori, può/deve trasformarla in una vera e propria «microcomunità etica», dove ogni legame può diventare innanzitutto parentela elettiva; e la famiglia viene a costituire nella struttura personale di ognuno dei suoi membri un esistenziale. La generazione di cui è questione nella microcomunità familiare coincide infatti con l’avvenimento stesso della persona; ora, la famiglia, in modo specifico e affatto caratteristico, è chiamata, attraverso le relazioni che istituisce, a formare, custodire e trasmettere nella persona un sentimento autenticamente etico dell’essere e dell’esistenza.
Anzi, si potrebbe dire che l’educazione morale nella famiglia consista originariamente in una formazione «ortopatica»: denoto con questa dizione il «retto sentire», generato dall’innesto dell’istanza etica veritativa e spirituale della cura benevolente nel desiderio spontaneo di ogni soggetto di vivere e di vivere in pienezza. Non ci sarà mai, naturalmente, nessuna formazione adeguata del sentimento, se la famiglia non diviene atmosfera etica o «clima empatico». L’essere conosciuti e amati - corpo e anima - in ciò che siamo e in ciò che possiamo essere è alla radice della personale capacità di conoscere ed amare; e permanendo nello sguardo aperto sul mondo dall’altro, si attiva una disposizione abituale a conoscersi e a scegliersi.
La virtù dell’educazione consiste forse nell’acquisto di questo speciale insight che proporrei di chiamare interiorità personale oggettiva: ci consente di vederci e di sceglierci attraverso il nostro esser visti da chi ci conosce e ci ama nel modo della predilezione.

(Dialoghi Carmelitani, Settembre 2009)



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