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Estetica ed etica nell’educazione dei giovani
La sorte dell’educazione
Estetica ed etica
La vita familiare e l’etica del dono
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La sorte dell’educazione

Riportando tutto nella prospettiva della pedagogia: che ne è, con questi «giovani del nuovo secolo», dell’educazione? Nei diversi ambiti, a dispetto delle buone intenzioni degli adulti, l’azione educativa che non arrivi ad attivare l’istanza etica delle persone e non si innesti in essa, è quasi condannata a restare, nel migliore dei casi, istruzione tecnica: produzione di performance tecnicamente ben costrutte e riuscite. Non può essere forse diversamente: il soggetto dell’azione educativa è, in senso proprio e adeguato, il giovane che, all’interno di una relazione interpersonale empatica, è messo nella condizione di poter trovare e scegliere qualche aspetto almeno del suo autentico poter essere. Ora, se ogni ricerca è da lui intesa e vissuta solo come esplorazione di possibilità, senza altra tensione etica, dell’educazione per lui probabilmente non ne è mai niente: si resta confinati sempre in una fase preliminare del lavoro e della crescita educativa, condizione certo necessaria ma non sufficiente.
Questo specifico difetto di educazione è forse causa e, nello stesso tempo, effetto dell’atteggiamento esistenziale prevalente; possiamo qualificarlo semplicemente come educazione morale distorta. Ed è interessante notare come la prima conseguenza di questa distorsione (quando non è mancanza completa) sia il tendenziale smarrimento, nel giovane, del senso stesso dell’essere e dell’universo personale. Ci si percepisce piuttosto come semplici individui segnati da un’inerziale tensione a ricercare un’«autorealizzazione», che significa quasi esclusivamente vivere «per conto proprio»; ci si preoccupa, per lo più d’accumulare «esperienze» o spesso forse solo d’incrementare la personale quantità di «contenuti tecnologici». Probabilmente è da ricercare qui la radice della scelta a vivere da single, anche quando si è sposati o ci si trova ancora in famiglia.
Si deve aggiungere, nella prospettiva degli studi sociologici, che la percezione di sé come individui impegnati per lo più in un processo d’intensificazione della propria esistenza singolare è l’esito di una progressiva perdita del senso di un’etica comunitaria. In effetti, la «soggettivizzazione delle norme» e l’«accresciuta sfiducia nell’altro» - di cui si parla nei citati Rapporti sulla condizione giovanile in Italia - così come la «prevalenza dei canali a doppia moralità» e la stessa «debolezza delle intenzionalità»: sono tutti fenomeni che dicono di soggetti non più definiti dall’esser parte vivente di comunità viventi.
Tanto i genitori quanto gli insegnanti, con un minimo di preoccupazione educativa, registrano un certo fallimento, con la riconosciuta incapacità a trasmettere una vita e una tradizione storica. È un altro aspetto del deficit di educazione morale: i giovani sembrano segnati in prevalenza da una «coscienza puntuativa»: proiettati solo nel presente, senza memoria senza speranza. Si eclissano, anche in ragione di ciò, i valori e i modelli di riferimento forti; per poi, talvolta, riaffiorare - quasi relitti - come lettere morte. Forse è sbagliato dire che la crisi epocale in cui siamo coinvolti «cancelli tutti i valori»; questi, a ben vedere, subiscono una radicale trans-mutazione di senso in un generale processo di indebolimento che li porta a divenire piuttosto, da «grandi», valori «piccoli-piccoli».



Ritratti di Santi - Itinerario Quaresimale 2011

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